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domenica 21 novembre 2010

I CACCIATORI DI ANIME

Si erano radunati e stavano parlando. Il grande incontro stava per incominciare. Tra poche ore quella contrada si sarebbe riempita di migliaia di persone che avrebbero ascoltato i loro discorsi.

La zona, un grande spiazzo erboso, con in lontananza la veduta dei paesi collinari, avrebbe favorito il raduno. La giornata era un po’ fredda, ma il tempo si prometteva buono.

Avevano incominciato a parlare, per programmare meglio gli interventi. Il loro era un colloquio calmo, sereno, e non sembravano per nulla preoccupati della grande folla che si preannunciava e che avrebbe calcato di lì a poco quegli spiazzi.

Se qualcuno li avesse osservati con attenzione in quei momenti, avrebbe potuto tranquillamente paragonarli a dei cacciatori che si apprestano, in una battuta di caccia, ad organizzarsi per meglio attaccare la futura preda. Oppure a quei cacciatori di taglie che ci appaiono nei film western, così tranquilli nel momento di tendere la trappola.

Però, forse, guardandoli meglio, avrebbe potuto paragonarli più facilmente a dei profeti. Come se dei profeti si riunissero in un congresso.

Cominciò ad arrivare la manovalanza. Erano poche decine di persone, con stendardi, gagliardetti e molti con varie cose.

Ognuno dei profeti cominciò a dare pochi e precisi comandi.

Bisognava che la gente fosse preparata bene, che per ogni discorso ci fossero i dovuti interventi, applausi, slogan.

La manovalanza ebbe precise disposizioni ; per gli applausi che dovevano essere incoraggiati ogni volta che si pronunciava la parola chiave “libertà” oppure la parola “vincere”.

Per gli slogan, che erano due, e che dovevano servire per riempire gli intervalli o le pause dei discorsi. Per gli interventi, in quanto avrebbero dovuto favorire degli interventi già preparati e che già si conoscevano e scoraggiare in ogni modo altri interventi che potessero provocare difficoltà o sconcerto e che lasciassero adito a dubbi.

E arrivò la folla. Piano piano arrivarono i pullman, le macchine. In poco tempo la calca era pronta, con gli striscioni, i gagliardetti, i cori che si ripetevano, gli slogan che cominciavano ad essere ritmati.

L’altoparlante annunciò il primo discorso. E il primo profeta si avvicinò al microfono e cominciò a parlare alla folla.

Si fece subito silenzio e le prime parole cominciarono a scorrere lente, poi man mano più veloci, sulla folla che sembrava in attesa. Ed ecco improvviso un applauso scrosciante ruppe quel silenzio, e si levò uno slogan cantato ritmicamente.

Riprese il silenzio ; ma si era rotto il ghiaccio ed un secondo coro proruppe subito dopo un fragoroso applauso. La folla si stava scaldando. I leader sul palco sorridevano, perché sentivano di avere la piazza ormai in mano loro.

E la loro era una sensazione ormai rassicurata, perché la folla è una cosa difficile, ma certo ci si può rendere conto dei suoi umori e di quanto possa essere indirizzata. E sentire quei cori, quei ritmi, dava certo sicurezza. Ma bisognava restare molto vigili ; perché la folla è un animale strano, e tutto può cambiare in un attimo, anche per un semplice errore.

Ma loro, pur restando molto vigili e tesi, avevano la sensazione di stare per prendere la preda. E la preda dava tutti i segnali di volersi far prendere. I lacci erano stati preparati a dovere, e bisognava solo indirizzare la preda verso la trappola, e sarebbe stato un gioco da ragazzi catturarla.

E così lavoravano i cacciatori di anime in quel pomeriggio di maggio. E la gente si sentiva sicura, nelle loro mani, ben organizzata ; e soprattutto lo stare insieme a tante altre persone, esaltarsi semplicemente con degli slogan, sentirsi un gruppo forte, questa era la sensazione che si diffondeva tra la folla.

I cuori si stavano scaldando. E i cervelli si stavano annebbiando. Una nuova sensazione di sicurezza stava prendendo quella folla, che pian piano poteva essere indirizzata facilmente verso qualunque direzione.

E arrivò sul palco l’ultimo profeta. Un boato lo accolse, lui, il capo indiscusso. Gli applausi travolgevano ogni frase del suo discorso. E il patto con il diavolo, a quel punto, poteva tranquillamente buttarlo lì.

La folla quasi non si accorse di quello che stava dicendo ; ma capì che ormai era la sua preda e non poteva più sfuggirgli.

L’anima di ognuno era ormai prigioniera, e misteriosi legami impedivano ad ogni individuo di pensare. Erano quasi incatenati e non ne avevano nessuna impressione. E quelle catene si facevano sempre più forti, e nessuno di loro immaginava che spezzarle era ormai quasi impossibile.

Quando il raduno finì, con un appuntamento preciso, si sentiva nell’aria una strana calma.

La folla si divise e lentamente si riavviò ai pullman e alle automobili. Ma ognuno sentiva la forza delle catene che lo avevano legato agli altri e che ora non aveva la forza di levarsi di dosso.

E i cacciatori di anime, tra i sorrisi, si salutarono. Avevano conquistato la folla, l’avevano avuta in pugno, ma sentivano con sicurezza di poterla avere ancora in pugno per molto tempo.

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