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domenica 21 novembre 2010

D I G N I T À

INTRODUZIONE

Dignità è una parola difficile.

Si afferma che uomini e donne hanno pari dignità per evidenziare che sono uguali di fronte alla legge e che sono parimenti titolari di diritti e di doveri, per cui non dovrebbe essere giustificata nessuna discriminazione in relazione alle differenze di sesso,di razza,di religione.

UGUAGLIANZA

Però questa affermazione, che si rifà e ricalca l’affermazione dell’ uguaglianza e del principio di uguaglianza e del valore uguaglianza, che è confermato nelle leggi fondamentali degli stati moderni, si va a porre spesso solamente in questa direzione, dell’affermazione dell’uguaglianza tra le persone, senza prendere in considerazione altri punti di vista.

VIVERE CON DIGNITA’

Un altro punto di vista per esempio è quello che prende in considerazione il cercare di vivere la propria vita con dignità, nonostante gli ostacoli, i problemi personali, i problemi del rapporto con gli altri, i problemi del lavoro, i problemi economici, i problemi del trovare il proprio equilibrio quando le difficoltà della vita spesso lo fanno traballare. Vivere con dignità potrebbe significare cercare sempre con forza di mantenersi degni della vita e di mantenere la vita degna di essere vissuta. Vivere con dignità significa anche forse guardare con coraggio dentro se stessi, riconoscere i propri limiti ed i propri difetti e cercare continuamente di migliorare, senza però scendere ad una visione pessimistica della propria esistenza, senza affermare solamente:”Io sono fatto così, non posso fare diversamente, dovete prendermi così come sono….” ecc. ecc. perché queste sono affermazioni o di rassegnazione rispetto a sé o di prepotenza verso gli altri, che dovrebbero sopportare una persona che non è disposta a nessun cambiamento del proprio comportamento, anche se spesso quella stessa persona esige molto dagli altri.

Con dignità si possono affrontare le difficoltà quotidiane e le fatiche che comportano, superando ostacoli che a volte sono in noi stessi e che spesso stanno nelle nostre difficoltà a confrontarci con noi e con gli altri senza problemi particolari.

GIUDIZIO DI DIGNITA’

Un altro punto di vista è quello del ritenere qualcun altro o sé stessi degno di qualche cosa. In questo caso la dignità diventa un giudizio che prende in considerazione spesso tanti aspetti della vita di una persona ma spesso, troppo spesso, è legata ad un giudizio che già abbiamo fatto del passato di questa persona, o di noi stessi, di una valutazione e forse di una condanna morale che abbiamo già deciso. Un giudizio già confezionato che a volte (e molte volte) può diventare un pregiudizio, per cui noi cerchiamo di evitare in ogni modo di confrontarci di nuovo con detta persona, o con noi stessi, perché abbiamo già formato il nostro giudizio e non vogliamo saperne di poterlo modificare. E se siamo giunti alla conclusione che taluno non è degno della nostra attenzione, difficilmente cambiamo parere e gliela concediamo, a meno che quella persona non riesca per sua personale capacità a catturarla.

DIGNTA’ E AMBIENTE

Un altro punto di vista può prendere in considerazione l’ambiente in cui si vive e se esso ci permette di vivere degnamente, talvolta si parla di ambiente decoroso, spesso di ambiente degradato,soprattutto nelle grandi città e nei luoghi in cui le influenze negative dell’ambiente in cui si vive vanno ad incidere sulla dignità delle persone e sulle difficoltà di mantenerla e di poter parlare di dignità, quando tutto intorno a noi viene vissuto con troppo rumore ed in mezzo ad un degrado che spesso non ti fa sentire il calore del sole e non ti fa vedere il colore del cielo, allora diventa difficile pensare alla dignità, diventa difficilissimo parlare di dignità.

Tuttavia, anche se è innegabile che l’ambiente in cui viviamo ha un’influenza enorme sulla qualità della nostra vita e sulla dignità del nostro modo di viverla, dobbiamo mantenere con forza la considerazione della grandezza del vivere, della grandezza del vivere con dignità, altrimenti saremo travolti da fatalismo e pessimismo.

DIGNITA’ E SPERANZE

Un altro punto di vista è la dignità delle nostre speranze, trovare sempre un posto dove coltivare le nostre speranze, non permettere a nulla o a nessuno di azzerare od annullare le nostre speranze, credere con fermezza che le nostre speranze non possono essere cancellate.

Ci potranno uccidere allora, ma le nostre speranze sopravvivranno a noi e si trasmetteranno.

Per questo dobbiamo lottare per esse, dobbiamo coltivarle, dobbiamo conservarle ben protette, per non cadere nella disperazione e per avere strade lontane dal pessimismo

DIGNITA’ RIFLESSIONE OBBLIGATA

Dignità è non cedere alle lusinghe di facili successi e fare con semplicità la propria parte, sapendo anche mettere in luce i meriti ed il valore degli altri, trovare il proprio posto a tavola senza fare rumore e senza pretendere un posto altrui.

È fare il proprio dovere nella società senza vantarsene e senza farlo ricadere poi su altri.

È difficile parlare di dignità, si rischia di parlare da soli, sembra che il discorso sia in contrasto con le parole più diffuse, interesse vantaggio guadagno.

Ma poi ad un certo punto non si può fare a meno di parlare di dignità, di giornate degne di essere vissute, di parole degne di essere pronunciate, di ruoli degni di essere ricoperti, di parti degne di interpretazione, di pagine degne di essere lette.

Ad un certo punto per tutti diventa obbligata una riflessione sulla dignità propria e dei propri cari.

DIGNITA’ E LIBERTA’

Dignità diventa in molti casi un’altra manifestazione della libertà.

Nella storia si è fatto uno stretto collegamento tra dignità e libertà, nel difendere la propria libertà e quella degli altri contro le angherie dei tiranni.

Il tiranno è il peggior nemico della libertà di una comunità, per affermarsi non si fa scrupolo di infrangere ogni legge e di rompere i rapporti tra i cittadini e la legge, i vincoli sociali, la socialità stessa.

La libertà è strettamente collegata alla socialità, e la socialità è possibile in base alla legge. La convivenza civile stessa trova fondamento nella legge.

Il tiranno interviene con il disprezzo della legge e crea immediatamente gravi difficoltà alla convivenza civile, perché la sua opera di devastazione della legge porta come conseguenza la caduta e la perdita della socialitas, cioè della propensione che noi abbiamo verso l’altro, che viene favorita da una regolare vigenza della legge e dal suo mantenere vigore.

Il tiranno spezza ogni legame sociale, rompe la legge e chiude i suoi sudditi nella prigione dell’isolamento e nelle paure ad esso collegate.

La libertà diviene allora una conquista ed insieme un obiettivo e la dignità sta nel riuscire a tenere salde le forze per lottare per riconquistare la propria libertà.

In questo senso si può parlare di uno stretto legame tra dignità e libertà.

Ma non è l’unico aspetto, quello del tiranno.

Ci sono altre forme di tirannia, rispetto alle quali diventa un obbligo morale cercare di opporsi e reclamare la propria libertà.

Ci sono tirannie di carattere economico e tirannie dei poteri economici, rispetto alle quali occorre lottare per non essere completamente schiacciati.

Insieme ci sono altre tirannie di poteri, di poteri forti che in un modo o nell’altro tendono a sottomettere individui e comunità per permettersi dei giochi di potere più facili.

Ci sono tirannie morali, laddove per imporsi si utilizzano strumenti morali per la comunità e gli individui, che sono legati tra loro e possono facilmente essere resi schiavi dalla morale dominante.

Il controllo sulla società può oggi forse più facilmente essere esercitato dal controllo dei mezzi di comunicazione di massa. E quanto noi oggi siamo condizionati nelle nostre scelte fino alle scelte morali dai mass-media è riscontrabile con estrema facilità.

La dignità diventa una risorsa da cui attingere un po’ di buona acqua per poterci mantenere in condizioni di resistere all’inquinamento delle varie fonti che ci propongono i più diversi comportamenti.

DIGNITA’ E RAZZISMO

Occorre tenere ferma la barra e rispondere con fermezza agli attacchi sempre pronti che vengono portati alla dignità delle persone da fenomeni di intolleranza, di xenofobia, di razzismo.

Il razzismo è lì, da sempre in agguato, pronto a fagocitarci tutti in discorsi sofisticati di superiorità razziali, su differenze e superiorità concepite sulla base di ipotesi sempre più particolari e stravaganti.

Il razzismo, che è stato alla base dei campi di sterminio e delle leggi razziali, è sempre pronto a rientrare nella società, magari nascondendosi dietro l’esigenza della sicurezza della società.

La facilità di conquistarsi le simpatie ed il consenso sulla base di sentimenti di discriminazione o meglio di presunte differenze e comunque di intolleranza e di costruire un obiettivo = un nemico inerme = comunque un nemico che attenta alla nostra sicurezza = un bersaglio sul quale far convergere tutte le forze dell’intolleranza.

Contro queste armi della persuasione che sono sempre pronte a far riemergere il razzismo che sta in agguato dentro ognuno di noi ed è pronto a tirar su la testa mi sembra che occorra sempre parlare della dignità della persona umana e del suo valore e della sua grandezza, tenendo conto del pericolo che si genera nella società se si lascia appena un poco campo libero al manifestarsi di fenomeni di intolleranza.

Il demonio del razzismo è sempre pronto a prenderci e a catturarci.

La riflessione sulla dignità della persona diventa una barriera contro la forza del razzismo e dell’intolleranza.

Non basta a mio pare promuovere la tolleranza. Occorre anche riflettere sulla dignità delle persone

DIGNITA’ E CULTURA

Occorre inoltre promuovere la dignità nella cultura, opponendoci al fenomeno della cultura al servizio dei più forti e che poi alla fine può diventare addirittura servile rispetto agli interessi dei più forti.

La cultura, averla al proprio servizio, è il sogno del sultano, ed oggi è forse più facile di ieri. La cultura scientifica e quella umanistica.

Anche perché una cultura libera favorisce un’espressione libera, mentre una cultura servile favorisce un’espressione servile.

Dobbiamo difendere con fermezza la dignità nella formazione della cultura e la dignità nell’espressione della cultura.

Nella formazione della cultura, dobbiamo guardare con attenzione allo spazio che viene dato ai fatti in generale e ai fatti denominati culturali o cosiddetti culturali.

La formazione della cultura è in rapporto stretto con l’informazione, con la genuinità dell’informazione, con la libertà dell’informazione.

Se l’informazione non è libera, essa viene in ogni modo deformata o manomessa, per essere utilizzata per finalità diverse : l’informazione può diventare una specie di altoparlante che si diffonde e trasmette il punto di vista di chi comanda sulle notizie.

Ed allora può iniziare una lotta sul modo di diffondere le notizie tra coloro che sostengono il punto di vista dei potenti di turno e coloro che si oppongono o tentano di sostenere altri punti di vista. Una lotta che può farsi estenuante con il passare del tempo; ad un certo punto occorre anche considerare che la lotta può essere finalizzata tra l’altro alla conquista di un pubblico maggiore di lettori o di telespettatori, ed allora le scelte sul campo vengono fatte via via rispetto al modo più utile di rappresentare l’informazione, di mettere la stessa più o meno in evidenza, di servirla al pubblico, di colorarla con particolari che colpiscono di più la fantasia dei lettori o telespettatori, di servirsi dell’informazione ai fini di una certa fazione politica.

L’informazione difficilmente può essere obiettiva e non di parte. Essa però può essere completamente contraria al reale svolgimento dei fatti ed alla esposizione sovrapponibile degli avvenimenti.

Il controllo e la possibilità di manipolare le informazioni o comunque di renderle al pubblico in modo da orientarlo verso determinati punti di vista è e rimane un oggetto ambito da chi detiene il petere e da chi lotta per conquistarlo.

L’influenza dell’informazione e del modo con cui la stessa viene data nella formazione della cultura è enorme e spiega perché il primo obiettivo dei regimi totalitari è l’informazione ed il controllo sulla stessa. E spiega perché in una qualunque organizzazione democratica comunque si cerchi di controllare l’informazione in modo da intervenire sulla formazione della cultura.

L’informazione può facilmente essere trasformata in propaganda, dell’informazione ci si può servire per diffondere determinate opinioni o comunque per catturare il consenso della maggioranza.

Guardando la formazione della cultura, occorre necessariamente fissare l’attenzione sia sull’istruzione e sull’insegnamento, sia sull’apprendimento.

Sull’istruzione, emerge subito un interrogativo. Dove va, verso dove è indirizzata l’istruzione? Le risposte possono essere molte e diverse. Si può, ad esempio, credere che sia il mercato, che dà i necessari orientamenti professionali, a dare la direzione. Altri credono sia la politica, con i suoi continui ondeggiamenti o sviluppi,ad indicare la strada. Altri ancora danno grande importanza a fatti e fenomeni culturali e per loro sono le esigenze culturali a dominare nell’istruzione. Per altri sono le esigenze pubbliche, per altri ancora sono gli interessi privati. A seconda dei punti di vista si può guardare all’istruzione ed in particolare all’insegnamento in maniera differente.

Se ad esempio consideriamo il mercato come fattore più importante e che determina l’indirizzo nella formazione culturale, allora possiamo pensare che la stessa sia diretta a conferire all’individuo competenze professionali tali da renderlo produttivamente occupabile. Cioè la formazione culturale può essere guardata prevalentemente in funzione della produzione e dell’occupazione.

Oppure prevalentemente in funzione degli interessi privati, dando maggiore attenzione ai singoli e alle più piccole formazioni sociali.

O invece guardando più agli interessi pubblici che sono tutelati nell’istruzione, che diventa pubblica istruzione.

O ancora considerando la cultura e l’espandersi della cultura ed il suo organizzarsi come un fatto necessario e come la direzione primaria cui deve tendere l’istruzione.

Diverse pertanto sono le teoria sull’istruzione.

Come diverse sono le teorie rispetto all’apprendimento, di cui si occupa la pedagogia.

Comunque, enorme è il panorama che ci si spalanca davanti nello sguardo rivolto alla formazione della cultura.

Parlare di dignità nella formazione della cultura diventa a mio parere una necessità.

Non si può sfuggire rispetto ad una riflessione sulla dignità per mantenere la libertà della cultura. Per evitare che si verifichino grandi manipolazioni della cultura. Per evitare che la cultura sia poi asservita agli interessi dei potenti. Per garantire alla cultura ed all’arte il loro spazio libero. Perché infine si realizzino concretamente le previsioni di tutela dell’art. 9 della nostra Costituzione; nel rispetto degli articoli 2 e 3 della stessa Costituzione.

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della Nazione” (articolo 9 Cost.)

nel rispetto di quanto segue:

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”(articolo 2 Cost.)

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.” (articolo 3 Cost.)

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