
PANTERA UNA GATTA NERA NERA
Pantera era una graziosa gattina, tutta nera, e viveva in una grande casa insieme ad una coppia di giovani sposi che la facevano entrare e le davano da mangiare. Ella si era affezionata a loro, li considerava i suoi padroni, anche se rimaneva una gattina selvatica, che viveva fuori della casa, prevalentemente nel giardino della stessa, avventurandosi molte volte nella strada, soprattutto in cerca di qualcosa di sfizioso da mangiare, considerando che lì vicino c’era un negozio di alimentari dove lei cercava di infilarsi e talvolta riusciva ad intrufolarsi ed a rubare qualcosa di buono.
Il fatto è che essendo tutta nera veniva fuori subito la prevenzione contro i gatti neri ed il fatto che gli uomini avevano delle superstizioni in merito, Pantera non se ne curava molto, però aveva capito che c’era questa diceria sui gatti neri, lei che cosa poteva farci del colore del suo pelo non poteva decidere nulla, c’erano delle altre gatte che le avevano consigliato di farsi tingere tutta, magari bianca e rossa, ma lei era contraria a queste forme di ostentazione del pelo, poi era una cosa molto costosa e per gatte chic e lei non era proprio il tipo. Lei era piccola, piccola, troppo piccola per queste cose. E peraltro le piaceva il suo colore e non si sognava minimamente di cambiarlo per delle sciocche superstizioni degli uomini. Si rendeva anche conto che il suo colore metteva paura al cane del vicino, che ogni tanto le rivolgeva qualche ringhio ma si guardava bene dall’attaccarla ed anche dal desiderare di farlo perché era preso da un misterioso timore. E spesso cominciava ad abbaiarle contro, poi la guardava e smetteva con uno strano lamento che sembrava un’imprecazione.
Passava la sua giornata in mezzo all’erba piuttosto alta del giardino, le piaceva correre appresso alle farfalle ma non le riusciva mai di acchiapparne una, dava la caccia ai vermi, di topi non c’era sentore, dicevano che erano andati via tutti insieme ed ogni tanto si faceva vedere dal cane del vicino e quello disperato cominciava ad abbaiare ma senza speranza alcuna.
Un giorno venne un amico della coppia, era un tipo simpatico a Pantera, le sue simpatie per gli umani erano misteriose, ma gli piaceva proprio e quando lo vide di nuovo gli corse incontro e presa da uno slancio affettuoso gli salì addosso fino al mento e gli dette un piccolo bacio, cioè un morsetto ed una leccatina, ma lui gradì molto il gesto, Pantera non aveva idea dei baci, però da allora in poi riservò questo trattamento all’amico della coppia, poi gli venne di nuovo lo slancio e lo fece anche qualche volta con il padrone di casa, anche se rimaneva un trattamento particolare riservato all’amico.
Arrivò l’estate, il caldo e una bambina, Pantera si affezionò subito alla piccola, le piaceva e si infilava volentieri nella carrozzina, questa piccola cucciola umana che passava la giornata a dormire, poi si svegliava e si metteva a strillare e subito si precipitavano a darle da mangiare, che mangiava qualcosa con un attrezzo misterioso che sentiva chiamare biberon, e che ogni tanto si metteva a ridere, le piaceva proprio, le stava molto simpatica, e spesso si infilava nella carrozzina tra le proteste e le minacce della mamma e del papà, che la cacciavano via e la minacciavano, che non lo facesse più, ma era troppo bello stare insieme alla piccina, dormire insieme a lei. Finché un giorno non la sorpresero che dormiva beata proprio insieme alla piccola e la presero e la sculacciarono intimandole severamente di non farlo più e Pantera si prese gli sculaccioni senza protestare troppo, aveva capito che era proibito anche se non riusciva a capirne il perché, da allora, memore dei rimproveri severi e degli sculaccioni e degli strilli non si avvicinò più alla culla, anche se la piccina le rimaneva molto simpatica, ma era proibito frequentarla, e così Pantera riprese a correre nell’erba appresso alle farfalle ai vermi alle api di cui non aveva alcuna paura ed alle lucertole che a volte riusciva a prendere.
Passarono un paio di mesi ed una mattina la coppia fece i preparativi, chiusero la casa ed andarono via, con la bambina piccola. Pantera aspettò tutto il giorno, venne la notte e faceva freddo, ma quelli non tornavano, e non le avevano lasciato niente da mangiare, passò la nottata ma niente, se ne erano andati chissà dove, e l’avevano lasciata senza mangiare e così Pantera si fece coraggio e si piazzò vicino al negozio, appena poté si infilò dentro ma fu cacciata via con la scopa e con la minaccia che se si fosse fatta rivedere nei paraggi avrebbe rimediato una grossa quantità di scopate sulla schiena. Anche il cane del vicino sembrava aver preso coraggio e cominciò ad abbaiarle contro con grande vigore, tanto che Pantera ebbe paura, quello era capace di infilarsi da qualche parte e di farle la festa, stava diventando proprio feroce. E così decise di uscire dalla casa ed andare a trovare un gruppetto di gatti che vivevano randagi qualche centinaio di metri più in là, tra l’altro era passata una sua amica che faceva parte del gruppo e le aveva proposto di andare con loro. E andò.
Fu accolta con grandi festeggiamenti. I maschi da una parte che facevano commenti sul suo fisico e sul suo pelo, le femmine che tirarono fuori viveri che lei non conosceva, veri bocconcini prelibati. Fu festeggiata fino a tardi e la invitarono a dormire con loro, un posto si trovava, e lei accettò molto volentieri, non se la sentiva di tornare nel giardino solitario. Ci fece ritorno qualche giorno dopo, per constatare che non era cambiato niente e che i padroni se ne erano proprio andati via.
Visto che non c’erano novità, Pantera abbandonò definitivamente la casa ed il giardino ed andò definitivamente a vivere con la piccola comunità di gatti di cui ormai faceva parte.
La coppia di sposi con la bambina tornarono qualche giorno dopo. Non trovarono traccia di Pantera e cominciarono a preoccuparsi. Mancava, Pantera. Anche se quando l’avevano lasciata non si erano preoccupati molto di lei, i gatti sono attaccati alla casa, quando torneremo la troveremo qui, dove è la padrona. Ed invece niente. Scomparsa. Dopo un paio di giorni di indifferenza cominciarono le ricerche, con domande ai vicini, e alla fine il giovane sposo si mise proprio alla ricerca, gli avevano detto che forse era andata un pochino più avanti nella strada dove c’era una specie di comunità di gatti. Si portò una fettina di carne cruda. Arrivò dove gli avevano detto, cominciò a chiamare :“Pantera!! Pantera!!” finché quasi inatteso arrivò un miagolio da dietro un cespuglio, Pantera venne fuori, si fece guardare e si mangiò la carne ma si guardò bene dal farsi accarezzare e dal farsi prendere, che la venissero a cercare se la volevano, lei non aveva alcuna intenzione di tornare indietro, l’avevano trattata troppo male, non si può abbandonare così una gattina che era di casa.
E così lo sposo tornò dalla moglie e le raccontò tutto, ed insieme capirono che non sarebbe tornata, che preferiva la vita randagia e selvatica. E non la cercarono più. E Pantera non tornò più indietro, forse aveva trovato l’amore, comunque aveva scoperto la libertà.
Pantera era una graziosa gattina, tutta nera, e viveva in una grande casa insieme ad una coppia di giovani sposi che la facevano entrare e le davano da mangiare. Ella si era affezionata a loro, li considerava i suoi padroni, anche se rimaneva una gattina selvatica, che viveva fuori della casa, prevalentemente nel giardino della stessa, avventurandosi molte volte nella strada, soprattutto in cerca di qualcosa di sfizioso da mangiare, considerando che lì vicino c’era un negozio di alimentari dove lei cercava di infilarsi e talvolta riusciva ad intrufolarsi ed a rubare qualcosa di buono.
Il fatto è che essendo tutta nera veniva fuori subito la prevenzione contro i gatti neri ed il fatto che gli uomini avevano delle superstizioni in merito, Pantera non se ne curava molto, però aveva capito che c’era questa diceria sui gatti neri, lei che cosa poteva farci del colore del suo pelo non poteva decidere nulla, c’erano delle altre gatte che le avevano consigliato di farsi tingere tutta, magari bianca e rossa, ma lei era contraria a queste forme di ostentazione del pelo, poi era una cosa molto costosa e per gatte chic e lei non era proprio il tipo. Lei era piccola, piccola, troppo piccola per queste cose. E peraltro le piaceva il suo colore e non si sognava minimamente di cambiarlo per delle sciocche superstizioni degli uomini. Si rendeva anche conto che il suo colore metteva paura al cane del vicino, che ogni tanto le rivolgeva qualche ringhio ma si guardava bene dall’attaccarla ed anche dal desiderare di farlo perché era preso da un misterioso timore. E spesso cominciava ad abbaiarle contro, poi la guardava e smetteva con uno strano lamento che sembrava un’imprecazione.
Passava la sua giornata in mezzo all’erba piuttosto alta del giardino, le piaceva correre appresso alle farfalle ma non le riusciva mai di acchiapparne una, dava la caccia ai vermi, di topi non c’era sentore, dicevano che erano andati via tutti insieme ed ogni tanto si faceva vedere dal cane del vicino e quello disperato cominciava ad abbaiare ma senza speranza alcuna.
Un giorno venne un amico della coppia, era un tipo simpatico a Pantera, le sue simpatie per gli umani erano misteriose, ma gli piaceva proprio e quando lo vide di nuovo gli corse incontro e presa da uno slancio affettuoso gli salì addosso fino al mento e gli dette un piccolo bacio, cioè un morsetto ed una leccatina, ma lui gradì molto il gesto, Pantera non aveva idea dei baci, però da allora in poi riservò questo trattamento all’amico della coppia, poi gli venne di nuovo lo slancio e lo fece anche qualche volta con il padrone di casa, anche se rimaneva un trattamento particolare riservato all’amico.
Arrivò l’estate, il caldo e una bambina, Pantera si affezionò subito alla piccola, le piaceva e si infilava volentieri nella carrozzina, questa piccola cucciola umana che passava la giornata a dormire, poi si svegliava e si metteva a strillare e subito si precipitavano a darle da mangiare, che mangiava qualcosa con un attrezzo misterioso che sentiva chiamare biberon, e che ogni tanto si metteva a ridere, le piaceva proprio, le stava molto simpatica, e spesso si infilava nella carrozzina tra le proteste e le minacce della mamma e del papà, che la cacciavano via e la minacciavano, che non lo facesse più, ma era troppo bello stare insieme alla piccina, dormire insieme a lei. Finché un giorno non la sorpresero che dormiva beata proprio insieme alla piccola e la presero e la sculacciarono intimandole severamente di non farlo più e Pantera si prese gli sculaccioni senza protestare troppo, aveva capito che era proibito anche se non riusciva a capirne il perché, da allora, memore dei rimproveri severi e degli sculaccioni e degli strilli non si avvicinò più alla culla, anche se la piccina le rimaneva molto simpatica, ma era proibito frequentarla, e così Pantera riprese a correre nell’erba appresso alle farfalle ai vermi alle api di cui non aveva alcuna paura ed alle lucertole che a volte riusciva a prendere.
Passarono un paio di mesi ed una mattina la coppia fece i preparativi, chiusero la casa ed andarono via, con la bambina piccola. Pantera aspettò tutto il giorno, venne la notte e faceva freddo, ma quelli non tornavano, e non le avevano lasciato niente da mangiare, passò la nottata ma niente, se ne erano andati chissà dove, e l’avevano lasciata senza mangiare e così Pantera si fece coraggio e si piazzò vicino al negozio, appena poté si infilò dentro ma fu cacciata via con la scopa e con la minaccia che se si fosse fatta rivedere nei paraggi avrebbe rimediato una grossa quantità di scopate sulla schiena. Anche il cane del vicino sembrava aver preso coraggio e cominciò ad abbaiarle contro con grande vigore, tanto che Pantera ebbe paura, quello era capace di infilarsi da qualche parte e di farle la festa, stava diventando proprio feroce. E così decise di uscire dalla casa ed andare a trovare un gruppetto di gatti che vivevano randagi qualche centinaio di metri più in là, tra l’altro era passata una sua amica che faceva parte del gruppo e le aveva proposto di andare con loro. E andò.
Fu accolta con grandi festeggiamenti. I maschi da una parte che facevano commenti sul suo fisico e sul suo pelo, le femmine che tirarono fuori viveri che lei non conosceva, veri bocconcini prelibati. Fu festeggiata fino a tardi e la invitarono a dormire con loro, un posto si trovava, e lei accettò molto volentieri, non se la sentiva di tornare nel giardino solitario. Ci fece ritorno qualche giorno dopo, per constatare che non era cambiato niente e che i padroni se ne erano proprio andati via.
Visto che non c’erano novità, Pantera abbandonò definitivamente la casa ed il giardino ed andò definitivamente a vivere con la piccola comunità di gatti di cui ormai faceva parte.
La coppia di sposi con la bambina tornarono qualche giorno dopo. Non trovarono traccia di Pantera e cominciarono a preoccuparsi. Mancava, Pantera. Anche se quando l’avevano lasciata non si erano preoccupati molto di lei, i gatti sono attaccati alla casa, quando torneremo la troveremo qui, dove è la padrona. Ed invece niente. Scomparsa. Dopo un paio di giorni di indifferenza cominciarono le ricerche, con domande ai vicini, e alla fine il giovane sposo si mise proprio alla ricerca, gli avevano detto che forse era andata un pochino più avanti nella strada dove c’era una specie di comunità di gatti. Si portò una fettina di carne cruda. Arrivò dove gli avevano detto, cominciò a chiamare :“Pantera!! Pantera!!” finché quasi inatteso arrivò un miagolio da dietro un cespuglio, Pantera venne fuori, si fece guardare e si mangiò la carne ma si guardò bene dal farsi accarezzare e dal farsi prendere, che la venissero a cercare se la volevano, lei non aveva alcuna intenzione di tornare indietro, l’avevano trattata troppo male, non si può abbandonare così una gattina che era di casa.
E così lo sposo tornò dalla moglie e le raccontò tutto, ed insieme capirono che non sarebbe tornata, che preferiva la vita randagia e selvatica. E non la cercarono più. E Pantera non tornò più indietro, forse aveva trovato l’amore, comunque aveva scoperto la libertà.
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