Considerazioni su DELITTO E CASTIGO di F. Dostoevskij
RIASSUNTO.
Raskolnikov è uno studente di legge che studia o meglio vive da ex studente a Pietroburgo in una cameretta. Il romanzo inizia con il protagonista che sguscia da questa cameretta furtivamente per non incontrare la padrona di casa con cui è in debito di parecchi mesi di affitto e si reca da una vecchia usuraia, Alena Ivanovna, dove le da in pegno un orologio e riceve un rublo e quindici copeche, pochissimo rispetto ai 5 rubli che pensava di ottenere, e le anticipa che verrà presto con un altro pegno e nel frattempo si informa se la sorella dell'usuraia vive sempre con lei. Uscito, Raskolnikov si infila in una bettola dove si disseta con una birra fresca e conosce un ubriacone, Marmeladov, un funzionario rovinato dall'alcoolismo, che gli racconta tutti i suoi guai e la sua vita familiare e che alla fine si fa accompagnare a casa dove viene terribilmente rimproverato dalla moglie, Katerina Ivanovna. Il giorno dopo R. riceve una lettera dalla madre che gli preannuncia che gli manderà presto del denaro e gli preannuncia che la loro vita sta per cambiare; gli racconta prima che la sorella Dunja (Dunecka) era stata oggetto di insidie dal marito di Marfa Petrovna, la signora presso cui prestava servizio come istitutrice, il signor Svidrigailov; che Marfa Petrovna aveva sorpreso poi il marito in atteggiamento supplice nei confronti di Dunja e che aveva capito il contrario della verità e aveva subito cacciato via Dunja; ma poi questa Marfa Petrovna si era ricreduta ed aveva sentito l'obbligo di scusarsi con Dunja e di andare da tutte le famiglie a dire la verità. Ma che ora la vita sta per cambiare per loro in quanto si é fatto avanti un pretendente serio per Dunja, di nome Petr Petrovic Luzin, che ora sta per venire a Pietroburgo dove intende aprire uno studio di avvocato; e la madre gli preannuncia un incontro con lui raccomandandogli di accoglierlo bene e di non giudicarlo troppo in fretta ed impulsivamente.
La lettera della madre lascia accasciato R. il quale peraltro riflettendo sente di essere fortemente contrario al matrimonio annunciato della sorella Dunja. E sente la necessità di fare qualcosa subito . Esce e si siede su una panchina ed assiste ad un incontro di una ragazzetta di sedici anni con un signore anziano che lui soprannomina Svidrigajlov, che la minaccia con un frustino, Raskolnikov fa per intervenire ma tra loro si frappone un poliziotto. Raskolnikov cerca di far capire al poliziotto che quella povera ragazza è in preda ad un vecchio che si sta approfittando di lei; il poliziotto si preoccupa di rimandarla a casa. Nel frattempo l'altro assiste a tutto. Raskolnikov improvvisamente ha paura che il poliziotto lo stia prendendo in giro e gli dice di lasciar perdere tutto. Il poliziotto lo guarda sorpreso. Raskolnikov poi si muove per andare a trovare il suo amico Razumiskin, poi ci ripensa e decide che lo andrà a trovare dopo " quella cosa". Fa per tornare alla sua stanzetta, ma arrivato ad un prato si lascia andare sull'erba e si addormenta.
Nel sonno fa un sogno strano, in cui un grande carro é trainato da una cavallina piccola, che il cocchiere, Micholka, vuole frustarla da tutte le parti e soprattutto vicino agli occhi e, preso da un accesso di estrema crudeltà, il cocchiere uccide la cavallina con una spranga di ferro.
Si sveglia fradicio di sudore. Passa vicino al mercato del fieno e sente il colloquio di due venditori ambulanti, marito e moglie, con Lisaveta Ivanovna, la sorella della vecchia usuraia, e sente che prendono accordi per vedersi l'indomani alle sette di sera. Così casualmente R. viene a sapere che la vecchia l'indomani alle sette di sera sarà sola in casa. E ricorda come gli era venuta in mente quella cosa, subito dopo che era stato la prima volta dall’usuraia e aveva impegnato un anellino, si era infilato in una trattoria ed aveva incontrato uno studente che parlava di Alena Ivanovna(l'usuraia) con un giovane ufficiale e diceva che era una persona che non meritava di vivere. Da allora , da qualche settimana si era fatta strada in lui l’idea della necessità di uccidere la vecchia.
Va a casa, prepara un cappio e lo cuce sotto l'ascella del pastrano per tenervi ben nascosta l'accetta, prepara un pegno finto, di legno con una lamina di ferro legati insieme con un doppio fili incrociato, avvolto da una carta bianca e legato in modo che riuscisse difficile slegarlo; e si procura l'accetta, avendo deciso di usare l'accetta per il delitto, scartando l'idea di un coltello; non potendola prendere tra gli arnesi della casa, nella stanza dove lavora Nastasja, perché inaspettatamente Nastasja sta lavorando nella stanza, si sente perduto e sta per mandare all'aria il suo progetto omicida ma per caso vede un luccichio nella custodia del portiere, che è vuota, e trova un'accetta tra dei ciocchi e la prende tranquillamente senza che nessuno se ne accorga.
L'omicidio della vecchia avviene con una estrema semplicità, unici problemi che trova è nel farsi aprire, poi tutto va come aveva previsto, la vecchia si incuriosisce per il pegno cerca di slegarlo ma si trova in difficoltà, come lui aveva previsto e allora la colpisce selvaggiamente con l'accetta e l'uccide. Si mette a rovistare, trova un borsellino, l'orologio che aveva impegnato, degli oggetti, quando sente dei passi e si ritrova davanti Lisaveta , la sorella della morta, inaspettata, che ha fatto rientro a casa, ed ha trovato la porta spalancata; Raskolnikov non esita e la colpisce con violenza e uccide anche lei, che non lancia un grido, terrorizzata.
Arriva qualcuno, lui si chiude dentro col catenaccio dall'interno, vanno a chiamare il portiere, gli imbianchini escono di corsa dall'appartamento, risalgono quelli col portiere, R. esce dall'appartamento fa due rampe e riesce appena in tempo a nascondersi nell'appartamento lasciato vuoto e aperto dagli imbianchini e poi scappa in strada senza farsi vedere da nessuno.
Riesce a rientrare a casa sua, rimette a posto l'accetta nella guardiola del portiere e rientra nella sua stanzetta, dove si butta a dormire e all'alba di risveglia e si accorge delle macchie di sangue in fondo ai pantaloni che lì erano sfrangiati; taglia la frangia tutt'intorno , prende il borsellino rubato dalla vecchia e gli altri oggetti e li nasconde provvisoriamente in un angolo della stanza dove la tappezzeria si è un poco distaccata dal muro e in un punto è anche rotta; ficca tutto nel buco del muro. Poi si accorge che le fodere delle tasche dei calzoni e che la punta delle sue calze sono sporche di sangue, entra in una specie di disperazione quando si accorge di non aver tolto il cappio da sotto l'ascella del cappotto e comincia a pensare che il castigo arrivi con questa confusione che lo coglie incapace di prevedere gli sviluppi. Arriva Nastasja insieme al portiere che gli consegna un avviso dell'ufficio di polizia dove lui è invitato a recarsi. Raskolnikov febbricitante vuole andarci subito. Nel dirigersi verso l'ufficio è preso dalla smania di confessare subito tutto
Nell'ufficio Raskolnikov viene aggredito verbalmente dall'ufficiale di polizia denominato Miccia e lui piccato risponde offeso ma si accorge tranquillizzandosi che lo hanno convocato perché la sua padrona di casa è in possesso di una cambiale firmata da lui e la polizia si occupa di questa cambiale e i funzionari Nikodim Fomic e Zametov gli chiedono un impegno di pagamento e mentre si sta preparando a scriverlo egli sviene. Si riprende e viene lasciato andare, ma torna a casa con l'incubo di una perquisizione e tira fuori dal buco della tappezzeria tutti gli oggetti ed esce per disfarsene; prima pensa di buttare tutto in uno dei fiumi, ma poi pensa che alcuni oggetti galleggerebbero e nasconde tutto in un cortile sotto una grossa pietra. Poi va a finire dal suo amico Razumichin. Questi gli offre del denaro per una traduzione dal tedesco in russo, un lavoro cui lui si sta dedicando. Nel tornare a casa R. viene travolto da una carrozza e riporta un lieve trauma ma quello che lo colpisce è il fatto che viene scambiato per un mendicante da una vecchia che gli mette in mano una moneta, che egli poi getta nel fiume. Davanti al fiume ha degli strani malesseri, poi ritornato a casa cade in preda a deliri ed allucinazioni e viene curato dal suo amico Razumichin insieme al giovane medico Zosimov. Riceve del denaro dalla madre, come gli aveva promesso con la lettera, trentacinque rubli, che è una discreta somma. Nel frattempo Razumichin si è interessato anche di quella faccenda della cambiale e l'ha ottenuta indietro ad un prezzo stracciato e la dà strappata a Raskolnikov.
Con parte del denaro Razumichin compra dei vestiti buoni per Raskolnikov. Lui continua a stare molto male, non mangia, viene Zosimov e si mette a chiacchierare con Razumichin sul duplice delitto e come gli indizi vadano contro uno degli imbianchini, Micholaj, che tra l'altro rendendosi conto di essere sospettato stava per tentare il suicidio. Raskolnikov ascolta questa conversazione nel suo malessere nella sua stanzetta.
Raskolnikov riceve la visita di Petr Petrovic Luzin , il nuovo pretendente di sua sorella Dunja; lo accoglie con freddezza, quello si mette a chiacchierare con Razumichin e Zosimov, ma ad un certo punto Raskolnikov lo aggredisce verbalmente, sembra approfittare del suo delirio per offendere Luzin, che dapprima si irrita terribilmente, poi viene convinto dagli altri che R. é gravemente ammalato e che non sa quello che dice e quello che fa, ma alla fine Raskolnikov lo scaccia.. I suoi visitatori escono anche loro e R. si veste in fretta ed esce, si infila in una trattoria dove chiede il giornale e si mette a leggere con accanimento quello che c'è scritto sull'inchiesta sul delitto quando incontra il segretario del commissariato rionale Zametov che lo aveva sentito dalla polizia insieme a Ilja Petrovic detto Miccia.. Raskolnikov viene preso da un desiderio di dire tutto e dice di essere stato lui, ma l'altro non gli crede e pensa che sia in preda al delirio, e R. fa di tutto per insospettirlo ma non ci riesce. Nell'uscire dalla trattoria R. si imbatte in Razumichin che è arrabbiato con lui perché voleva che andasse alla sua festa di inaugurazione per il suo nuovo alloggio, ma R. gli risponde secco che vuole stare da solo e che non vuole essere aiutato;.ma Razumichin insiste con l'invito. E poi dopo che si sono separati teme che si voglia annegare e cerca di inseguirlo ma invano, perché R. è già sparito nella città.
Raskolnikov va sul parapetto del fiume e rimane in concentrazione, fissando il tramonto riflesso nelle acque, una donna si avvicina e si getta nel fiume, viene salvata da un poliziotto che prontamente si getta nel fiume e la trae in salvo. E gridano che il giorno prima ella aveva tentato di impiccarsi. R. è sempre più in preda di una completa apatia. Vuole recarsi al commissariato ma ripassa davanti alla casa del duplice delitto e spinto da un impulso irrefrenabile vi ritorna e ci trova due operai che stanno rimettendo a posto l'appartamento. Alle loro domande fa finta di essere interessato a prendere in affitto l'appartamento. Poi scende e chiede al portiere se è stato al commissariato; nel frattempo scendono gli operai che riferiscono il colloquio avuto con lui. Il portiere si arrabbia con R. e lo getta in mezzo alla strada.
Nella strada è appena successa una disgrazia. Marmeladov, che R. aveva conosciuto nella bettola, è finito sotto una carrozza ed è agonizzante. Raskolnikov lo riconosce e fa in modo che sia chiamato un dottore e che sia portato a casa di lui. Lì rassicura la moglie Katerina Ivanovna che si occuperà di tutto lui, che pagherà lui. Assiste ad un battibecco tra Katerina Ivanovna e la padrona di casa. Marmeladov chiede un sacerdote e muore. Alla morte di Marmeladov appare Sonja, la figliola. Katerina Ivanovna comincia ad imprecare contro la sua sorte e viene fuori che ha la tisi. Raskolnikov fa per consolarla , le dà i venti rubli che ha, e la lascia andando via come un benefattore. Nelle scale incontra di nuovo il funzionario di polizia Nikodin Fomic. Viene rincorso da Polen'ka la figlia più piccola del defunto che gli chiede dove abita e come si chiama.
Nell'uscire dalla casa R. viene preso da una sensazione nuova ed inaspettata di vitalità che paragona a quella del condannato a morte cui viene annunciata la grazia. Sente tanta vitalità che si reca dall'amico Razumichin ai suoi festeggiamenti, ma giunto nella casa, si sente di nuovo tanto debole da dire all'amico che era venuto per festeggiare ma non si regge in piedi e viene riaccompagnato dall'amico. Nel rientrare si accorgono per le scale che la sua stanza è illuminata, non capiscono, nella stanza ad aspettarli ci sono la madre e la sorella di Raskolnikov che lo abbracciano, lui cade a terra svenuto.
Quando si riprende fissa la madre e la sorella poi le prega sottovoce di andare tranquille nel loro alloggio , le due donne stanno andandosene quando R. chiede loro se hanno visto Luzin, e annuncia loro che poco prima lui lo aveva mandato al diavolo: la sorella Dunja si offende, R. le fa presente che è contrario a questo matrimonio e chiede alla sorella di scrivere una lettera di rifiuto a Luzin, la sorella è sempre più offesa da queste pretese del fratello. Alla fine Razumichin convince le due donne che R. sta molto male, che è meglio che lo lascino solo, e le accompagna lui stesso all'albergo dove hanno preso alloggio, difendendo l'amico e addirittura condividendo pubblicamente la cattiva impressione che ha ricevuto da Luzin.
Il giorno dopo la madre e la sorella vanno da Raskolnikov molto preoccupate ma sembra che stia meglio, così afferma il dottor Zosimov, anche l'aspetto è migliore, e la madre comunica a R. che Marta Petrovna, la donna presso la quale Dunja lavorava, é morta all'improvviso, sembra per le percosse di Svidrigailov, forse per una causa misteriosa. Ad un certo punto R. si altera e diventa pallido; una nuova sensazione terribile lo opprime, che continuare nella menzogna non gli sarà più possibile e che non potrà parlare più, di nulla e con nessuno. Reagisce e si spinge a ricordare con le parole la giovane figlia della padrona di casa con cui si era fidanzato e che poi morì di tisi. Insiste sul matrimonio di Dunja, "o io, o Luzin, se sposi Luzin non sei più mia sorella" discute animatamente con la sorella, poi ad un certo punto sembra cedere di colpo " sposa chi vuoi!". Raskolnikov si accorge che Razumichin non nasconde le sue simpatie per Dunja.
Dopo che la madre e la sorella sono andate via, R. insieme con Razumichin si recano insieme dal giudice istruttore Porfirij Petrovic con cui Razumichin è entrato in amicizia e lo trovano in compagnia del segretario del commissariato Zametov. Raskolnikov dice che intende riscattare gli oggetti che aveva in pegno presso l'usuraia uccisa chiede informazioni su come debba fare e nel colloquio viene fuori che la polizia lo stava aspettando per questo in quanto il suo nominativo figurava in un quaderno dell'usuraia ritrovato, che sapeva che R. non stava bene e lo stava aspettando, e R. si sente la polizia addosso e comincia a congetturare che i sospetti ormai convergono su di lui, quando la conversazione a quattro va a finire sulle teorizzazioni sul delitto e il giudice istruttore comincia a parlare di un articoletto di Raskolnikov pubblicato su un periodico all'insaputa dello stesso; nell'articolo si sostiene che ci sono al mondo delle persone cui è consentito commettere delitti. Gli uomini sono divisi in uomini comuni e uomini non comuni. Raskolnikov precisa che agli uomini cosiddetti non comuni è consentito dalla storia di scavalcare certi ostacoli e fa riferimenti a grandi scienziati qualora dovessero essere ostacolati nelle loro ricerche e ai legislatori, i Licurghi, i Soloni, i Maometti, i Napoleoni, che sono stati dei grandi delinquenti se non altro perché dando una legge nuova ne distruggevano contemporaneamente una più antica ; e si infervora nel cercare di dare una spiegazione alla sua teoria, in cui parla di diritto al delitto, fino alla nuova Gerusalemme. E gli viene chiesto successivamente se crede alla Nuova Gerusalemme, se crede in Dio, se crede nella resurrezione di Lazzaro, e risponde sempre di sì. Il giudice istruttore gli fa molte domande, gli chiede se ne esistono molti di questi uomini non comuni a cui sarebbe lecito il delitto, e R. chiarisce che secondo lui sono eccezioni molto rare; e il giudice istruttore gli fa notare che nell'articolo egli autorizza a seguire la propria coscienza e a spargere il sangue, al che R. replica che questo lui non lo ha scritto e Porfirij Petrovic insiste che qualcuno potrebbe erroneamente ritenere di far parte della categoria degli uomini non comuni e commettere per questo dei delitti, Zametov ridacchia, e alla fine Porfirij chiede a R. se quando scriveva l'articolo non si sentiva in qualche modo un uomo non comune e se si sarebbe sentito capace di uccidere e rubare: R. gli risponde che se fosse così non lo direbbe certo lui, si irrita per la domanda sfacciata ma risponde che egli non si è mai considerato un Maometto o un Napoleone. E Zametov sbotta chiedendo se non sarà stato qualcuno che si credeva un Napoleone ad uccidere le due sorelle. E a R. che chiede se intendono interrogarlo ufficialmente, il giudice istruttore risponde che non lo ritiene necessario ma gli fa una domanda a tranello chiedendo se quando era stato nell'appartamento aveva notato degli imbianchini al secondo piano, e Raskolnikov risponde che ricorda diversamente, al che interviene il suo amico e si ribella a queste domande e il giudice istruttore si scusa. I due giovani se ne vanno e per la strada Razumichin nota che c'è questo sospetto strano che affiora nei confronti di R. da parte della polizia, e si convince sempre più che il giudice è stato un mascalzone con tutte quelle domande e Raskolnikov allora si rende conto che ci sta prendendo gusto in questo gioco, ma quando sono arrivati all'albergo dove sono la madre e la sorella di R., questi scappa via dicendo che ha da fare e che verrà tra poco. E R. si reca a casa perché gli ha preso una mania di controllare nella tappezzeria se per caso non ci fosse rimasto qualche cosa: non trova nulla, si tranquillizza e esce, ma il portiere lo ferma e lo indica ad un uomo che lo sta aspettando. Si mettono a camminare insieme e R. gli chiede che cosa vuole e quello gli dice :"Assassino!" e poi alla protesta di R. gli precisa :" Tu sei un assassino!" e poi svolta e se ne va per la sua strada. R. torna indietro lentamente alla sua stanza e si sdraia e cerca di capire chi è quell'uomo, e farnetica nel dormiveglia e sente fortemente che egli non poteva essere un Napoleone, che ha voluto scavalcare gli ostacoli ma è riuscito solamente ad uccidere. E si addormenta e sogna di essere per strada, di incontrarsi con lo quello sconosciuto, che lo attira nella casa del delitto, egli sale le scale, entra nell'appartamento e rivede la vecchia, che ride, e allora la colpisce con l'accetta, ma quella continua a ridere a crepapelle, lui scappa di corsa ma l'anticamera è piena di gente, le porte delle scale sono tutte aperte e c'è gente per le scale, gente che si accalca , che lo stringe, egli cerca di sfuggire ma non può..... cerca di gridare ....e si sveglia terrorizzato. Sulla soglia della sua stanzetta intravede uno sconosciuto. con la barba folta chiara, quasi bianca, che ad un certo punto si infila nella camera, chiude la porta dietro di sé e si siede su una seggiola accanto al letto. Lui finge di dormire e quello aspetta pazientemente. Poi alla fine R. gli chiede chi sia e quello si presenta: è Svidrigailov.(fine primo volume; fine parte terza)
Svidrigailov conversa con R., gli racconta dei suoi fantasmi, afferma che lui cerca deliberatamente il male e gli chiede di rivedere, in sua presenza, sua sorella Dunja perché vuole chiederle scusa e vuole darle del denaro. Si congeda e nell'uscire si imbatte in Razumichin che chiede a R. chi sia quell'uomo. I due vanno nell'albergo dove sono alloggiate la madre e la sorella di R. e nel corridoio si incrociano con Luzin ed entrano insieme nella stanza. Qui Luzin vuole delle scuse e le pretende ma viene cacciato via per la sua prepotenza da Dunja, dalla madre e da Raskolnikov, e per Luzin cessa il rapporto con Dunja. Mentre Luzin nell'uscire si lecca le ferite e pensa a vendicarsi, Dunja e la madre ringraziano R. per aver capito subito la prepotenza di Luzin e gli chiedono cosa gli abbia detto Svidrigailov, ma non accettano in alcun modo né il suo denaro né le sue scuse. Fanno insieme a Razumichin un progetto di lavorare insieme nel campo delle traduzioni e dell'editoria di libri dal tedesco in russo, ma R. annuncia che per lui ora è meglio non vederle per un certo periodo e se ne va lasciandole perplesse.
Raskolnikov va a cercare Sonja, la figlia del primo matrimonio di Marmeladov, che per sopravvivere fa la prostituta: Nel colloquio con Sonja egli trova conforto e soprattutto cerca delle parole religiose da lei, si fa leggere un passo del vangelo, viene a sapere che Sonja era amica di Lisaveta, la sorella dell'usuraia da lui uccisa, e confida a Sonja che egli sa chi ha ucciso Lisaveta ma che glielo dirà il giorno dopo, dandole appuntamento all'indomani. Nella stanza accanto, dietro al muro ha ascoltato tutto Svidrigailov che ha preso proprio lì una stanza in affitto.
Il giorno dopo R. va al commissariato nell'ufficio del giudice istruttore Porfirj Petrovic e comincia un colloquio con l'intenzione di confessare, ma le cose vanno diversamente, Porfirj sembra non credergli e lui allora insiste ma il tutto viene ridotto ad un accesso della sua follia, e R. si adira pensando che il giudice istruttore si stia prendendo gioco di lui, e quello gli dice che c'è una sorpresina per lui, quando inaspettatamente viene introdotto Nicholaj, uno dei due imbianchini, che in presenza di una folla, confessa di essere lui l'autore del duplice omicidio. R. si lascia con Porfirj Petrovic e va al rinfresco funebre per Marmeladov e sulla soglia di casa incontra quello stesso individuo che aveva incontrato e che gli aveva detto :"Assassino" che gli chiede scusa e gli dice che lui ne era convinto, lui fa il pellicciaio ed ha il laboratorio sotto la casa del delitto, e che si era convinto dalla sua visita sul luogo del delitto che egli fosse l'assassino, tanto che era andato a parlare con Porfirj Petrovic poco prima, e quando era arrivato Raskolnikov , Porfirj lo aveva messo nella stessa stanza dietro un separè e gli aveva detto di ascoltare e tacere, finché non era arrivato Nicholaj che aveva confessato; era lui la sorpresina che gli aveva preannunciato Porfirij Petrovic.
Luzin è rimasto sconcertato dal fatto di essere stato respinto da Dunja e pensa ad uno stratagemma. Promette alla vedova di Marmeladov di interessarsi per farle avere una pensione e poi manda a chiamare Sonja e si fa trovare nella stanza che sta contando del denaro e dà a Sonja un biglietto di diedi rubli ma a sua insaputa le mette in tasca un biglietto di cento rubli ripiegato. Ma tutto ciò viene visto dal compagno di stanza di Luzin, Lebeziatnikov. Per Marmeladov è stato organizzato un rinfresco funebre e vi partecipano diverse persone tra cui la padrona di casa tedesca e Raskolnikov. Durante il rinfresco Katerina Ivanovna entra in discussione con la padrona di casa tedesca. Ad un certo punto arriva Luzin che accusa Sonja di avergli rubato un biglietto da cento rubli, e Sonja si proclama innocente ma Luzin le fa rivoltare le tasche e il biglietto esce da una tasca. Allora Luzin la accusa di furto, ma arriva Lebeziatnikov che lo accusa di aver organizzato lui, Luzin, tutto questo per umiliare Sonja. Allora Raskolnikov capisce che Luzin cercava di dimostrare che Sonja era una ladra perché lui stesso gli aveva detto il giorno prima, nella discussione, che Sonja era una persona cento volte più degna di lui. Luzin viene smascherato. Il rinfresco finisce con un terribile litigio tra la padrona di casa e Katerina Ivanovna che viene scacciata di casa. Raskolnikov si reca da Sonja e le confessa di essere stato lui stesso ad uccidere Lisaveta e la vecchia usuraia. Sonja rimane sbigottita ma prova pietà per lui , che vaneggia nella teorizzazione del delitto, che cerca di giustificarsi ai suoi occhi; Sonja gli chiede se accetta la sua croce e gli fa dono della sua croce. Dalla stanza accanto ha ascoltato tutto Svidrigailov. Il colloquio viene interrotto da Lebeziatnikov che annuncia a Sonja che Katerina Ivanovna è impazzita. Sonja si precipita in soccorso della vedova del padre (lei è la figlia del primo matrimonio). Raskolnikov torna nella sua stanzetta e riceve la visita della sorella Dunja che gli parla e dice di capirlo, perché é stato perseguitato della polizia e Razumichin le ha spiegato tutto. Poi lo lascia e lui le raccomanda l'amico Razumichin e Dunja rimane perplessa, perché sembra che si stiano lasciando per un lungo periodo.
Raskolnikov esce e viene raggiunto per strada da Lebaziatnikov che dice che Katerina Ivanovna ha portato i bambini con sè ed è letteralmente impazzita . E insieme i due vedono la donna che fa cantare i bambini e una folla che si è radunata. Arriva una guardia che cerca di sedare i disordini, Katerina Ivanovna si sente male e si capisce subito che è molto grave. Viene portata nella stanza di Sonja dove muore. Alla morte di Katerina Ivanovna è presente Svidrigailov che chiede a Raskolnikov di potergli parlare. E si impegna di occuparsi del funerale della donna e insieme dei figli. Con il denaro che aveva proposto di dare alla sorella di Raskolnikov ma che era stato rifiutato.
Raskolnikov torna alla sua stanzetta e riceve prima la visita di Razumichin col quale ha un colloquio in cui gli confida di vedere bene il suo amore per la sorella. Poi , andato via Razumichin viene a visitarlo il giudice istruttore Porfirj Petrovic che comincia un lungo colloquio in cui gli confida di non essere affatto convinto della confessione di Nicholaj e alla sua domanda su chi secondo lui ha commesso il duplice delitto risponde " Ma le avete uccise voi!" e alle proteste di innocenza di Raskolnikov gli dimostra la sua profonda convinzione: ma non ha intenzione di arrestarlo subito, ma vuole che sia lui stesso a confessare e con profondo pentimento, per avere gli sconti di pena previsti, e nel congedarsi gli dice che aspetterà ancora qualche giorno, che è sicuro che lui non scapperà e che verrà nel suo ufficio a confessare. E il giudice istruttore lo lascia.
Raskolnikov si mette a cercare disperatamente Svidrigailov. E' sicuro che quello non si è rassegnato rispetto alla sorella e prima che tutto gli precipiti vuole essere tranquillo per Dunja. Lo incontra in una trattoria vicino al mercato del fieno. Svidrigailov è molto tranquillo e quasi lieto della sua visita, si mette a raccontargli tutta la sua vita, ma Raskolnikov lo tratta con freddezza e allora Svidrigailov gli dice che sa tutto perché ha sentito la sua confessione a Sonja dalla stanza accanto. E lo invita a scappare all'estero. Raskolnikov si convince che i suoi timori per Dunja sono infondati e lascia Svidrigailov, il quale invece ha un incontro subito dopo proprio con Dunja e la porta nella sua stanza e le racconta di aver sentito suo fratello confessare a Sonja di essere stato lui l'autore del duplice delitto. Dunja fa per andarsene ma la porta è chiusa a chiave e la chiave è scomparsa, Dunja capisce le intenzioni di Svidrigailov e estrae una rivoltella e lo colpisce di striscio, ma quello non la lascia andare se non dopo essersi convinto che non potrà mai averla. E allora la lascia andare; poi va da Sonja e le dà quel denaro come aveva promesso a Raskolnikov, dicendole che le servirà se lei lo seguirà in Siberia; e poi si mette a vagare per la città e alla fine Svidrigailov si uccide con un colpo di rivoltella.
Quella stessa sera Raskolnikov va a trovare la madre e la sorella nell'appartamento dove le ha accomodate Razumichin, sempre nello stesso albergo pensionato, casa Bakaleev. Trova la madre che è fiera di lui e del suo articolo, Raskolnikov le dice che sta per partire e la madre lo saluta e lo benedice. La sorella non c'è. Più tardi Dunja va da lui nella sua stanza e Raskolnikov si confida con lei che ha saputo tutto da Svidrigailov e si salutano; ormai è convinto a costituirsi.. Va a fare visita a Sonja che lo invita a rimettersi nelle mani del Signore.
Raskolnikov va al commissariato, incontra Ilia Petrovic detto Miccia, si sta decidendo a confessare, quando qualcuno avvisa l'ufficiale che un certo Svidrigailov si è ucciso , lui sta per lasciare l'ufficio, rifa le scale si ripresenta all'ufficiale e rende piena confessione.
Il romanzo si conclude con un breve epilogo che racconta del processo, della condanna ad otto anni ai lavori forzati (in considerazione delle attenuanti come aveva detto Porfirj Petrovic e di altre attenuanti che aveva scoperto Razumichin) e racconta della vita da forzato di Raskolnikov, del matrimonio di Dunja con Razumichin, della morte di Pulcherija Aleksandrovna, la madre di Raskolnikov. Sonja, che ha seguito Raskolnikov, nelle sue visite al carcerato lo vede farsi via via più tetro, e riferisce questo a Dunja per posta. Raskolnikov è entrato in uno stato di profonda crisi perché caduto in preda di un’angoscia profonda, in cui non ha più alcun senso la sua vita. Inoltre si rammarica di non provare pentimento alcuno per il suo delitto e di non essere capace di uccidersi, perché il desiderio di vivere comunque, pur di vivere, ha sempre prevalso in lui. E poi invidia i suoi compagni di galera per il loro attaccamento alla vita. Nasce una lite tra Raskolnikov e i suoi compagni di cella che l’accusano di essere un ateo e di non credere in Dio. Raskolnikov poi è amareggiato dall’attaccamento che dimostrano per Sonja tutti i detenuti, ben sapendo che Sonja si adoperava per far cose utili per tutti. R. si ammala e passa in ospedale la settimana santa. Entra nuovamente in una forma di delirio in cui sogna una terribile virulenza che fa impazzire tutta l’umanità; questo delirio si protrae due settimane dopo la Pasqua. Una volta si affaccia e vede Sonja che l’aspettava affacciarsi con ansia. Si riprende e torna in carcere ma apprende che Sonja si è ammalata. E si preoccupa molto. Ma la malattia di lei non è grave e un giorno che va a fare dei lavori vicino al fiume e rimane solo viene avvicinato da Sonja all’improvviso e capisce di amarla ed è preso da una felicità improvvisa. E si accorge della bellezza del paesaggio. E che gli altri forzati lo prendono a benvolere. E sotto il guanciale trova il Vangelo e il pezzo della resurrezione di Lazzaro che Sonja gli aveva letto. E comincia una nuova storia, la storia della rinascita di un uomo e del suo incontro con una nuova realtà prima completamente sconosciuta. La storia dell’amore di Raskolnikov e Sonja, una nuova storia con cui si chiude il romanzo.
TEMI TRATTATI
Il romanzo si svolge su una ricerca sul delitto e sulla espiazione rispetto al delitto.
Il delitto nasce da un'idea di grandezza, da un'idea che è svolta dal protagonista in un suo scritto per la quale c'è una parte dell'umanità alla quale viene consentito anche il delitto ed egli fa l'esempio dei grandi condottieri, Napoleone in particolare.
Il delitto che viene pensato in un momento di ricerca teorica diventa poi un'ossessione che tormenta il protagonista che ad un certo punto non riesce più a dominarsi rispetto a "quella cosa" e va progettando il delitto nei minimi particolari, anche perché la sua diventa ad un certo punto la ricerca del delitto perfetto, di un delitto rispetto al quale sarà impossibile risalire al colpevole.
Dopo il delitto c'è questa continua attenzione morbosa del protagonista ai particolari che può aver lasciato, alle tracce per cui si può risalire a lui e tenta in ogni modo di sviare da sé ogni sospetto che sente sin dall'inizio convergere su di lui.
Ad un certo punto il protagonista sente il bisogno di confidare il suo segreto a Sonia, la figlia del defunto Marmeladov, e sembra avere da questa confessione un giovamento, ma è un giovamento effimero, di breve durata, egli sente la forza del castigo che si sta abbattendo su di lui, del tormento che lo perseguita, finché alla fine non va alla polizia e confessa il suo delitto.
Segue il suo processo e la confessione gli giova delle attenuanti notevoli e il protagonista viene condannato a otto anni di lavori forzati in Siberia. Sonia lo segue in Siberia e il protagonista trova nell'amore di Sonia un grande conforto.
La teorizzazione del delitto è il tema dominante. Il delitto per il protagonista è stato oggetto di una riflessione profonda che egli ha pubblicato su un giornale. E il passaggio dalla teorizzazione all'azione, dalla teoria alla pratica è quasi inevitabile, è nel romanzo quasi un male necessario, che stringe il protagonista, lo accerchia, non gli dà tregua, è il male che si incarna nel comportamento delittuoso, Raskolnikov è perseguitato dall'idea di quella cosa, è in tensione continua per essa, e cade in una forma strana di agitazione, in una patologia che viene descritta accuratamente dall'autore, è una patologia psichiatrica senza dubbio, che però lo logora terribilmente ed egli è spesso febbricitante, perde l'appetito e deve starsene sdraiato senza forze nel letto.
Questo della patologia del protagonista è un altro tema che viene trattato con compiutezza. La sua malattia, la sua sofferenza è senza dubbio collegata dall'autore al delitto e diventa una parte del castigo.
Il castigo è l'insieme delle conseguenze negative che si inseriscono nella vita del protagonista dopo il delitto , la patologia e l'incapacità di fare nulla, il sospetto continuo di cadere in trappola, l'ossessiva ricerca rispetto a possibili sospetti; e insieme nel castigo ci sono i momenti progressivi di distacco completo dalla realtà, di incapacità di comunicare qualunque cosa, di chiusura assoluta al mondo esterno e insieme di disprezzo per la propria vita e per quella degli altri. Il castigo si accompagna con l'oscura sensazione della punizione, con la sensazione tormentosa che nulla gli interessa più, che tutto gli diventa improvvisamente terribilmente indifferente. E in tutto il romanzo si sviluppa nel protagonista l'emergere di questa tormentosa sensazione di indifferenza e insieme la sua lotta continua per evitare che i sospetti del delitto commesso cadano su di lui . Il terrore dei sospetti quando si reca dalla polizia il giorno dopo il delitto e si accorge che invece é stato convocato per i reclami della padrona di casa che vuole che lui estingua i suoi debiti con lei. Il terrore che la polizia sospetti di lui e che voglia fare una perquisizione nella sua stanza. Poi la voglia di chiudere la sua vita nel momento che si mette a contemplare il fiume dopo che una carrozza lo ha investito e gli ha provocato un leggero trauma e una povera vecchia gli ha dato una moneta di venti copeche perché assomiglia sempre di più ad uno straccione. E poi le allucinazioni, si sveglia e crede che l'ispettore di polizia soprannominato Miccia abbia picchiato la padrona di casa; e il delirio.
Rispetto alla sua patologia c'è tutto uno sviluppo del romanzo con le cure che riservano a Raskolnikov il suo amico Razumichin insieme al giovane dottore Zosimov che sta facendo i suoi primi passi nell'accostarsi a patologie psichiatriche. Le cure di Zosimov, l'amicizia di Razumichin, le premure di Nastasja, non fanno che aumentare il tormento di Raskolnikov. E maggiori sono le cure, più aumenta la sua tormentosa chiusura al mondo esterno. E il suo delirio.
Insieme ad aggravare il delirio l' ansia di vivere e insieme il timore di non riuscire a vivere normalmente la propria vita , è un altro tema trattato. Raskolnikov è ossessionato dall'idea che "che tutto questo doveva finire .... altrimenti non sarebbe tornato a casa, perché non voleva vivere così ” e uscito disperato dalla stanzetta, si ferma ad ascoltare un suonatore ambulante accompagnato da una ragazzetta che canta una romanza e insieme chiede l'elemosina, poi crudelmente dice basta dopo aver posato una moneta nella mano della ragazza. Più in là c'è un vicolo pieno di donne che cantano, c'é allegria popolare , una donna gli chiede "Non entrate , caro signore?" e lui si lascia convincere ad entrare e riflette sulla condizione umana, sulla condizione di un condannato a morte che se dovesse vivere su una cima, su uno scoglio, in uno spazio così stretto da poterci tenere solo i piedi, e tutt'intorno ci fosse l'abisso , l'oceano, una tenebra eterna, un'eterna solitudine e un'eterna bufera,e dovesse vivere così, ritto in quel metro quadrato di spazio, per tutta la vita, per l'eternità, sarebbe sempre meglio vivere in questo modo che morire subito, pur di vivere, vivere, vivere, vivere in qualunque maniera ma vivere...... e conclude la sua riflessione con l'affermazione che l'uomo è un vigliacco perché pur di vivere e spinto dall'ansia di vivere si sottopone a qualsivoglia tortura.
In occasione della morte di Marmeladov Raskolnikov sembra uscire dal suo delirio e dal suo tormento e si preoccupa di soccorrere la moglie Katerina Ivanovna e la famiglia. In questo egli esce temporaneamente dal suo delirio e se ne accorge, le paure ed i fantasmi se ne vanno temporaneamente e lui riesce a vivere la sua vita. Quando esce dall'appartamento dove è morto Marmeladov si sente sopraffatto da una sensazione nuova e incontenibile, da un senso di vitalità piena e possente che gli aveva inondato il cuore di colpo, questa sensazione poteva essere paragonata a quella di un condannato a morte, a cui annuncino inaspettatamente la grazia.
A questo punto c'è nel romanzo il confronto diretto tra il male ed il bene, il protagonista che é caduto in preda al male che lo ha portato al delitto e a tutte le sue conseguenze ha un improvviso raggio di sole dal bene che compie. E nella lotta del male con il bene proseguirà il romanzo.
La sua sensazione di benessere è tale che si reca da Razumichin a festeggiare . Ma giunto nell'appartamento dove si festeggia, sente tanta debolezza che può solamente dire all'amico che alla fine è venuto per i suoi festeggiamenti, però non si regge in piedi e deve andare via tanto che l'amico si convince che é bene accompagnarlo dopo averne parlato al giovane dottore Zosimov.
L'idea della pazzia che sta progredendo è l'idea che si è fatto il giovane dottore ed è uno dei temi trattati. La follia dell'uomo e la paura della follia, il tentativo di combattere contro la follia, la stranezza della follia, il suo continuo alternarsi con momenti di normalità..
Nella stanzetta di R. li stanno aspettando la madre e la sorella di R.. Al vederle tra grida di festeggiamenti R. scade svenuto. Nel riprendersi comunica alla sorella la sua contrarietà al suo matrimonio.
L'autorità maschile del protagonista nella sua famiglia è un tema che spunta nella vicenda e che diventa estremamente importante perché si interseca e si intreccia con quelli del delitto, del castigo, della patologia e dell'ansia di vivere. L'autorità maschile si va ad intrecciare soprattutto con la paura della sua follia che sembra progredire, per cui diventa difficile contrariarlo. E alla fine anche l'amico Razumichin sente forte questa paura della follia di R. ma gli dà ragione rispetto al giudizio che lui si è fatto di Luzin, e le due donne si rendono conto della forte lite che c'è stata tra R. e Luzin e di come si stia complicando tutta la loro vita. Comunque l’autorità maschile entra in scena rispetto al matrimonio della sorella e all’onore della sorella Dunja e diventa un compito, un obbligo morale, un dovere, rispetto al quale il protagonista si sente in difficoltà ma cerca comunque di adempiervi fino alla fine, con la sua ribellione a Luzin e con la sua ricerca di Svidrigailov a che lo stesso non nuoccia più alla sorella.
La menzogna e la vergogna rispetto alla menzogna ad un certo punto si impadroniscono di Raskolnikov lo portano ad una terribile sensazione di non poter più parlare, con nessuno più e di nulla più e lo fanno entrare in un terribile contrasto con quell’autorità maschile che si è assunto.Egli tenta disperatamente di reagire a questa sensazione invitando tutti a parlare. E poi si spinge nel ricordo del suo desiderio di sposarsi con la figlia della padrona di casa che poi morì. La menzogna e il progresso sono l’oggetto di una profonda riflessione di Razumichin sulla necessità a volte della menzogna. La menzogna è invece lo stile di vita di Luzin che cerca di approfittare mascherando la sua prepotenza della situazione nei confronti di Dunja e poi respinto dalla stessa organizza una clamorosa calunnia nei confronti di Sonja per screditare la stessa agli occhi di Dunja.
Il ritorno dell'assassino sul luogo del delitto ; ad un certo punto il protagonista si ritrova vicino alla casa dove ha commesso il delitto e sente un impulso irrefrenabile a tornarci tanto che si spinge dentro l'appartamento che è stato svuotato e vi trova un signore e si finge interessato all'appartamento. Questo impulso irrefrenabile gli porta addosso dei sospetti da parte di un commerciante che comincia a seguirlo e a chiamarlo assassino, e questo tema del misterioso personaggio che improvvisamente emerge dal nulla e lo accusa apertamente di essere un assassino arricchisce il romanzo.
I fantasmi e il loro agitarsi ; il tema viene introdotto in uno strano colloquio tra il protagonista e Svidrigailov, personaggio complesso che si è proposto di fare solo il male e che trova piacere nel male. I fantasmi perseguitano il protagonista, forse sono delle allucinazioni ma rispuntano spesso nel romanzo a tormentarlo; il fantasma di Marfa Petrovna tormenta Svidrigailov ; lo stesso Raskolnikov quando vede Svidrigailov non riesce a capire se é un essere umano o un fantasma.
Nel confronto tra il bene e il male, con cui si sviluppano la quarta, la quinta, la sesta parte e l'epilogo; con il lungo episodio della grave calunnia di Luzin nei confronti di Sonja, calunnia che viene smascherata insieme da Lebeziatnikov e Raskolnikov, con la tragica fine di Katerina Ivanovna dopo aver trattato a lungo e con pagine ricche di buon umore il confronto tra la stessa e la sua padrona di casa tedesca durante il rinfresco funebre; l'autore introduce in queste parti nella lotta tra il male e il bene una ricerca religiosa, nei colloqui tra R. e Sonja quest'ultima gli legge, su sua richiesta, una parte del Vangelo di Giovanni sulla resurrezione di Lazzaro. E alla lettura succede qualcosa nell'animo del protagonista che viene conquistato dalle parole di Sonja.
Poi, alla sua confessione di aver ucciso, lei ha paura per la vita di lui e cerca in ogni modo di aiutarlo, perché si rende conto che il suo male gli ha provocato già gravi turbative ed ora egli si sta incamminando in una strada senza sbocchi, e l'aiuto della religione diventa l'argomento e il tema su cui si incentra la parte conclusiva del romanzo.
L’amore di Raskolnikov per Sonja, che gli permette di rinascere a nuova vita, che gli fa conoscere un altro mondo che egli aveva ignorato; con questo tema si chiude il romanzo e prima di rendersi conto di amare R. riprende a guardare il paesaggio e ne viene conquistato.
CONSIDERAZIONI SULL'AMBIENTAZIONE
Il romanzo si svolge in estate, in un anno intorno al 1870, nella città di Pietroburgo.
La città con i suoi palazzi, quello di Raskolnikov di cinque piani, quello della vecchia usuraia che è un enorme casamento composto di appartamenti molto piccoli, al quarto piano l'appartamento dove avviene il duplice omicidio; quello di Marmeladov e di Katerina Ivanovna, l'appartamento anch’esso al quarto piano, ( dove sono ambientati il rinfresco funebre per la morte di Marmeladov e poi i riti funebri per la morte di Katerina Ivanovna ) nello stabile dove troverà alloggio anche Luzin nella stanza di Lebeziatnikov; quello dove abita all'inizio Razumichin al quinto piano nell’isolotto Vasilenskij; la casa di Sonja, vicino al canale,una vecchia casa a tre piani, dove al secondo piano c'è la stanza di Sonja e contigua ad essa la stanza dove alloggerà Svidrigailov e sentirà attraverso il muro la confessione a Sonja di Raskolnikov; la stanza dell'albergo dove vengono alloggiate la madre e la sorella di Raskolnikov un enorme caseggiato a due piani, casa Bakaleev ; il nuovo alloggio di Razumichin in un palazzo con portiere e stanze piuttosto grandi e molte scale.
La città con i suoi viali, le vie, i corsi, le piazze.
La città con i suoi canali e con il fiume Neva; Pietroburgo si trova proprio alla foce del fiume Neva.
L'isolotto Vasilenskj, la piccola Neva, le Isole, la vegetazione delle isole che contrasta con la polvere della città; l'isolotto Petrovskj, cespugli e prati su cui R. si butta a dormire.
Vicino al ponte Nikolaeskij il protagonista ha un piccolo incidente con una carrozza, fa pochi passi e si gira a guardare il panorama della Neva e del castello, e ricorda di averne sempre ricavato un’impressione indefinibile di godimento, ma ora che ha commesso il duplice omicidio rimpiange di non poter provare più quella sensazione.
Sul ponte X Raskolnikov guarda nei riflessi dell'acqua il tramonto e assiste al tentativo di suicidio di una donna che si lancia nelle acque e che viene salvata dall'intervento immediato a nuoto di un poliziotto.
Le acque del fiume che si ingrossano nella piena che viene descritta di sfuggita nella parte in cui Svidrigailov si uccide.
Il mercato del fieno dove passa spesso il protagonista Raskolnikov; dove avviene l’incontro casuale con i due venditori ambulanti e Lisaveta. Dove ripassa qualche sera dopo e sente i suonatori ambulanti. Dove si inginocchia davanti alla gente come aveva promesso a Sonja prima di andare a confessare il suo delitto alla polizia.
La città che stranamente, come tutte le grandi città, attira gli uomini a vivere e a stabilirsi proprio in quelle zone dove non ci sono né giardini né fontane, ma puzzo e sudiciume di ogni genere.
Le considerazioni sull'ambiente riguardano la precisa descrizione della grande città d'estate, delle sue giornate e delle sue serate, di molti ambienti.
Inoltre la precisa descrizione delle stanze dove si svolge il romanzo. La stanzetta di Raskolnikov, l'appartamento dei Marmeladov, la stanza di Sonja, la stanza dell'albergo dove vengono alloggiate la madre e la sorella di Raskolnikov (casa Bakaleev) , il nuovo alloggio di Razumichin. E il commissariato di polizia, dove spesso si svolge il romanzo, nell'edificio chiamato spesso Palazzo di Cristallo.
UNO SGUARDO AI PERSONAGGI
Raskolnikov il protagonista, il teorico del delitto, l'ex studente di legge, l'autorità maschile che deve difendere la sorella, il giovane capace di fronteggiare (ed umiliare) Petr Petrovic Luzin, il pretendente della sorella, viene raffigurato come un giovane che aspira ad essere grande ma che elabora per questo una teoria assurda e pian piano se ne convince tanto da metterla in pratica con l'omicidio che poi si trasforma in duplice omicidio. Non sopporta la sua condizione, vuole cambiare il mondo ma crolla miseramente in una forma strana di malattia, una specie di follia lucida, nella quale c'è anche tutto un sottile gioco psicologico di essere più furbo degli investigatori, di cercare di far perdere le proprie tracce. Il male si è impadronito di lui . Quando improvvisamente, alla morte di Marmeladov, egli compie una serie di buone azioni, improvvisamente sembra che una forza nuova lo riporti ad una vita normale. Il conflitto tra il bene e il male si protrae nel suo cercare Sonja e cercare in lei un riscatto, una via di uscita che diventa man mano una via di espiazione del male con connotati fortemente religiosi. Alla fine la scoperta dell’amore per Sonja lo riscatta.
Alena Ivanovna, la vecchia usuraia, appare sin dalle prime pagine del romanzo, nel suo appartamentino di due stanze che è ben ordinato grazie alla sorella Lisaveta; poi riappare protagonista di un colloquio che il protagonista aveva sentito in cui sentiva uno studente parlare di lei con un ufficiale e desiderare di ucciderla come un pidocchio ; e lei diventa l'oggetto della follia omicida di Raskolnikov che dalla teorizzazione del delitto deve passare alla pratica e viene uccisa.
Lisaveta, la sorella, viene uccisa per un caso, in quanto Raskolnikov aveva lasciatyo la porta aperta e rientra in casa mentre lui sta frugando tra le cose dell'usuraia e l'omicida se la trova dinanzi all'improvviso e rimane terrorizzato e la colpisce forsennatamente.
Marmeladov; è un funzionario che si è perduto nell'alcool, che Raskolnikov incontra dopo la seconda visita all'usuraia e che gli racconta tutta la sua vita, gli parla prima della moglie che rimasta vedova di un ufficiale che aveva il vizio del gioco con tre figlioli aveva accettato di diventare la sua consorte; anche lui vedovo con una figlia grande; e le racconta dei litigi tra la moglie e la figliola grande e alla fine che la figlia Sonja si è lasciata convincere a prostituirsi ; e ubriaco si scioglie completamente con Raskolnikov, anche perchè ha la parola che deve uscire e per questo è oggetto degli scherni degli avventori della bettola; e entra in una amicizia con il giovane e si lascia accompagnare a casa anche perchè teme l'ira della moglie.
Katerina Ivanovna, la moglie di Marmeladov, fa la sua prima apparizione al rientro del marito ubriaco disperata perché il marito si beve tutti i soldi e non le lascia nulla per la famiglia; e picchia il marito e scaccia Raskolnikov. Riapparirà sotto altra veste alla morte di Marmeladov, donna di grande dignità nonostante la sua misera condizione, donna che ci tiene a tenere un rinfresco funebre per onorare la memoria del defunto marito, che in questo rinfresco si trova a dover fronteggiare la malvagità e a dover difendere Sonja da una terribile calunnia; che viene scacciata di casa dalla padrona di casa Amalia Ivanovna, colpita da un bicchiere che ella aveva lanciato contro Luzin, autore della terribile calunnia contro Sonja; che si dispera e porta con sè i bambini piccoli nella strada e cerca di farli cantare, e che è nella fase terminale della tisi e caduta disastrosamente ha un gravissimo malessere e muore. É un personaggio di grande statura morale, è una donna che non si piega mai di fronte alle grandi difficoltà della vita, che cerca sempre delle soluzioni pratiche e coraggiose, alla quale non si riesce a rimproverare nemmeno di aver spinto alla prostituzione Sonja perché costretta dalla disperazione di una situazione senza sbocchi.
Nastasja, la cuoca e l'unica domestica della padrona di casa di Raskolnikov, non riesce ad eseguire le direttive della stessa, che ha disposto di non dare più cibo allo stesso, e si preoccupa di farlo mangiare anche perché si rende conto che lo stesso ha una strana malattia, dorme quasi sempre ed è quasi sempre presente nella sua stanzetta ai colloqui che Raskolnikov ha lì; presenza discreta e sempre di buon umore. Personaggio che arricchisce molti dei colloqui che si svolgono nella stanzetta di Raskolnikov.
La padrona di casa Prakovja Pavlona chiamata Pasenka da Razumichin, aveva preso a benvolere Raskolnikov all'inizio dei loro rapporti, tanto più che l'ex studente si era fidanzato con la figlia di lei, Natalja Egorovna; ma poi la figliola era morta di tisi e Raskolnikov non pagava più l'affitto e lei aveva una cambiale, per cui si era rivolta alla polizia, stante il fatto che il giovane aveva debiti e non le lasciava libera la stanza. Non appare mai ma viene spesso citata.
Svidrigailov è l'incarnazione del male, è l'uomo che vive per fare il male, per sua stessa ammissione durante il colloquio che ha con Raskolnikov, ha cercato di insidiare la sorella del protagonista , la desidera nonostante la differenza di età. Raskolnikov ne è ossessionato dopo la lettera della madre che raccontava le sue cattive intenzioni verso la sorella e pensa di vederlo in un uomo che insidia una fanciulla in un parco; poi se lo ritrova in camera che gli propone tranquillamente di voler vedere sua sorella e di volersi scusare con lei e R. non capisce se ha parlato con un uomo o con un fantasma, ma si sente minacciato da lui e proprio Svidrigailov sarà l'orecchio teso di nascosto a sentire la sua confessione a Sonja, perché vive nella stanzetta accanto a quella di Sonja. Svidrigailov poi cercherà di avere Dunja con la violenza, ma visto che è impossibile ci rinuncia ma non trova più scopi degni nella vita e finisce col suicidarsi.
Mikolka, il personaggio del sogno, è un personaggio terribilmente crudele verso una cavallina, che vuole frustare vicino agli occhi e che poi uccide con estrema ferocia.
Nicholaj e Mitka( i due imbianchini) riemergono in continuazione nel romanzo perchè ognuno di loro si autoaccusa del duplice omicidio e queste sono situazioni che favoriscono R. nello sfuggire alle indagini.
Il'ia Petrovic (Miccia) il tenente di polizia è il personaggio della polizia che tratta subito male Raskolnikov tanto che il suo malore viene interpretato in seguito agli attacchi di Miccia. È poi l’ufficiale a cui R. renderà piena confessione alla fine del romanzo.
Zametov, è il segretario del commissariato che cerca di tenere buono Miccia ma senza grossi risultati nel primo colloquio al commissariato; poi si incontra con Razumichin e gli chiede di incontrarsi con R. sapendo della loro amicizia e va nella stanzetta mentre lui dorme e Raskolnikov è preoccupato perché pensa che possa aver scoperto qualche traccia. R. si ritrova accanto Zametov mentre in trattoria sta guardando le cronache del giornale sull’omicidio. E R. si mette tranquillamente a chiacchierare con Zametov su come lui si sarebbe comportato al posto di certi falsari che erano stati acciuffati; e Zametov gli dice che lui sta delirando e R. sempre più in preda a qualcosa gli dice come avrebbe fatto lui se fosse lui l’assassino della vecchia usuraia e gli dice ad un certo punto “ E se la vecchia e Lisaveta le avessi ammazzate io ?” e lascia Zametov interdetto.
Zametov assiste al colloquio che Raskolnikov, accompagnato da Razumichin, ha con il giudice istruttore Porfirij Petrovic durante il quale R. espone la sua teoria sull’umanità e sul delitto.ed è proprio lui che chiede “Non sarà stato, magari, qualche futuro Napoleone, ad accoppare la nostra Alena Ivanovna la settimana scorsa?”
Nikodim Fomic è il commissario di polizia rionale e interviene nel commissariato con delle parole scherzose per domare la turbolenza di Miccia e a lui si rivolge Raskolnikov per ottenerne l’attenzione e gli racconta un poco della sua vita ; il commissario fa per dettargli una dichiarazione di impegno per il suo debito e si accorge che R. non sta bene, poi discute con Miccia sul delitto poi quando R. sviene riprende ancora il tenente che aveva chiesto a R. dove era stato la sera prima alle sette. In Nikodim Fomic poi si imbatte R. scendendo dalla casa di Marmeladov subito dopo la sua morte e nota che lui è tutto sporco di sangue.
Razumichin, l’amico di Raskolnikov, che si prende generosamente cura di lui, che lo difende a spada tratta, con irruenza da ogni accusa, che si occupa anche della madre e della sorella di lui, che si innamora subito di Dunja, con la quale si sposerà alla fine del romanzo; personaggio estroso, forte, gioviale, in continua lotta contro ogni sopruso, che alla fine progetta di trasferirsi con la sua nuova famiglia in Siberia per poter stare più vicino all’amico.
Zosimov, il giovane dottore,è alle prese con un caso estremamente interessante di patologia psichiatrica, cerca in ogni modo di trovare nel comportamento del malato le caratteristiche della malattia, anche se non ha una qualche esperienza se non teorica, e comunque si rende conto subito della gravità della patologia, e quando si vede un leggero miglioramento è subito portato dalla sua inesperienza e dalla sua gioventù a credere nella guarigione ed ad affermarla.
Petr Petrovic Luzin è un personaggio ambiguo, bugiardo e crudele; cerca una donna per poter spadroneggiare su di lei e si fidanza con Dunja nel momento in cui la stessa stava precipitando nel baratro; di questo Raskolnikov si accorge intuitivamente subito; scacciato in malo modo da R. intende vendicarsi su di lui e scrive una lettera in cui lo ingiuria e lo accusa di aver speso il denaro inviatogli dalla madre con una prostituta, Sonja, alterando la verità: scacciato dalla fidanzata Dunja dalla madre di lei e da Raskolnikov per le sue menzogne, pensa a come rifarsi del tutto la faccia ed escogita una calunnia nei confronti di Sonja, che accusa pubblicamente di averlo derubato, ma viene smascherato da Lebeziatnikov e Raskolnikov insieme.
I figli di Katerina Ivanovna sono Polja detta Polen’ka, la bambina più grande, di dieci anni, con cui la madre si confida e che viene mandata a cercare Sonja e che ringrazia Raskolnikov, in occasione della morte di Marmeladov; Kolja, il ragazzo che si mette su una sedia vicino al padre morente e non dice una parola, che viene poi, dopo che sono stati cacciati di casa, incitato dalla madre quando stanno per la strada a cantare, e che ad un certo punto scappa con Lida detta Lidocka e dalla madre Lenja, la figlia più piccola, quella bambina che il padre morente fissava guardandole i piedini nudi.
Sonja è la figlia del primo matrimonio di Marmeladov, è stata costretta a prostituirsi dalla miseria e dal vizio terribile del padre del bere, compare per la prima volta nel romanzo in occasione della morte di Marmeladov che spira tra le sue braccia. A lei si rivolge Raskolnikov cercando un dialogo e lei diventa la sua confidente, la donna che gli fa delle domande sul suo stato, sulla sua fede, che gli legge dei passi delle sacre scritture; a lei R. confessa il suo delitto e lei entra in sofferenza per lui e alla fine gli promette che gli starà sempre vicino. Sonja diventa la protagonista femminile, lo spinge a costituirsi e a confessare, lo segue in Siberia, lo assiste durante la prigionia e improvvisamente Raskolnikov capisce di amarla e dall’amore per Sonja viene trasformato e inizia un’altra storia.
Amalia Ivanovna (o Liudvigovna o Lippevechzel ), la padrona di casa di Marmeladov è una signora che dice di essere tedesca , ma non è creduta da Katerina Ivanovna che ritiene che sia finlandese. La lite continua tra Katerina Ivanovna e Amalia Ivanovna caratterizza lunghe parti del romanzo, fino al momento in cui la padrona di casa, colpita involontariamente da un bicchiere gettato da Katerina Ivanovna contro Luzin, la scaccia di casa durante e alla fine del rinfresco funebre. Molto simpatica è la descrizione dei gesti di questa donna quando si vanta di avere avuto un babbo tesco che teneva le mani in tasca e faceva sempre:”Puf,Puf” e alle critiche di Katerina Ivanovna risponde che il suo babbo Vater si chiamava Johan ed era un Burgermeister, e comincia la discussione tra le due che si fa intensa, e viene interrotta dal sopraggiungere di Luzin e dalle sue accuse calunniose a Sonja, e la Amalia Ivanovna prende le parti di Luzin, ma quando questo viene smascherato e quando è colpita dal bicchiere si arrabbia terribilmente e scaccia di casa Katerina Ivanovna con i suoi piccoli, con una spietatezza feroce.
La madre di Raskolnikov, Pulcheria Aleksandrovna, è una bella figura femminile che cerca disperatamente di capire il figlio, tanto da non credere assolutamente alla sua colpevolezza anche dopo la sua confessione, da rimanere fiera di lui comunque, fino alle morte.
La sorella di Raskolnikov, Dunja,(Advotia Romanovna) oltre ad essere un personaggio di elevato valore morale, viene descritta come molto bella.Progetta di sposare il ricco, sebbene moralmente depravato, Luzin, per salvare la famiglia dalla miseria.E' seguita a Pietroburgo dal turbato Svidrigailov che cerca con ricatti di ogni tipo di riprenderla.Lei respinge entrambi gli uomini a favore di Razumichin,l'amico di Raskonikov, che sposerà.
Porfirij Petrovic , giudice istruttore, incaricato di risolvere il caso degli assassini di Raskolnikov,lo guida verso la confessione.portandolo sapientemente a confessare spontaneamente.Usa con abilità la diversione, la dissimulazione,la sua stessa contraddizione ed il sottinteso, e sa porsi all'altezza dell'intelligenza del protagonista.
Andrej Semenovic Lebeziatnikov il compagno di stanza radicalmente socialista di Luzin; questi lo nomina,la prima volta, come suo giovane amico.Ma lui però poi testimonia il suo tentativo di incriminare Sonja e successivamente lo smaschera.
CONSIDERAZIONI SULLE RIFLESSIONI E RICERCHE GIURICHE E SOCIALI NEL ROMANZO
Nel romanzo ci sono due aspetti che meritano una valutazione dal punto di vista giuridico, in ossequio a quello che deve essere stato lo studio in tal senso dello scrittore.
Il primo è la teorizzazione del delitto come comportamento lecito per alcuni uomini. Questa teorizzazione che è all'origine del duplice omicidio e intorno alla quale si snoda tutto il romanzo, parte dal presupposto che l'umanità è divisa in due categorie, da una parte gli uomini comuni, che debbono osservare le leggi e dall'altra alcuni uomini non comuni, ai quali, per finalità superiori, può essere consentito di scavalcare certi steccati e per i quali alla fine il delitto può diventare lecito.
Questa considerazione del delitto si riallaccia in fondo alle considerazioni del Machiavelli ne Il Principe e a quelle di John Locke sull'uso della forza e sul diritto. Le riflessioni di Raskolnikov non sono lontane da quelle di parte della teoria giuridica e si avvicinano a concezioni in cui il diritto diventa un oggetto difficile, quali il nichilismo, che allora aveva toccato profondamente la Russia tanto da essere oggetto di un altro grande romanzo di Dostoevskij, I demoni, e di un grande romanzo precedente di I. Turgheniev, Padri e figli, nichilismo che avrà grande influenza in Russia nella fine del secolo insieme al socialismo e al comunismo.
Peraltro la teorizzazione del delitto viene toccata nel romanzo insieme ad una riflessione sull'uguaglianza o meno degli uomini e sul pensiero di Fourier e di Proudhom, due scrittori francesi di economia che sono i primi portavoce del socialismo. Questo accostamento al socialismo si trova nei discorsi di Razumichin sul delitto come protesta contro l'anormalità dell'ordinamento sociale, come frutto di un ambiente che corrode.
Nel romanzo la teorizzazione giuridica porta però a degli sbocchi pratici inevitabili, e l'autore vuole evidenziare come la teoria o meglio l'idea cattiva non può non avere se non delle conseguenze negative; l'effetto della teorizzazione è il duplice omicidio con tutte le sue conseguenze, é un effetto inevitabile, stante anche la debolezza del protagonista che diventa succube delle sue ossessioni.
Un secondo aspetto degno di attenzione è la scrupolosa descrizione delle indagini di polizia, e la sapiente riflessione del giudice istruttore che ad un certo punto inchioda Raskolnikov nonostante l'abilità con cui l'omicida si è difeso trincerandosi dietro la sua malattia, i suoi deliri, e nonostante l'astuzia con cui egli, sicuro dell'alibi della sua patologia, si spinge a confessare il delitto per poi poter accusare di crudeltà gli inquirenti. Il gioco sottile che si svolge tra Raskolnikov e gli inquirenti merita una riflessione su quanto lo scrittore si sia occupato delle indagini di polizia, della necessità di prove, della spinta alla confessione, della necessità del colpevole di occultare le prove, del gioco sottile tra il colpevole e gli inquirenti. Le indagini sono e diventano sempre più accurate man mano che passano i giorni del romanzo e culminano nella visita del giudice istruttore Porfirij Petrovic a Raskolnikov in cui l'inquirente dà scacco matto all'autore dei delitti, alla sua patologia, alle sua amicizia con Razumichin e a tutte le confusioni che egli è riuscito a mettere per gli organi inquisitori.
Un'altra riflessione di estremo interesse è svolta nel romanzo ed è la riflessione sulla condizione femminile, che viene svolta da Lebeziatnikov in un suo colloquio con Luzin. Da tener presente che la riflessione sulla condizione femminile viene svolta anche ne I Demoni e ne L'Idiota. In Delitto e castigo la condizione femminile della donna in Russia in quegli anni è messa bene in evidenza nell'autorità maschile, che sente profondamente anche Raskolnikov nei confronti della sorella Dunja, ma nel contempo nella ribellione che si sviluppa in Dunja, nella grandezza che l'autore dà a quasi tutti i personaggi femminili, soprattutto Sonja che diventa la protagonista femminile del romanzo e che sarà capace di cercare per R. il riscatto dal suo delitto e impegnerà la sua vita in questo.
Comunque nel romanzo vi é una società russa che é attraversata da grandissime contraddizioni, che é fortemente influenzata da idee nuove e da ideologie che avranno il loro sbocco nella rivoluzione russa, in cui la donna sta emergendo alla ricerca di un riscatto da una posizione di subordinazione secolare, in cui la miseria spinge gli uomini a vite segnate dal vizio e dalla debolezza rispetto al male e dalla follia, follia e male che si impadroniscono di alcuni personaggi tanto da far pensare ad una presenza demoniaca che sarà sviluppata a fondo ne I Demoni e che sarà la protagonista di parte della letteratura russa futura.
Contro questo aspetto, la miseria, la follia o meglio il male che trascina verso la follia e la perdizione, c'è l'altro aspetto della società, c'è la bellezza delle descrizioni di musiche in strada, di donne che ciacolano, di incontri dignitosi come il rinfresco funebre voluto da Katerina Ivanovna, dello scherzo con cui incomincia la lite tra Katerina Ivanovna e la sua padrona di casa, della grandezza di Katerina Ivanovna che riesce a rialzarsi dopo grandi difficoltà, della grandezza di Sonja che offesa e umiliata dalla vita sa trovare sempre una via di uscita nella sua fede religiosa, e che fa della salvezza di Raskolnikov la sua missione, nella forza di Razumichin che si occuperà della sorella di R. e che cerca disperatamente di far uscire R. dalla sua follia, non consapevole dei delitti che questi ha già commesso. Insomma nel romanzo si spiega possente un grande scontro continuo tra bene e male che avviene spesso inoltre all' interno dei personaggi stessi.
Il male, oggetto di molti dei romanzi di Dostoevskij, viene studiato dall'autore con meticolosità, viene rappresentato nei comportamenti depravati di alcuni personaggi, viene raffigurato come conseguenza spesso inevitabile di un lasciarsi catturare da una presenza ossessiva e demoniaca che si impadronisce di questi personaggi e li porta alle conseguenze ed alle azioni più orribili.
Il bene è la possibilità di uscire da questa condizione di soggezione e di follia in cui alcuni personaggi sono costretti dal male.
RIASSUNTO.
Raskolnikov è uno studente di legge che studia o meglio vive da ex studente a Pietroburgo in una cameretta. Il romanzo inizia con il protagonista che sguscia da questa cameretta furtivamente per non incontrare la padrona di casa con cui è in debito di parecchi mesi di affitto e si reca da una vecchia usuraia, Alena Ivanovna, dove le da in pegno un orologio e riceve un rublo e quindici copeche, pochissimo rispetto ai 5 rubli che pensava di ottenere, e le anticipa che verrà presto con un altro pegno e nel frattempo si informa se la sorella dell'usuraia vive sempre con lei. Uscito, Raskolnikov si infila in una bettola dove si disseta con una birra fresca e conosce un ubriacone, Marmeladov, un funzionario rovinato dall'alcoolismo, che gli racconta tutti i suoi guai e la sua vita familiare e che alla fine si fa accompagnare a casa dove viene terribilmente rimproverato dalla moglie, Katerina Ivanovna. Il giorno dopo R. riceve una lettera dalla madre che gli preannuncia che gli manderà presto del denaro e gli preannuncia che la loro vita sta per cambiare; gli racconta prima che la sorella Dunja (Dunecka) era stata oggetto di insidie dal marito di Marfa Petrovna, la signora presso cui prestava servizio come istitutrice, il signor Svidrigailov; che Marfa Petrovna aveva sorpreso poi il marito in atteggiamento supplice nei confronti di Dunja e che aveva capito il contrario della verità e aveva subito cacciato via Dunja; ma poi questa Marfa Petrovna si era ricreduta ed aveva sentito l'obbligo di scusarsi con Dunja e di andare da tutte le famiglie a dire la verità. Ma che ora la vita sta per cambiare per loro in quanto si é fatto avanti un pretendente serio per Dunja, di nome Petr Petrovic Luzin, che ora sta per venire a Pietroburgo dove intende aprire uno studio di avvocato; e la madre gli preannuncia un incontro con lui raccomandandogli di accoglierlo bene e di non giudicarlo troppo in fretta ed impulsivamente.
La lettera della madre lascia accasciato R. il quale peraltro riflettendo sente di essere fortemente contrario al matrimonio annunciato della sorella Dunja. E sente la necessità di fare qualcosa subito . Esce e si siede su una panchina ed assiste ad un incontro di una ragazzetta di sedici anni con un signore anziano che lui soprannomina Svidrigajlov, che la minaccia con un frustino, Raskolnikov fa per intervenire ma tra loro si frappone un poliziotto. Raskolnikov cerca di far capire al poliziotto che quella povera ragazza è in preda ad un vecchio che si sta approfittando di lei; il poliziotto si preoccupa di rimandarla a casa. Nel frattempo l'altro assiste a tutto. Raskolnikov improvvisamente ha paura che il poliziotto lo stia prendendo in giro e gli dice di lasciar perdere tutto. Il poliziotto lo guarda sorpreso. Raskolnikov poi si muove per andare a trovare il suo amico Razumiskin, poi ci ripensa e decide che lo andrà a trovare dopo " quella cosa". Fa per tornare alla sua stanzetta, ma arrivato ad un prato si lascia andare sull'erba e si addormenta.
Nel sonno fa un sogno strano, in cui un grande carro é trainato da una cavallina piccola, che il cocchiere, Micholka, vuole frustarla da tutte le parti e soprattutto vicino agli occhi e, preso da un accesso di estrema crudeltà, il cocchiere uccide la cavallina con una spranga di ferro.
Si sveglia fradicio di sudore. Passa vicino al mercato del fieno e sente il colloquio di due venditori ambulanti, marito e moglie, con Lisaveta Ivanovna, la sorella della vecchia usuraia, e sente che prendono accordi per vedersi l'indomani alle sette di sera. Così casualmente R. viene a sapere che la vecchia l'indomani alle sette di sera sarà sola in casa. E ricorda come gli era venuta in mente quella cosa, subito dopo che era stato la prima volta dall’usuraia e aveva impegnato un anellino, si era infilato in una trattoria ed aveva incontrato uno studente che parlava di Alena Ivanovna(l'usuraia) con un giovane ufficiale e diceva che era una persona che non meritava di vivere. Da allora , da qualche settimana si era fatta strada in lui l’idea della necessità di uccidere la vecchia.
Va a casa, prepara un cappio e lo cuce sotto l'ascella del pastrano per tenervi ben nascosta l'accetta, prepara un pegno finto, di legno con una lamina di ferro legati insieme con un doppio fili incrociato, avvolto da una carta bianca e legato in modo che riuscisse difficile slegarlo; e si procura l'accetta, avendo deciso di usare l'accetta per il delitto, scartando l'idea di un coltello; non potendola prendere tra gli arnesi della casa, nella stanza dove lavora Nastasja, perché inaspettatamente Nastasja sta lavorando nella stanza, si sente perduto e sta per mandare all'aria il suo progetto omicida ma per caso vede un luccichio nella custodia del portiere, che è vuota, e trova un'accetta tra dei ciocchi e la prende tranquillamente senza che nessuno se ne accorga.
L'omicidio della vecchia avviene con una estrema semplicità, unici problemi che trova è nel farsi aprire, poi tutto va come aveva previsto, la vecchia si incuriosisce per il pegno cerca di slegarlo ma si trova in difficoltà, come lui aveva previsto e allora la colpisce selvaggiamente con l'accetta e l'uccide. Si mette a rovistare, trova un borsellino, l'orologio che aveva impegnato, degli oggetti, quando sente dei passi e si ritrova davanti Lisaveta , la sorella della morta, inaspettata, che ha fatto rientro a casa, ed ha trovato la porta spalancata; Raskolnikov non esita e la colpisce con violenza e uccide anche lei, che non lancia un grido, terrorizzata.
Arriva qualcuno, lui si chiude dentro col catenaccio dall'interno, vanno a chiamare il portiere, gli imbianchini escono di corsa dall'appartamento, risalgono quelli col portiere, R. esce dall'appartamento fa due rampe e riesce appena in tempo a nascondersi nell'appartamento lasciato vuoto e aperto dagli imbianchini e poi scappa in strada senza farsi vedere da nessuno.
Riesce a rientrare a casa sua, rimette a posto l'accetta nella guardiola del portiere e rientra nella sua stanzetta, dove si butta a dormire e all'alba di risveglia e si accorge delle macchie di sangue in fondo ai pantaloni che lì erano sfrangiati; taglia la frangia tutt'intorno , prende il borsellino rubato dalla vecchia e gli altri oggetti e li nasconde provvisoriamente in un angolo della stanza dove la tappezzeria si è un poco distaccata dal muro e in un punto è anche rotta; ficca tutto nel buco del muro. Poi si accorge che le fodere delle tasche dei calzoni e che la punta delle sue calze sono sporche di sangue, entra in una specie di disperazione quando si accorge di non aver tolto il cappio da sotto l'ascella del cappotto e comincia a pensare che il castigo arrivi con questa confusione che lo coglie incapace di prevedere gli sviluppi. Arriva Nastasja insieme al portiere che gli consegna un avviso dell'ufficio di polizia dove lui è invitato a recarsi. Raskolnikov febbricitante vuole andarci subito. Nel dirigersi verso l'ufficio è preso dalla smania di confessare subito tutto
Nell'ufficio Raskolnikov viene aggredito verbalmente dall'ufficiale di polizia denominato Miccia e lui piccato risponde offeso ma si accorge tranquillizzandosi che lo hanno convocato perché la sua padrona di casa è in possesso di una cambiale firmata da lui e la polizia si occupa di questa cambiale e i funzionari Nikodim Fomic e Zametov gli chiedono un impegno di pagamento e mentre si sta preparando a scriverlo egli sviene. Si riprende e viene lasciato andare, ma torna a casa con l'incubo di una perquisizione e tira fuori dal buco della tappezzeria tutti gli oggetti ed esce per disfarsene; prima pensa di buttare tutto in uno dei fiumi, ma poi pensa che alcuni oggetti galleggerebbero e nasconde tutto in un cortile sotto una grossa pietra. Poi va a finire dal suo amico Razumichin. Questi gli offre del denaro per una traduzione dal tedesco in russo, un lavoro cui lui si sta dedicando. Nel tornare a casa R. viene travolto da una carrozza e riporta un lieve trauma ma quello che lo colpisce è il fatto che viene scambiato per un mendicante da una vecchia che gli mette in mano una moneta, che egli poi getta nel fiume. Davanti al fiume ha degli strani malesseri, poi ritornato a casa cade in preda a deliri ed allucinazioni e viene curato dal suo amico Razumichin insieme al giovane medico Zosimov. Riceve del denaro dalla madre, come gli aveva promesso con la lettera, trentacinque rubli, che è una discreta somma. Nel frattempo Razumichin si è interessato anche di quella faccenda della cambiale e l'ha ottenuta indietro ad un prezzo stracciato e la dà strappata a Raskolnikov.
Con parte del denaro Razumichin compra dei vestiti buoni per Raskolnikov. Lui continua a stare molto male, non mangia, viene Zosimov e si mette a chiacchierare con Razumichin sul duplice delitto e come gli indizi vadano contro uno degli imbianchini, Micholaj, che tra l'altro rendendosi conto di essere sospettato stava per tentare il suicidio. Raskolnikov ascolta questa conversazione nel suo malessere nella sua stanzetta.
Raskolnikov riceve la visita di Petr Petrovic Luzin , il nuovo pretendente di sua sorella Dunja; lo accoglie con freddezza, quello si mette a chiacchierare con Razumichin e Zosimov, ma ad un certo punto Raskolnikov lo aggredisce verbalmente, sembra approfittare del suo delirio per offendere Luzin, che dapprima si irrita terribilmente, poi viene convinto dagli altri che R. é gravemente ammalato e che non sa quello che dice e quello che fa, ma alla fine Raskolnikov lo scaccia.. I suoi visitatori escono anche loro e R. si veste in fretta ed esce, si infila in una trattoria dove chiede il giornale e si mette a leggere con accanimento quello che c'è scritto sull'inchiesta sul delitto quando incontra il segretario del commissariato rionale Zametov che lo aveva sentito dalla polizia insieme a Ilja Petrovic detto Miccia.. Raskolnikov viene preso da un desiderio di dire tutto e dice di essere stato lui, ma l'altro non gli crede e pensa che sia in preda al delirio, e R. fa di tutto per insospettirlo ma non ci riesce. Nell'uscire dalla trattoria R. si imbatte in Razumichin che è arrabbiato con lui perché voleva che andasse alla sua festa di inaugurazione per il suo nuovo alloggio, ma R. gli risponde secco che vuole stare da solo e che non vuole essere aiutato;.ma Razumichin insiste con l'invito. E poi dopo che si sono separati teme che si voglia annegare e cerca di inseguirlo ma invano, perché R. è già sparito nella città.
Raskolnikov va sul parapetto del fiume e rimane in concentrazione, fissando il tramonto riflesso nelle acque, una donna si avvicina e si getta nel fiume, viene salvata da un poliziotto che prontamente si getta nel fiume e la trae in salvo. E gridano che il giorno prima ella aveva tentato di impiccarsi. R. è sempre più in preda di una completa apatia. Vuole recarsi al commissariato ma ripassa davanti alla casa del duplice delitto e spinto da un impulso irrefrenabile vi ritorna e ci trova due operai che stanno rimettendo a posto l'appartamento. Alle loro domande fa finta di essere interessato a prendere in affitto l'appartamento. Poi scende e chiede al portiere se è stato al commissariato; nel frattempo scendono gli operai che riferiscono il colloquio avuto con lui. Il portiere si arrabbia con R. e lo getta in mezzo alla strada.
Nella strada è appena successa una disgrazia. Marmeladov, che R. aveva conosciuto nella bettola, è finito sotto una carrozza ed è agonizzante. Raskolnikov lo riconosce e fa in modo che sia chiamato un dottore e che sia portato a casa di lui. Lì rassicura la moglie Katerina Ivanovna che si occuperà di tutto lui, che pagherà lui. Assiste ad un battibecco tra Katerina Ivanovna e la padrona di casa. Marmeladov chiede un sacerdote e muore. Alla morte di Marmeladov appare Sonja, la figliola. Katerina Ivanovna comincia ad imprecare contro la sua sorte e viene fuori che ha la tisi. Raskolnikov fa per consolarla , le dà i venti rubli che ha, e la lascia andando via come un benefattore. Nelle scale incontra di nuovo il funzionario di polizia Nikodin Fomic. Viene rincorso da Polen'ka la figlia più piccola del defunto che gli chiede dove abita e come si chiama.
Nell'uscire dalla casa R. viene preso da una sensazione nuova ed inaspettata di vitalità che paragona a quella del condannato a morte cui viene annunciata la grazia. Sente tanta vitalità che si reca dall'amico Razumichin ai suoi festeggiamenti, ma giunto nella casa, si sente di nuovo tanto debole da dire all'amico che era venuto per festeggiare ma non si regge in piedi e viene riaccompagnato dall'amico. Nel rientrare si accorgono per le scale che la sua stanza è illuminata, non capiscono, nella stanza ad aspettarli ci sono la madre e la sorella di Raskolnikov che lo abbracciano, lui cade a terra svenuto.
Quando si riprende fissa la madre e la sorella poi le prega sottovoce di andare tranquille nel loro alloggio , le due donne stanno andandosene quando R. chiede loro se hanno visto Luzin, e annuncia loro che poco prima lui lo aveva mandato al diavolo: la sorella Dunja si offende, R. le fa presente che è contrario a questo matrimonio e chiede alla sorella di scrivere una lettera di rifiuto a Luzin, la sorella è sempre più offesa da queste pretese del fratello. Alla fine Razumichin convince le due donne che R. sta molto male, che è meglio che lo lascino solo, e le accompagna lui stesso all'albergo dove hanno preso alloggio, difendendo l'amico e addirittura condividendo pubblicamente la cattiva impressione che ha ricevuto da Luzin.
Il giorno dopo la madre e la sorella vanno da Raskolnikov molto preoccupate ma sembra che stia meglio, così afferma il dottor Zosimov, anche l'aspetto è migliore, e la madre comunica a R. che Marta Petrovna, la donna presso la quale Dunja lavorava, é morta all'improvviso, sembra per le percosse di Svidrigailov, forse per una causa misteriosa. Ad un certo punto R. si altera e diventa pallido; una nuova sensazione terribile lo opprime, che continuare nella menzogna non gli sarà più possibile e che non potrà parlare più, di nulla e con nessuno. Reagisce e si spinge a ricordare con le parole la giovane figlia della padrona di casa con cui si era fidanzato e che poi morì di tisi. Insiste sul matrimonio di Dunja, "o io, o Luzin, se sposi Luzin non sei più mia sorella" discute animatamente con la sorella, poi ad un certo punto sembra cedere di colpo " sposa chi vuoi!". Raskolnikov si accorge che Razumichin non nasconde le sue simpatie per Dunja.
Dopo che la madre e la sorella sono andate via, R. insieme con Razumichin si recano insieme dal giudice istruttore Porfirij Petrovic con cui Razumichin è entrato in amicizia e lo trovano in compagnia del segretario del commissariato Zametov. Raskolnikov dice che intende riscattare gli oggetti che aveva in pegno presso l'usuraia uccisa chiede informazioni su come debba fare e nel colloquio viene fuori che la polizia lo stava aspettando per questo in quanto il suo nominativo figurava in un quaderno dell'usuraia ritrovato, che sapeva che R. non stava bene e lo stava aspettando, e R. si sente la polizia addosso e comincia a congetturare che i sospetti ormai convergono su di lui, quando la conversazione a quattro va a finire sulle teorizzazioni sul delitto e il giudice istruttore comincia a parlare di un articoletto di Raskolnikov pubblicato su un periodico all'insaputa dello stesso; nell'articolo si sostiene che ci sono al mondo delle persone cui è consentito commettere delitti. Gli uomini sono divisi in uomini comuni e uomini non comuni. Raskolnikov precisa che agli uomini cosiddetti non comuni è consentito dalla storia di scavalcare certi ostacoli e fa riferimenti a grandi scienziati qualora dovessero essere ostacolati nelle loro ricerche e ai legislatori, i Licurghi, i Soloni, i Maometti, i Napoleoni, che sono stati dei grandi delinquenti se non altro perché dando una legge nuova ne distruggevano contemporaneamente una più antica ; e si infervora nel cercare di dare una spiegazione alla sua teoria, in cui parla di diritto al delitto, fino alla nuova Gerusalemme. E gli viene chiesto successivamente se crede alla Nuova Gerusalemme, se crede in Dio, se crede nella resurrezione di Lazzaro, e risponde sempre di sì. Il giudice istruttore gli fa molte domande, gli chiede se ne esistono molti di questi uomini non comuni a cui sarebbe lecito il delitto, e R. chiarisce che secondo lui sono eccezioni molto rare; e il giudice istruttore gli fa notare che nell'articolo egli autorizza a seguire la propria coscienza e a spargere il sangue, al che R. replica che questo lui non lo ha scritto e Porfirij Petrovic insiste che qualcuno potrebbe erroneamente ritenere di far parte della categoria degli uomini non comuni e commettere per questo dei delitti, Zametov ridacchia, e alla fine Porfirij chiede a R. se quando scriveva l'articolo non si sentiva in qualche modo un uomo non comune e se si sarebbe sentito capace di uccidere e rubare: R. gli risponde che se fosse così non lo direbbe certo lui, si irrita per la domanda sfacciata ma risponde che egli non si è mai considerato un Maometto o un Napoleone. E Zametov sbotta chiedendo se non sarà stato qualcuno che si credeva un Napoleone ad uccidere le due sorelle. E a R. che chiede se intendono interrogarlo ufficialmente, il giudice istruttore risponde che non lo ritiene necessario ma gli fa una domanda a tranello chiedendo se quando era stato nell'appartamento aveva notato degli imbianchini al secondo piano, e Raskolnikov risponde che ricorda diversamente, al che interviene il suo amico e si ribella a queste domande e il giudice istruttore si scusa. I due giovani se ne vanno e per la strada Razumichin nota che c'è questo sospetto strano che affiora nei confronti di R. da parte della polizia, e si convince sempre più che il giudice è stato un mascalzone con tutte quelle domande e Raskolnikov allora si rende conto che ci sta prendendo gusto in questo gioco, ma quando sono arrivati all'albergo dove sono la madre e la sorella di R., questi scappa via dicendo che ha da fare e che verrà tra poco. E R. si reca a casa perché gli ha preso una mania di controllare nella tappezzeria se per caso non ci fosse rimasto qualche cosa: non trova nulla, si tranquillizza e esce, ma il portiere lo ferma e lo indica ad un uomo che lo sta aspettando. Si mettono a camminare insieme e R. gli chiede che cosa vuole e quello gli dice :"Assassino!" e poi alla protesta di R. gli precisa :" Tu sei un assassino!" e poi svolta e se ne va per la sua strada. R. torna indietro lentamente alla sua stanza e si sdraia e cerca di capire chi è quell'uomo, e farnetica nel dormiveglia e sente fortemente che egli non poteva essere un Napoleone, che ha voluto scavalcare gli ostacoli ma è riuscito solamente ad uccidere. E si addormenta e sogna di essere per strada, di incontrarsi con lo quello sconosciuto, che lo attira nella casa del delitto, egli sale le scale, entra nell'appartamento e rivede la vecchia, che ride, e allora la colpisce con l'accetta, ma quella continua a ridere a crepapelle, lui scappa di corsa ma l'anticamera è piena di gente, le porte delle scale sono tutte aperte e c'è gente per le scale, gente che si accalca , che lo stringe, egli cerca di sfuggire ma non può..... cerca di gridare ....e si sveglia terrorizzato. Sulla soglia della sua stanzetta intravede uno sconosciuto. con la barba folta chiara, quasi bianca, che ad un certo punto si infila nella camera, chiude la porta dietro di sé e si siede su una seggiola accanto al letto. Lui finge di dormire e quello aspetta pazientemente. Poi alla fine R. gli chiede chi sia e quello si presenta: è Svidrigailov.(fine primo volume; fine parte terza)
Svidrigailov conversa con R., gli racconta dei suoi fantasmi, afferma che lui cerca deliberatamente il male e gli chiede di rivedere, in sua presenza, sua sorella Dunja perché vuole chiederle scusa e vuole darle del denaro. Si congeda e nell'uscire si imbatte in Razumichin che chiede a R. chi sia quell'uomo. I due vanno nell'albergo dove sono alloggiate la madre e la sorella di R. e nel corridoio si incrociano con Luzin ed entrano insieme nella stanza. Qui Luzin vuole delle scuse e le pretende ma viene cacciato via per la sua prepotenza da Dunja, dalla madre e da Raskolnikov, e per Luzin cessa il rapporto con Dunja. Mentre Luzin nell'uscire si lecca le ferite e pensa a vendicarsi, Dunja e la madre ringraziano R. per aver capito subito la prepotenza di Luzin e gli chiedono cosa gli abbia detto Svidrigailov, ma non accettano in alcun modo né il suo denaro né le sue scuse. Fanno insieme a Razumichin un progetto di lavorare insieme nel campo delle traduzioni e dell'editoria di libri dal tedesco in russo, ma R. annuncia che per lui ora è meglio non vederle per un certo periodo e se ne va lasciandole perplesse.
Raskolnikov va a cercare Sonja, la figlia del primo matrimonio di Marmeladov, che per sopravvivere fa la prostituta: Nel colloquio con Sonja egli trova conforto e soprattutto cerca delle parole religiose da lei, si fa leggere un passo del vangelo, viene a sapere che Sonja era amica di Lisaveta, la sorella dell'usuraia da lui uccisa, e confida a Sonja che egli sa chi ha ucciso Lisaveta ma che glielo dirà il giorno dopo, dandole appuntamento all'indomani. Nella stanza accanto, dietro al muro ha ascoltato tutto Svidrigailov che ha preso proprio lì una stanza in affitto.
Il giorno dopo R. va al commissariato nell'ufficio del giudice istruttore Porfirj Petrovic e comincia un colloquio con l'intenzione di confessare, ma le cose vanno diversamente, Porfirj sembra non credergli e lui allora insiste ma il tutto viene ridotto ad un accesso della sua follia, e R. si adira pensando che il giudice istruttore si stia prendendo gioco di lui, e quello gli dice che c'è una sorpresina per lui, quando inaspettatamente viene introdotto Nicholaj, uno dei due imbianchini, che in presenza di una folla, confessa di essere lui l'autore del duplice omicidio. R. si lascia con Porfirj Petrovic e va al rinfresco funebre per Marmeladov e sulla soglia di casa incontra quello stesso individuo che aveva incontrato e che gli aveva detto :"Assassino" che gli chiede scusa e gli dice che lui ne era convinto, lui fa il pellicciaio ed ha il laboratorio sotto la casa del delitto, e che si era convinto dalla sua visita sul luogo del delitto che egli fosse l'assassino, tanto che era andato a parlare con Porfirj Petrovic poco prima, e quando era arrivato Raskolnikov , Porfirj lo aveva messo nella stessa stanza dietro un separè e gli aveva detto di ascoltare e tacere, finché non era arrivato Nicholaj che aveva confessato; era lui la sorpresina che gli aveva preannunciato Porfirij Petrovic.
Luzin è rimasto sconcertato dal fatto di essere stato respinto da Dunja e pensa ad uno stratagemma. Promette alla vedova di Marmeladov di interessarsi per farle avere una pensione e poi manda a chiamare Sonja e si fa trovare nella stanza che sta contando del denaro e dà a Sonja un biglietto di diedi rubli ma a sua insaputa le mette in tasca un biglietto di cento rubli ripiegato. Ma tutto ciò viene visto dal compagno di stanza di Luzin, Lebeziatnikov. Per Marmeladov è stato organizzato un rinfresco funebre e vi partecipano diverse persone tra cui la padrona di casa tedesca e Raskolnikov. Durante il rinfresco Katerina Ivanovna entra in discussione con la padrona di casa tedesca. Ad un certo punto arriva Luzin che accusa Sonja di avergli rubato un biglietto da cento rubli, e Sonja si proclama innocente ma Luzin le fa rivoltare le tasche e il biglietto esce da una tasca. Allora Luzin la accusa di furto, ma arriva Lebeziatnikov che lo accusa di aver organizzato lui, Luzin, tutto questo per umiliare Sonja. Allora Raskolnikov capisce che Luzin cercava di dimostrare che Sonja era una ladra perché lui stesso gli aveva detto il giorno prima, nella discussione, che Sonja era una persona cento volte più degna di lui. Luzin viene smascherato. Il rinfresco finisce con un terribile litigio tra la padrona di casa e Katerina Ivanovna che viene scacciata di casa. Raskolnikov si reca da Sonja e le confessa di essere stato lui stesso ad uccidere Lisaveta e la vecchia usuraia. Sonja rimane sbigottita ma prova pietà per lui , che vaneggia nella teorizzazione del delitto, che cerca di giustificarsi ai suoi occhi; Sonja gli chiede se accetta la sua croce e gli fa dono della sua croce. Dalla stanza accanto ha ascoltato tutto Svidrigailov. Il colloquio viene interrotto da Lebeziatnikov che annuncia a Sonja che Katerina Ivanovna è impazzita. Sonja si precipita in soccorso della vedova del padre (lei è la figlia del primo matrimonio). Raskolnikov torna nella sua stanzetta e riceve la visita della sorella Dunja che gli parla e dice di capirlo, perché é stato perseguitato della polizia e Razumichin le ha spiegato tutto. Poi lo lascia e lui le raccomanda l'amico Razumichin e Dunja rimane perplessa, perché sembra che si stiano lasciando per un lungo periodo.
Raskolnikov esce e viene raggiunto per strada da Lebaziatnikov che dice che Katerina Ivanovna ha portato i bambini con sè ed è letteralmente impazzita . E insieme i due vedono la donna che fa cantare i bambini e una folla che si è radunata. Arriva una guardia che cerca di sedare i disordini, Katerina Ivanovna si sente male e si capisce subito che è molto grave. Viene portata nella stanza di Sonja dove muore. Alla morte di Katerina Ivanovna è presente Svidrigailov che chiede a Raskolnikov di potergli parlare. E si impegna di occuparsi del funerale della donna e insieme dei figli. Con il denaro che aveva proposto di dare alla sorella di Raskolnikov ma che era stato rifiutato.
Raskolnikov torna alla sua stanzetta e riceve prima la visita di Razumichin col quale ha un colloquio in cui gli confida di vedere bene il suo amore per la sorella. Poi , andato via Razumichin viene a visitarlo il giudice istruttore Porfirj Petrovic che comincia un lungo colloquio in cui gli confida di non essere affatto convinto della confessione di Nicholaj e alla sua domanda su chi secondo lui ha commesso il duplice delitto risponde " Ma le avete uccise voi!" e alle proteste di innocenza di Raskolnikov gli dimostra la sua profonda convinzione: ma non ha intenzione di arrestarlo subito, ma vuole che sia lui stesso a confessare e con profondo pentimento, per avere gli sconti di pena previsti, e nel congedarsi gli dice che aspetterà ancora qualche giorno, che è sicuro che lui non scapperà e che verrà nel suo ufficio a confessare. E il giudice istruttore lo lascia.
Raskolnikov si mette a cercare disperatamente Svidrigailov. E' sicuro che quello non si è rassegnato rispetto alla sorella e prima che tutto gli precipiti vuole essere tranquillo per Dunja. Lo incontra in una trattoria vicino al mercato del fieno. Svidrigailov è molto tranquillo e quasi lieto della sua visita, si mette a raccontargli tutta la sua vita, ma Raskolnikov lo tratta con freddezza e allora Svidrigailov gli dice che sa tutto perché ha sentito la sua confessione a Sonja dalla stanza accanto. E lo invita a scappare all'estero. Raskolnikov si convince che i suoi timori per Dunja sono infondati e lascia Svidrigailov, il quale invece ha un incontro subito dopo proprio con Dunja e la porta nella sua stanza e le racconta di aver sentito suo fratello confessare a Sonja di essere stato lui l'autore del duplice delitto. Dunja fa per andarsene ma la porta è chiusa a chiave e la chiave è scomparsa, Dunja capisce le intenzioni di Svidrigailov e estrae una rivoltella e lo colpisce di striscio, ma quello non la lascia andare se non dopo essersi convinto che non potrà mai averla. E allora la lascia andare; poi va da Sonja e le dà quel denaro come aveva promesso a Raskolnikov, dicendole che le servirà se lei lo seguirà in Siberia; e poi si mette a vagare per la città e alla fine Svidrigailov si uccide con un colpo di rivoltella.
Quella stessa sera Raskolnikov va a trovare la madre e la sorella nell'appartamento dove le ha accomodate Razumichin, sempre nello stesso albergo pensionato, casa Bakaleev. Trova la madre che è fiera di lui e del suo articolo, Raskolnikov le dice che sta per partire e la madre lo saluta e lo benedice. La sorella non c'è. Più tardi Dunja va da lui nella sua stanza e Raskolnikov si confida con lei che ha saputo tutto da Svidrigailov e si salutano; ormai è convinto a costituirsi.. Va a fare visita a Sonja che lo invita a rimettersi nelle mani del Signore.
Raskolnikov va al commissariato, incontra Ilia Petrovic detto Miccia, si sta decidendo a confessare, quando qualcuno avvisa l'ufficiale che un certo Svidrigailov si è ucciso , lui sta per lasciare l'ufficio, rifa le scale si ripresenta all'ufficiale e rende piena confessione.
Il romanzo si conclude con un breve epilogo che racconta del processo, della condanna ad otto anni ai lavori forzati (in considerazione delle attenuanti come aveva detto Porfirj Petrovic e di altre attenuanti che aveva scoperto Razumichin) e racconta della vita da forzato di Raskolnikov, del matrimonio di Dunja con Razumichin, della morte di Pulcherija Aleksandrovna, la madre di Raskolnikov. Sonja, che ha seguito Raskolnikov, nelle sue visite al carcerato lo vede farsi via via più tetro, e riferisce questo a Dunja per posta. Raskolnikov è entrato in uno stato di profonda crisi perché caduto in preda di un’angoscia profonda, in cui non ha più alcun senso la sua vita. Inoltre si rammarica di non provare pentimento alcuno per il suo delitto e di non essere capace di uccidersi, perché il desiderio di vivere comunque, pur di vivere, ha sempre prevalso in lui. E poi invidia i suoi compagni di galera per il loro attaccamento alla vita. Nasce una lite tra Raskolnikov e i suoi compagni di cella che l’accusano di essere un ateo e di non credere in Dio. Raskolnikov poi è amareggiato dall’attaccamento che dimostrano per Sonja tutti i detenuti, ben sapendo che Sonja si adoperava per far cose utili per tutti. R. si ammala e passa in ospedale la settimana santa. Entra nuovamente in una forma di delirio in cui sogna una terribile virulenza che fa impazzire tutta l’umanità; questo delirio si protrae due settimane dopo la Pasqua. Una volta si affaccia e vede Sonja che l’aspettava affacciarsi con ansia. Si riprende e torna in carcere ma apprende che Sonja si è ammalata. E si preoccupa molto. Ma la malattia di lei non è grave e un giorno che va a fare dei lavori vicino al fiume e rimane solo viene avvicinato da Sonja all’improvviso e capisce di amarla ed è preso da una felicità improvvisa. E si accorge della bellezza del paesaggio. E che gli altri forzati lo prendono a benvolere. E sotto il guanciale trova il Vangelo e il pezzo della resurrezione di Lazzaro che Sonja gli aveva letto. E comincia una nuova storia, la storia della rinascita di un uomo e del suo incontro con una nuova realtà prima completamente sconosciuta. La storia dell’amore di Raskolnikov e Sonja, una nuova storia con cui si chiude il romanzo.
TEMI TRATTATI
Il romanzo si svolge su una ricerca sul delitto e sulla espiazione rispetto al delitto.
Il delitto nasce da un'idea di grandezza, da un'idea che è svolta dal protagonista in un suo scritto per la quale c'è una parte dell'umanità alla quale viene consentito anche il delitto ed egli fa l'esempio dei grandi condottieri, Napoleone in particolare.
Il delitto che viene pensato in un momento di ricerca teorica diventa poi un'ossessione che tormenta il protagonista che ad un certo punto non riesce più a dominarsi rispetto a "quella cosa" e va progettando il delitto nei minimi particolari, anche perché la sua diventa ad un certo punto la ricerca del delitto perfetto, di un delitto rispetto al quale sarà impossibile risalire al colpevole.
Dopo il delitto c'è questa continua attenzione morbosa del protagonista ai particolari che può aver lasciato, alle tracce per cui si può risalire a lui e tenta in ogni modo di sviare da sé ogni sospetto che sente sin dall'inizio convergere su di lui.
Ad un certo punto il protagonista sente il bisogno di confidare il suo segreto a Sonia, la figlia del defunto Marmeladov, e sembra avere da questa confessione un giovamento, ma è un giovamento effimero, di breve durata, egli sente la forza del castigo che si sta abbattendo su di lui, del tormento che lo perseguita, finché alla fine non va alla polizia e confessa il suo delitto.
Segue il suo processo e la confessione gli giova delle attenuanti notevoli e il protagonista viene condannato a otto anni di lavori forzati in Siberia. Sonia lo segue in Siberia e il protagonista trova nell'amore di Sonia un grande conforto.
La teorizzazione del delitto è il tema dominante. Il delitto per il protagonista è stato oggetto di una riflessione profonda che egli ha pubblicato su un giornale. E il passaggio dalla teorizzazione all'azione, dalla teoria alla pratica è quasi inevitabile, è nel romanzo quasi un male necessario, che stringe il protagonista, lo accerchia, non gli dà tregua, è il male che si incarna nel comportamento delittuoso, Raskolnikov è perseguitato dall'idea di quella cosa, è in tensione continua per essa, e cade in una forma strana di agitazione, in una patologia che viene descritta accuratamente dall'autore, è una patologia psichiatrica senza dubbio, che però lo logora terribilmente ed egli è spesso febbricitante, perde l'appetito e deve starsene sdraiato senza forze nel letto.
Questo della patologia del protagonista è un altro tema che viene trattato con compiutezza. La sua malattia, la sua sofferenza è senza dubbio collegata dall'autore al delitto e diventa una parte del castigo.
Il castigo è l'insieme delle conseguenze negative che si inseriscono nella vita del protagonista dopo il delitto , la patologia e l'incapacità di fare nulla, il sospetto continuo di cadere in trappola, l'ossessiva ricerca rispetto a possibili sospetti; e insieme nel castigo ci sono i momenti progressivi di distacco completo dalla realtà, di incapacità di comunicare qualunque cosa, di chiusura assoluta al mondo esterno e insieme di disprezzo per la propria vita e per quella degli altri. Il castigo si accompagna con l'oscura sensazione della punizione, con la sensazione tormentosa che nulla gli interessa più, che tutto gli diventa improvvisamente terribilmente indifferente. E in tutto il romanzo si sviluppa nel protagonista l'emergere di questa tormentosa sensazione di indifferenza e insieme la sua lotta continua per evitare che i sospetti del delitto commesso cadano su di lui . Il terrore dei sospetti quando si reca dalla polizia il giorno dopo il delitto e si accorge che invece é stato convocato per i reclami della padrona di casa che vuole che lui estingua i suoi debiti con lei. Il terrore che la polizia sospetti di lui e che voglia fare una perquisizione nella sua stanza. Poi la voglia di chiudere la sua vita nel momento che si mette a contemplare il fiume dopo che una carrozza lo ha investito e gli ha provocato un leggero trauma e una povera vecchia gli ha dato una moneta di venti copeche perché assomiglia sempre di più ad uno straccione. E poi le allucinazioni, si sveglia e crede che l'ispettore di polizia soprannominato Miccia abbia picchiato la padrona di casa; e il delirio.
Rispetto alla sua patologia c'è tutto uno sviluppo del romanzo con le cure che riservano a Raskolnikov il suo amico Razumichin insieme al giovane dottore Zosimov che sta facendo i suoi primi passi nell'accostarsi a patologie psichiatriche. Le cure di Zosimov, l'amicizia di Razumichin, le premure di Nastasja, non fanno che aumentare il tormento di Raskolnikov. E maggiori sono le cure, più aumenta la sua tormentosa chiusura al mondo esterno. E il suo delirio.
Insieme ad aggravare il delirio l' ansia di vivere e insieme il timore di non riuscire a vivere normalmente la propria vita , è un altro tema trattato. Raskolnikov è ossessionato dall'idea che "che tutto questo doveva finire .... altrimenti non sarebbe tornato a casa, perché non voleva vivere così ” e uscito disperato dalla stanzetta, si ferma ad ascoltare un suonatore ambulante accompagnato da una ragazzetta che canta una romanza e insieme chiede l'elemosina, poi crudelmente dice basta dopo aver posato una moneta nella mano della ragazza. Più in là c'è un vicolo pieno di donne che cantano, c'é allegria popolare , una donna gli chiede "Non entrate , caro signore?" e lui si lascia convincere ad entrare e riflette sulla condizione umana, sulla condizione di un condannato a morte che se dovesse vivere su una cima, su uno scoglio, in uno spazio così stretto da poterci tenere solo i piedi, e tutt'intorno ci fosse l'abisso , l'oceano, una tenebra eterna, un'eterna solitudine e un'eterna bufera,e dovesse vivere così, ritto in quel metro quadrato di spazio, per tutta la vita, per l'eternità, sarebbe sempre meglio vivere in questo modo che morire subito, pur di vivere, vivere, vivere, vivere in qualunque maniera ma vivere...... e conclude la sua riflessione con l'affermazione che l'uomo è un vigliacco perché pur di vivere e spinto dall'ansia di vivere si sottopone a qualsivoglia tortura.
In occasione della morte di Marmeladov Raskolnikov sembra uscire dal suo delirio e dal suo tormento e si preoccupa di soccorrere la moglie Katerina Ivanovna e la famiglia. In questo egli esce temporaneamente dal suo delirio e se ne accorge, le paure ed i fantasmi se ne vanno temporaneamente e lui riesce a vivere la sua vita. Quando esce dall'appartamento dove è morto Marmeladov si sente sopraffatto da una sensazione nuova e incontenibile, da un senso di vitalità piena e possente che gli aveva inondato il cuore di colpo, questa sensazione poteva essere paragonata a quella di un condannato a morte, a cui annuncino inaspettatamente la grazia.
A questo punto c'è nel romanzo il confronto diretto tra il male ed il bene, il protagonista che é caduto in preda al male che lo ha portato al delitto e a tutte le sue conseguenze ha un improvviso raggio di sole dal bene che compie. E nella lotta del male con il bene proseguirà il romanzo.
La sua sensazione di benessere è tale che si reca da Razumichin a festeggiare . Ma giunto nell'appartamento dove si festeggia, sente tanta debolezza che può solamente dire all'amico che alla fine è venuto per i suoi festeggiamenti, però non si regge in piedi e deve andare via tanto che l'amico si convince che é bene accompagnarlo dopo averne parlato al giovane dottore Zosimov.
L'idea della pazzia che sta progredendo è l'idea che si è fatto il giovane dottore ed è uno dei temi trattati. La follia dell'uomo e la paura della follia, il tentativo di combattere contro la follia, la stranezza della follia, il suo continuo alternarsi con momenti di normalità..
Nella stanzetta di R. li stanno aspettando la madre e la sorella di R.. Al vederle tra grida di festeggiamenti R. scade svenuto. Nel riprendersi comunica alla sorella la sua contrarietà al suo matrimonio.
L'autorità maschile del protagonista nella sua famiglia è un tema che spunta nella vicenda e che diventa estremamente importante perché si interseca e si intreccia con quelli del delitto, del castigo, della patologia e dell'ansia di vivere. L'autorità maschile si va ad intrecciare soprattutto con la paura della sua follia che sembra progredire, per cui diventa difficile contrariarlo. E alla fine anche l'amico Razumichin sente forte questa paura della follia di R. ma gli dà ragione rispetto al giudizio che lui si è fatto di Luzin, e le due donne si rendono conto della forte lite che c'è stata tra R. e Luzin e di come si stia complicando tutta la loro vita. Comunque l’autorità maschile entra in scena rispetto al matrimonio della sorella e all’onore della sorella Dunja e diventa un compito, un obbligo morale, un dovere, rispetto al quale il protagonista si sente in difficoltà ma cerca comunque di adempiervi fino alla fine, con la sua ribellione a Luzin e con la sua ricerca di Svidrigailov a che lo stesso non nuoccia più alla sorella.
La menzogna e la vergogna rispetto alla menzogna ad un certo punto si impadroniscono di Raskolnikov lo portano ad una terribile sensazione di non poter più parlare, con nessuno più e di nulla più e lo fanno entrare in un terribile contrasto con quell’autorità maschile che si è assunto.Egli tenta disperatamente di reagire a questa sensazione invitando tutti a parlare. E poi si spinge nel ricordo del suo desiderio di sposarsi con la figlia della padrona di casa che poi morì. La menzogna e il progresso sono l’oggetto di una profonda riflessione di Razumichin sulla necessità a volte della menzogna. La menzogna è invece lo stile di vita di Luzin che cerca di approfittare mascherando la sua prepotenza della situazione nei confronti di Dunja e poi respinto dalla stessa organizza una clamorosa calunnia nei confronti di Sonja per screditare la stessa agli occhi di Dunja.
Il ritorno dell'assassino sul luogo del delitto ; ad un certo punto il protagonista si ritrova vicino alla casa dove ha commesso il delitto e sente un impulso irrefrenabile a tornarci tanto che si spinge dentro l'appartamento che è stato svuotato e vi trova un signore e si finge interessato all'appartamento. Questo impulso irrefrenabile gli porta addosso dei sospetti da parte di un commerciante che comincia a seguirlo e a chiamarlo assassino, e questo tema del misterioso personaggio che improvvisamente emerge dal nulla e lo accusa apertamente di essere un assassino arricchisce il romanzo.
I fantasmi e il loro agitarsi ; il tema viene introdotto in uno strano colloquio tra il protagonista e Svidrigailov, personaggio complesso che si è proposto di fare solo il male e che trova piacere nel male. I fantasmi perseguitano il protagonista, forse sono delle allucinazioni ma rispuntano spesso nel romanzo a tormentarlo; il fantasma di Marfa Petrovna tormenta Svidrigailov ; lo stesso Raskolnikov quando vede Svidrigailov non riesce a capire se é un essere umano o un fantasma.
Nel confronto tra il bene e il male, con cui si sviluppano la quarta, la quinta, la sesta parte e l'epilogo; con il lungo episodio della grave calunnia di Luzin nei confronti di Sonja, calunnia che viene smascherata insieme da Lebeziatnikov e Raskolnikov, con la tragica fine di Katerina Ivanovna dopo aver trattato a lungo e con pagine ricche di buon umore il confronto tra la stessa e la sua padrona di casa tedesca durante il rinfresco funebre; l'autore introduce in queste parti nella lotta tra il male e il bene una ricerca religiosa, nei colloqui tra R. e Sonja quest'ultima gli legge, su sua richiesta, una parte del Vangelo di Giovanni sulla resurrezione di Lazzaro. E alla lettura succede qualcosa nell'animo del protagonista che viene conquistato dalle parole di Sonja.
Poi, alla sua confessione di aver ucciso, lei ha paura per la vita di lui e cerca in ogni modo di aiutarlo, perché si rende conto che il suo male gli ha provocato già gravi turbative ed ora egli si sta incamminando in una strada senza sbocchi, e l'aiuto della religione diventa l'argomento e il tema su cui si incentra la parte conclusiva del romanzo.
L’amore di Raskolnikov per Sonja, che gli permette di rinascere a nuova vita, che gli fa conoscere un altro mondo che egli aveva ignorato; con questo tema si chiude il romanzo e prima di rendersi conto di amare R. riprende a guardare il paesaggio e ne viene conquistato.
CONSIDERAZIONI SULL'AMBIENTAZIONE
Il romanzo si svolge in estate, in un anno intorno al 1870, nella città di Pietroburgo.
La città con i suoi palazzi, quello di Raskolnikov di cinque piani, quello della vecchia usuraia che è un enorme casamento composto di appartamenti molto piccoli, al quarto piano l'appartamento dove avviene il duplice omicidio; quello di Marmeladov e di Katerina Ivanovna, l'appartamento anch’esso al quarto piano, ( dove sono ambientati il rinfresco funebre per la morte di Marmeladov e poi i riti funebri per la morte di Katerina Ivanovna ) nello stabile dove troverà alloggio anche Luzin nella stanza di Lebeziatnikov; quello dove abita all'inizio Razumichin al quinto piano nell’isolotto Vasilenskij; la casa di Sonja, vicino al canale,una vecchia casa a tre piani, dove al secondo piano c'è la stanza di Sonja e contigua ad essa la stanza dove alloggerà Svidrigailov e sentirà attraverso il muro la confessione a Sonja di Raskolnikov; la stanza dell'albergo dove vengono alloggiate la madre e la sorella di Raskolnikov un enorme caseggiato a due piani, casa Bakaleev ; il nuovo alloggio di Razumichin in un palazzo con portiere e stanze piuttosto grandi e molte scale.
La città con i suoi viali, le vie, i corsi, le piazze.
La città con i suoi canali e con il fiume Neva; Pietroburgo si trova proprio alla foce del fiume Neva.
L'isolotto Vasilenskj, la piccola Neva, le Isole, la vegetazione delle isole che contrasta con la polvere della città; l'isolotto Petrovskj, cespugli e prati su cui R. si butta a dormire.
Vicino al ponte Nikolaeskij il protagonista ha un piccolo incidente con una carrozza, fa pochi passi e si gira a guardare il panorama della Neva e del castello, e ricorda di averne sempre ricavato un’impressione indefinibile di godimento, ma ora che ha commesso il duplice omicidio rimpiange di non poter provare più quella sensazione.
Sul ponte X Raskolnikov guarda nei riflessi dell'acqua il tramonto e assiste al tentativo di suicidio di una donna che si lancia nelle acque e che viene salvata dall'intervento immediato a nuoto di un poliziotto.
Le acque del fiume che si ingrossano nella piena che viene descritta di sfuggita nella parte in cui Svidrigailov si uccide.
Il mercato del fieno dove passa spesso il protagonista Raskolnikov; dove avviene l’incontro casuale con i due venditori ambulanti e Lisaveta. Dove ripassa qualche sera dopo e sente i suonatori ambulanti. Dove si inginocchia davanti alla gente come aveva promesso a Sonja prima di andare a confessare il suo delitto alla polizia.
La città che stranamente, come tutte le grandi città, attira gli uomini a vivere e a stabilirsi proprio in quelle zone dove non ci sono né giardini né fontane, ma puzzo e sudiciume di ogni genere.
Le considerazioni sull'ambiente riguardano la precisa descrizione della grande città d'estate, delle sue giornate e delle sue serate, di molti ambienti.
Inoltre la precisa descrizione delle stanze dove si svolge il romanzo. La stanzetta di Raskolnikov, l'appartamento dei Marmeladov, la stanza di Sonja, la stanza dell'albergo dove vengono alloggiate la madre e la sorella di Raskolnikov (casa Bakaleev) , il nuovo alloggio di Razumichin. E il commissariato di polizia, dove spesso si svolge il romanzo, nell'edificio chiamato spesso Palazzo di Cristallo.
UNO SGUARDO AI PERSONAGGI
Raskolnikov il protagonista, il teorico del delitto, l'ex studente di legge, l'autorità maschile che deve difendere la sorella, il giovane capace di fronteggiare (ed umiliare) Petr Petrovic Luzin, il pretendente della sorella, viene raffigurato come un giovane che aspira ad essere grande ma che elabora per questo una teoria assurda e pian piano se ne convince tanto da metterla in pratica con l'omicidio che poi si trasforma in duplice omicidio. Non sopporta la sua condizione, vuole cambiare il mondo ma crolla miseramente in una forma strana di malattia, una specie di follia lucida, nella quale c'è anche tutto un sottile gioco psicologico di essere più furbo degli investigatori, di cercare di far perdere le proprie tracce. Il male si è impadronito di lui . Quando improvvisamente, alla morte di Marmeladov, egli compie una serie di buone azioni, improvvisamente sembra che una forza nuova lo riporti ad una vita normale. Il conflitto tra il bene e il male si protrae nel suo cercare Sonja e cercare in lei un riscatto, una via di uscita che diventa man mano una via di espiazione del male con connotati fortemente religiosi. Alla fine la scoperta dell’amore per Sonja lo riscatta.
Alena Ivanovna, la vecchia usuraia, appare sin dalle prime pagine del romanzo, nel suo appartamentino di due stanze che è ben ordinato grazie alla sorella Lisaveta; poi riappare protagonista di un colloquio che il protagonista aveva sentito in cui sentiva uno studente parlare di lei con un ufficiale e desiderare di ucciderla come un pidocchio ; e lei diventa l'oggetto della follia omicida di Raskolnikov che dalla teorizzazione del delitto deve passare alla pratica e viene uccisa.
Lisaveta, la sorella, viene uccisa per un caso, in quanto Raskolnikov aveva lasciatyo la porta aperta e rientra in casa mentre lui sta frugando tra le cose dell'usuraia e l'omicida se la trova dinanzi all'improvviso e rimane terrorizzato e la colpisce forsennatamente.
Marmeladov; è un funzionario che si è perduto nell'alcool, che Raskolnikov incontra dopo la seconda visita all'usuraia e che gli racconta tutta la sua vita, gli parla prima della moglie che rimasta vedova di un ufficiale che aveva il vizio del gioco con tre figlioli aveva accettato di diventare la sua consorte; anche lui vedovo con una figlia grande; e le racconta dei litigi tra la moglie e la figliola grande e alla fine che la figlia Sonja si è lasciata convincere a prostituirsi ; e ubriaco si scioglie completamente con Raskolnikov, anche perchè ha la parola che deve uscire e per questo è oggetto degli scherni degli avventori della bettola; e entra in una amicizia con il giovane e si lascia accompagnare a casa anche perchè teme l'ira della moglie.
Katerina Ivanovna, la moglie di Marmeladov, fa la sua prima apparizione al rientro del marito ubriaco disperata perché il marito si beve tutti i soldi e non le lascia nulla per la famiglia; e picchia il marito e scaccia Raskolnikov. Riapparirà sotto altra veste alla morte di Marmeladov, donna di grande dignità nonostante la sua misera condizione, donna che ci tiene a tenere un rinfresco funebre per onorare la memoria del defunto marito, che in questo rinfresco si trova a dover fronteggiare la malvagità e a dover difendere Sonja da una terribile calunnia; che viene scacciata di casa dalla padrona di casa Amalia Ivanovna, colpita da un bicchiere che ella aveva lanciato contro Luzin, autore della terribile calunnia contro Sonja; che si dispera e porta con sè i bambini piccoli nella strada e cerca di farli cantare, e che è nella fase terminale della tisi e caduta disastrosamente ha un gravissimo malessere e muore. É un personaggio di grande statura morale, è una donna che non si piega mai di fronte alle grandi difficoltà della vita, che cerca sempre delle soluzioni pratiche e coraggiose, alla quale non si riesce a rimproverare nemmeno di aver spinto alla prostituzione Sonja perché costretta dalla disperazione di una situazione senza sbocchi.
Nastasja, la cuoca e l'unica domestica della padrona di casa di Raskolnikov, non riesce ad eseguire le direttive della stessa, che ha disposto di non dare più cibo allo stesso, e si preoccupa di farlo mangiare anche perché si rende conto che lo stesso ha una strana malattia, dorme quasi sempre ed è quasi sempre presente nella sua stanzetta ai colloqui che Raskolnikov ha lì; presenza discreta e sempre di buon umore. Personaggio che arricchisce molti dei colloqui che si svolgono nella stanzetta di Raskolnikov.
La padrona di casa Prakovja Pavlona chiamata Pasenka da Razumichin, aveva preso a benvolere Raskolnikov all'inizio dei loro rapporti, tanto più che l'ex studente si era fidanzato con la figlia di lei, Natalja Egorovna; ma poi la figliola era morta di tisi e Raskolnikov non pagava più l'affitto e lei aveva una cambiale, per cui si era rivolta alla polizia, stante il fatto che il giovane aveva debiti e non le lasciava libera la stanza. Non appare mai ma viene spesso citata.
Svidrigailov è l'incarnazione del male, è l'uomo che vive per fare il male, per sua stessa ammissione durante il colloquio che ha con Raskolnikov, ha cercato di insidiare la sorella del protagonista , la desidera nonostante la differenza di età. Raskolnikov ne è ossessionato dopo la lettera della madre che raccontava le sue cattive intenzioni verso la sorella e pensa di vederlo in un uomo che insidia una fanciulla in un parco; poi se lo ritrova in camera che gli propone tranquillamente di voler vedere sua sorella e di volersi scusare con lei e R. non capisce se ha parlato con un uomo o con un fantasma, ma si sente minacciato da lui e proprio Svidrigailov sarà l'orecchio teso di nascosto a sentire la sua confessione a Sonja, perché vive nella stanzetta accanto a quella di Sonja. Svidrigailov poi cercherà di avere Dunja con la violenza, ma visto che è impossibile ci rinuncia ma non trova più scopi degni nella vita e finisce col suicidarsi.
Mikolka, il personaggio del sogno, è un personaggio terribilmente crudele verso una cavallina, che vuole frustare vicino agli occhi e che poi uccide con estrema ferocia.
Nicholaj e Mitka( i due imbianchini) riemergono in continuazione nel romanzo perchè ognuno di loro si autoaccusa del duplice omicidio e queste sono situazioni che favoriscono R. nello sfuggire alle indagini.
Il'ia Petrovic (Miccia) il tenente di polizia è il personaggio della polizia che tratta subito male Raskolnikov tanto che il suo malore viene interpretato in seguito agli attacchi di Miccia. È poi l’ufficiale a cui R. renderà piena confessione alla fine del romanzo.
Zametov, è il segretario del commissariato che cerca di tenere buono Miccia ma senza grossi risultati nel primo colloquio al commissariato; poi si incontra con Razumichin e gli chiede di incontrarsi con R. sapendo della loro amicizia e va nella stanzetta mentre lui dorme e Raskolnikov è preoccupato perché pensa che possa aver scoperto qualche traccia. R. si ritrova accanto Zametov mentre in trattoria sta guardando le cronache del giornale sull’omicidio. E R. si mette tranquillamente a chiacchierare con Zametov su come lui si sarebbe comportato al posto di certi falsari che erano stati acciuffati; e Zametov gli dice che lui sta delirando e R. sempre più in preda a qualcosa gli dice come avrebbe fatto lui se fosse lui l’assassino della vecchia usuraia e gli dice ad un certo punto “ E se la vecchia e Lisaveta le avessi ammazzate io ?” e lascia Zametov interdetto.
Zametov assiste al colloquio che Raskolnikov, accompagnato da Razumichin, ha con il giudice istruttore Porfirij Petrovic durante il quale R. espone la sua teoria sull’umanità e sul delitto.ed è proprio lui che chiede “Non sarà stato, magari, qualche futuro Napoleone, ad accoppare la nostra Alena Ivanovna la settimana scorsa?”
Nikodim Fomic è il commissario di polizia rionale e interviene nel commissariato con delle parole scherzose per domare la turbolenza di Miccia e a lui si rivolge Raskolnikov per ottenerne l’attenzione e gli racconta un poco della sua vita ; il commissario fa per dettargli una dichiarazione di impegno per il suo debito e si accorge che R. non sta bene, poi discute con Miccia sul delitto poi quando R. sviene riprende ancora il tenente che aveva chiesto a R. dove era stato la sera prima alle sette. In Nikodim Fomic poi si imbatte R. scendendo dalla casa di Marmeladov subito dopo la sua morte e nota che lui è tutto sporco di sangue.
Razumichin, l’amico di Raskolnikov, che si prende generosamente cura di lui, che lo difende a spada tratta, con irruenza da ogni accusa, che si occupa anche della madre e della sorella di lui, che si innamora subito di Dunja, con la quale si sposerà alla fine del romanzo; personaggio estroso, forte, gioviale, in continua lotta contro ogni sopruso, che alla fine progetta di trasferirsi con la sua nuova famiglia in Siberia per poter stare più vicino all’amico.
Zosimov, il giovane dottore,è alle prese con un caso estremamente interessante di patologia psichiatrica, cerca in ogni modo di trovare nel comportamento del malato le caratteristiche della malattia, anche se non ha una qualche esperienza se non teorica, e comunque si rende conto subito della gravità della patologia, e quando si vede un leggero miglioramento è subito portato dalla sua inesperienza e dalla sua gioventù a credere nella guarigione ed ad affermarla.
Petr Petrovic Luzin è un personaggio ambiguo, bugiardo e crudele; cerca una donna per poter spadroneggiare su di lei e si fidanza con Dunja nel momento in cui la stessa stava precipitando nel baratro; di questo Raskolnikov si accorge intuitivamente subito; scacciato in malo modo da R. intende vendicarsi su di lui e scrive una lettera in cui lo ingiuria e lo accusa di aver speso il denaro inviatogli dalla madre con una prostituta, Sonja, alterando la verità: scacciato dalla fidanzata Dunja dalla madre di lei e da Raskolnikov per le sue menzogne, pensa a come rifarsi del tutto la faccia ed escogita una calunnia nei confronti di Sonja, che accusa pubblicamente di averlo derubato, ma viene smascherato da Lebeziatnikov e Raskolnikov insieme.
I figli di Katerina Ivanovna sono Polja detta Polen’ka, la bambina più grande, di dieci anni, con cui la madre si confida e che viene mandata a cercare Sonja e che ringrazia Raskolnikov, in occasione della morte di Marmeladov; Kolja, il ragazzo che si mette su una sedia vicino al padre morente e non dice una parola, che viene poi, dopo che sono stati cacciati di casa, incitato dalla madre quando stanno per la strada a cantare, e che ad un certo punto scappa con Lida detta Lidocka e dalla madre Lenja, la figlia più piccola, quella bambina che il padre morente fissava guardandole i piedini nudi.
Sonja è la figlia del primo matrimonio di Marmeladov, è stata costretta a prostituirsi dalla miseria e dal vizio terribile del padre del bere, compare per la prima volta nel romanzo in occasione della morte di Marmeladov che spira tra le sue braccia. A lei si rivolge Raskolnikov cercando un dialogo e lei diventa la sua confidente, la donna che gli fa delle domande sul suo stato, sulla sua fede, che gli legge dei passi delle sacre scritture; a lei R. confessa il suo delitto e lei entra in sofferenza per lui e alla fine gli promette che gli starà sempre vicino. Sonja diventa la protagonista femminile, lo spinge a costituirsi e a confessare, lo segue in Siberia, lo assiste durante la prigionia e improvvisamente Raskolnikov capisce di amarla e dall’amore per Sonja viene trasformato e inizia un’altra storia.
Amalia Ivanovna (o Liudvigovna o Lippevechzel ), la padrona di casa di Marmeladov è una signora che dice di essere tedesca , ma non è creduta da Katerina Ivanovna che ritiene che sia finlandese. La lite continua tra Katerina Ivanovna e Amalia Ivanovna caratterizza lunghe parti del romanzo, fino al momento in cui la padrona di casa, colpita involontariamente da un bicchiere gettato da Katerina Ivanovna contro Luzin, la scaccia di casa durante e alla fine del rinfresco funebre. Molto simpatica è la descrizione dei gesti di questa donna quando si vanta di avere avuto un babbo tesco che teneva le mani in tasca e faceva sempre:”Puf,Puf” e alle critiche di Katerina Ivanovna risponde che il suo babbo Vater si chiamava Johan ed era un Burgermeister, e comincia la discussione tra le due che si fa intensa, e viene interrotta dal sopraggiungere di Luzin e dalle sue accuse calunniose a Sonja, e la Amalia Ivanovna prende le parti di Luzin, ma quando questo viene smascherato e quando è colpita dal bicchiere si arrabbia terribilmente e scaccia di casa Katerina Ivanovna con i suoi piccoli, con una spietatezza feroce.
La madre di Raskolnikov, Pulcheria Aleksandrovna, è una bella figura femminile che cerca disperatamente di capire il figlio, tanto da non credere assolutamente alla sua colpevolezza anche dopo la sua confessione, da rimanere fiera di lui comunque, fino alle morte.
La sorella di Raskolnikov, Dunja,(Advotia Romanovna) oltre ad essere un personaggio di elevato valore morale, viene descritta come molto bella.Progetta di sposare il ricco, sebbene moralmente depravato, Luzin, per salvare la famiglia dalla miseria.E' seguita a Pietroburgo dal turbato Svidrigailov che cerca con ricatti di ogni tipo di riprenderla.Lei respinge entrambi gli uomini a favore di Razumichin,l'amico di Raskonikov, che sposerà.
Porfirij Petrovic , giudice istruttore, incaricato di risolvere il caso degli assassini di Raskolnikov,lo guida verso la confessione.portandolo sapientemente a confessare spontaneamente.Usa con abilità la diversione, la dissimulazione,la sua stessa contraddizione ed il sottinteso, e sa porsi all'altezza dell'intelligenza del protagonista.
Andrej Semenovic Lebeziatnikov il compagno di stanza radicalmente socialista di Luzin; questi lo nomina,la prima volta, come suo giovane amico.Ma lui però poi testimonia il suo tentativo di incriminare Sonja e successivamente lo smaschera.
CONSIDERAZIONI SULLE RIFLESSIONI E RICERCHE GIURICHE E SOCIALI NEL ROMANZO
Nel romanzo ci sono due aspetti che meritano una valutazione dal punto di vista giuridico, in ossequio a quello che deve essere stato lo studio in tal senso dello scrittore.
Il primo è la teorizzazione del delitto come comportamento lecito per alcuni uomini. Questa teorizzazione che è all'origine del duplice omicidio e intorno alla quale si snoda tutto il romanzo, parte dal presupposto che l'umanità è divisa in due categorie, da una parte gli uomini comuni, che debbono osservare le leggi e dall'altra alcuni uomini non comuni, ai quali, per finalità superiori, può essere consentito di scavalcare certi steccati e per i quali alla fine il delitto può diventare lecito.
Questa considerazione del delitto si riallaccia in fondo alle considerazioni del Machiavelli ne Il Principe e a quelle di John Locke sull'uso della forza e sul diritto. Le riflessioni di Raskolnikov non sono lontane da quelle di parte della teoria giuridica e si avvicinano a concezioni in cui il diritto diventa un oggetto difficile, quali il nichilismo, che allora aveva toccato profondamente la Russia tanto da essere oggetto di un altro grande romanzo di Dostoevskij, I demoni, e di un grande romanzo precedente di I. Turgheniev, Padri e figli, nichilismo che avrà grande influenza in Russia nella fine del secolo insieme al socialismo e al comunismo.
Peraltro la teorizzazione del delitto viene toccata nel romanzo insieme ad una riflessione sull'uguaglianza o meno degli uomini e sul pensiero di Fourier e di Proudhom, due scrittori francesi di economia che sono i primi portavoce del socialismo. Questo accostamento al socialismo si trova nei discorsi di Razumichin sul delitto come protesta contro l'anormalità dell'ordinamento sociale, come frutto di un ambiente che corrode.
Nel romanzo la teorizzazione giuridica porta però a degli sbocchi pratici inevitabili, e l'autore vuole evidenziare come la teoria o meglio l'idea cattiva non può non avere se non delle conseguenze negative; l'effetto della teorizzazione è il duplice omicidio con tutte le sue conseguenze, é un effetto inevitabile, stante anche la debolezza del protagonista che diventa succube delle sue ossessioni.
Un secondo aspetto degno di attenzione è la scrupolosa descrizione delle indagini di polizia, e la sapiente riflessione del giudice istruttore che ad un certo punto inchioda Raskolnikov nonostante l'abilità con cui l'omicida si è difeso trincerandosi dietro la sua malattia, i suoi deliri, e nonostante l'astuzia con cui egli, sicuro dell'alibi della sua patologia, si spinge a confessare il delitto per poi poter accusare di crudeltà gli inquirenti. Il gioco sottile che si svolge tra Raskolnikov e gli inquirenti merita una riflessione su quanto lo scrittore si sia occupato delle indagini di polizia, della necessità di prove, della spinta alla confessione, della necessità del colpevole di occultare le prove, del gioco sottile tra il colpevole e gli inquirenti. Le indagini sono e diventano sempre più accurate man mano che passano i giorni del romanzo e culminano nella visita del giudice istruttore Porfirij Petrovic a Raskolnikov in cui l'inquirente dà scacco matto all'autore dei delitti, alla sua patologia, alle sua amicizia con Razumichin e a tutte le confusioni che egli è riuscito a mettere per gli organi inquisitori.
Un'altra riflessione di estremo interesse è svolta nel romanzo ed è la riflessione sulla condizione femminile, che viene svolta da Lebeziatnikov in un suo colloquio con Luzin. Da tener presente che la riflessione sulla condizione femminile viene svolta anche ne I Demoni e ne L'Idiota. In Delitto e castigo la condizione femminile della donna in Russia in quegli anni è messa bene in evidenza nell'autorità maschile, che sente profondamente anche Raskolnikov nei confronti della sorella Dunja, ma nel contempo nella ribellione che si sviluppa in Dunja, nella grandezza che l'autore dà a quasi tutti i personaggi femminili, soprattutto Sonja che diventa la protagonista femminile del romanzo e che sarà capace di cercare per R. il riscatto dal suo delitto e impegnerà la sua vita in questo.
Comunque nel romanzo vi é una società russa che é attraversata da grandissime contraddizioni, che é fortemente influenzata da idee nuove e da ideologie che avranno il loro sbocco nella rivoluzione russa, in cui la donna sta emergendo alla ricerca di un riscatto da una posizione di subordinazione secolare, in cui la miseria spinge gli uomini a vite segnate dal vizio e dalla debolezza rispetto al male e dalla follia, follia e male che si impadroniscono di alcuni personaggi tanto da far pensare ad una presenza demoniaca che sarà sviluppata a fondo ne I Demoni e che sarà la protagonista di parte della letteratura russa futura.
Contro questo aspetto, la miseria, la follia o meglio il male che trascina verso la follia e la perdizione, c'è l'altro aspetto della società, c'è la bellezza delle descrizioni di musiche in strada, di donne che ciacolano, di incontri dignitosi come il rinfresco funebre voluto da Katerina Ivanovna, dello scherzo con cui incomincia la lite tra Katerina Ivanovna e la sua padrona di casa, della grandezza di Katerina Ivanovna che riesce a rialzarsi dopo grandi difficoltà, della grandezza di Sonja che offesa e umiliata dalla vita sa trovare sempre una via di uscita nella sua fede religiosa, e che fa della salvezza di Raskolnikov la sua missione, nella forza di Razumichin che si occuperà della sorella di R. e che cerca disperatamente di far uscire R. dalla sua follia, non consapevole dei delitti che questi ha già commesso. Insomma nel romanzo si spiega possente un grande scontro continuo tra bene e male che avviene spesso inoltre all' interno dei personaggi stessi.
Il male, oggetto di molti dei romanzi di Dostoevskij, viene studiato dall'autore con meticolosità, viene rappresentato nei comportamenti depravati di alcuni personaggi, viene raffigurato come conseguenza spesso inevitabile di un lasciarsi catturare da una presenza ossessiva e demoniaca che si impadronisce di questi personaggi e li porta alle conseguenze ed alle azioni più orribili.
Il bene è la possibilità di uscire da questa condizione di soggezione e di follia in cui alcuni personaggi sono costretti dal male.
Nessun commento:
Posta un commento