SCHERZETTI per anime in pena
Un giorno mi incontrai con una donna che mi colpì violentemente proprio sulla tibia e sul perone con un calcio di una delle sue pistole, dopo avermi colpito più volte con delle ficcanti frustate sui genitali e con una piccola catapulta sul cervello.
Era armata di ogni tipo di armi, anche quelle della seduzione, che usava a suo piacimento come e quando voleva e si esercitava in modo imprevedibile, come del resto bisognava aspettarsi. Aveva le armi della favella, quella delle favole e quelle della menzogna, ma più di ogni altra le piaceva mettere in mostra le armi sue proprie , il suo fisicaccio, che metteva in guardia ognuno che osasse guardarlo. Tuttavia vi erano allora molti uomini coraggiosi che non si intimidivano proprio ; e allora veniva fuori il fatto che lei aveva numerose pistole ed anche tre mitra che portava nel carrello, insieme alla catapulta, alle fruste, alle catene ed ai coltelli, di cui ce ne erano a iosa soprattutto pugnaletti orientaleggianti, nonché armi chimiche di ogni genere, profumi, puzze pestilenziali, peccati di olfatto, piccole bombolette spraytan fatte in Taiwan che potevano distruggere eserciti interi, che stavano vicini ai peccati di gola di cui la sua borsa era piena di attrazioni fatali..
Un’ altra donna pietosa mi prestò soccorso. Mi disse che bisognava che facessi più attenzione a dove poggiavo gli occhi ed io le risposi che gli occhi erano miei e si appoggiavano da tutte le parti da soli e che non riuscivo a dominarli e che insomma mi pareva esagerato che uno sguardo qualunque potesse suscitare una risposta armata al che lei mi disse che anche uno sguardo era comunque una invasione di uno spazio altrui e che dovevo aspettarmi delle risposte se li lasciavo andare liberamente. Mi stavo alterando e fui colpito da una fulminante dose di insulti tipo maschio selvaggio e sciovinista e allora chiesi il significato ma nessuno dei presenti ne sapeva qualcosa e allora andammo a cercare sul dizionario ma anche lì non c’era niente ma il custode del dizionario ci diede delle indicazioni facendosi pagare una lauta mancia e così consultammo un’intera biblioteca e poi insoddisfatti anche una discoteca ed una pinacoteca per cui ci vennero pian piano delle domande sull’arte che si stava trasformando vorticosamente in quel tempo. Mentre eravamo assorti nella ricerca notammo un gruppo di persone che ci guardavano e parlottavano tra di loro e noi gli chiedemmo di che cosa parlassero e ci risposero un poco in coro che non erano affari nostri e che dovevamo preoccuparci dei….. nostri zebedei e allora cominciammo a preoccuparcene, anche perché ne avevamo tutti i motivi, perché la situazione si stava facendo critica e la temperatura stava cominciando a salire vorticosamente, forse erano dei campi elettrici o meglio magnetici, sentivamo che le nostre cellule erano come calamitate ed insieme ci sembrava che facesse un caldo terribile come se ci stessimo tutti ad arrostire in un grande forno a microonde. Il fatto è che quando la temperatura arrivò sugli 80 gradi che non ricordo più bene a cosa corrispondessero, anche perché non avevo avuto nessun tempo di leggere alcun libretto di istruzioni e poi anche se ne avessi avuto sono sicuro che non le avrei lette non perché io sia un tipo pigro cui non piace leggere questo non lo direi piuttosto le istruzioni sono quasi sempre in una miriade di lingue e non si riesce facilmente a trovarne una buona e quando l’hai trovata non la capisci perché è la traduzione della traduzione della traduzione,….. ma perché non avevo un termometro a portata di mano?! Comunque cominciammo a squagliarci tutti e le nostre anime incominciarono a vagare incuriosite ma poi nel momento in cui entrarono in un ambiente e si trovarono con un gruppo di esagitati furono prese letteralmente a calci nel sedere, e furono inutili le lamentele e le richieste di maggiore educazione perché continuarono a prenderci a calci nel sedere anche perché le nostre lamentele loro non le sentivano proprio e non ci vedevano proprio ma per loro natura prendevano a calci nel sedere qualunque cosa anche le anime disgraziate che gli capitavano involontariamente sotto tiro. E ci spinsero all’interno di uno stadio, dove stava per cominciare il concerto di un cantante. Il pubblico si stava scaldando con la ola e così noi fummo presi da una parte dello stadio e spinti dalla folla sulle braccia degli spettatori dall’altra parte passando di mano in mano in quel vortice. Ci chiedevamo che senso avesse tutto ciò e ci facevamo l’un altro le più impietose domande ma il dibattito non poteva cominciare con quello schiamazzo ma fortunatamente fummo gettati in gruppo fuori dello stadio e finimmo in uno stagno che si trovava nei pressi dove starnazzavano beatamente quattro oche.
I nostri spiriti sia individuali che di gruppo stavano per riprendersi alfine in un ambiente naturale più consono a degli spiriti ma l’acqua dello stagno era veramente fetente tanto fetente da dare il voltastomaco anche alle anime dei più puri figuriamoci a noi che eravamo sempre immersi in pensieri difficilmente emendabili e stavamo sempre colla testa tra le nuvole ; così che pure le oche ci stavano male in quel fetore di stagno e cominciammo a pensare che fosse inquinato ma nessuno faceva apertamente quel pensiero o almeno si sentiva di confessarlo in pubblico ; così ci mettemmo a cavalcioni delle oche sperando che prendessero il volo ed eravamo quasi esanimi per lo spavento e per la puzza e per l’ambiente che appariva infestato ma arrivò un camion pieno di acqua putrida e ce la scaricò addosso a noi e alle papere, che cominciarono a starnazzare terrorizzate, figuriamoci noi che gli stavamo leggeri leggeri in groppa, insomma tanto fu il terrore che prese quelle povere bestie che scapparono via e presero il volo e noi con loro, perché non eravamo neppure nelle condizioni di scendere, tanto eravamo spaventati ed indeboliti.
Il volo delle papere era comunque un’esperienza nuova, che un pochino ci rinfrancava, era finalmente una esperienza più adatta a noi nella nuova dimensione se così si può dire ma anche se non si potesse chi ce lo potrebbe proibire in fondo non è stato ancora promulgato alcun editto che ce lo vieti anche se noi non abbiamo una grande esperienza sulle leggi che escono da tutte le parti tanto che non ne sa bene quasi nessuno ed anche gli esperti si sono tante volte persi nella rincorsa e qualcuno li ha visti smarriti rifugiarsi dentro a qualche grande libro per tentare di trovare un poco di sollievo alla paura e alla minaccia della follia; più consono se vogliamo, anche perché il volo resta sempre un misterioso arrampicarsi nello spazio, del quale spesso non abbiamo una idea precisa e che ci lascia sempre affascinati e turbati, perché ci troviamo nello spazio e insieme nel tempo ed abbiamo la sensazione di tutti e due messi insieme, e ne sentiamo il fascino e insieme ne abbiamo soggezione; sennonché proprio sul più bello, ad uno ad uno perdemmo l’equilibrio ad una virata di gruppo delle oche e finimmo impigliati nei rami di un albero di pino; che erano pieni di resina che ti si appiccicava da tutte le parti dell’anima, e non c’era modo di togliersela di dosso. Eravamo praticamente prigionieri di quella poltiglia quando si levò un forte vento e si scatenò una grande bufera che fece prima dondolare le chiome dei pini e poi sempre più vorticosamente se le avvolse e se le portò via e noi appresso in gruppo, perché stavamo in due pini che viaggiavano insieme nella bufera. Il fatto è che i pini quando prendono il volo non si sa come atterrano dopo e infatti noi che pensavamo che il viaggio fosse lungo ci eravamo sistemati a cavalcioni del tronco anche perché tutto quello scombussolio aveva liberato tanta di quella resina che ormai ci eravamo abituati bene e non ce la sentivamo più così attaccaticcia, anzi ci sguazzavamo bene, ma il vento cessò di colpo e fummo sbalzati violentemente in mezzo al fango delle sabbie mobili di una palude. Stavamo per essere inghiottiti e ci aggrappavamo con tutte le nostre forze ad un ramoscello di pino che si trovava lì nei pressi , e come fanno delle povere animelle a sforzarsi per non essere inghiottite per sempre dalle sabbie mobili, ci dibattevamo in ogni sforzo possibile, e l’una sull’altra le nostre anime cercavano di sottrarsi a quella misera sorte, avvinghiati e disperati insieme, tanto che alla fine uno di noi stava per sprofondare sotto il peso degli altri, e si sentì un grido straziante che malediva l’anima de li mortè o mortais come si scrive non si sa bene di tutti e allora fu ripreso severamente che quello non era il modo di esprimersi di un’anima anche se stava in pericolo, ma quello non ci voleva proprio sentire e insisteva in espressioni sempre più da trivio e poco degne e veramente disdicevoli e alla fine fummo costretti, anche dalla necessità di stargli sopra, di lasciarlo al suo destino crudele.
Un serpente, forse un’anguilla, stava rotolandosi nel fango e salimmo ben felici sul suo groppone e ci strusciavamo addosso alla sua schiena per ripulirci dal fango e dalla resina che avevamo addosso, era uno spettacolo che faceva tenerezza e un poco di raccapriccio insieme, ma lui non se ne accorse o almeno fingeva bene se faceva finta questo rimane un dubbio il fatto che se non dopo un po’ di tempo dovette rendersene conto, perché cominciò a fare dei grandi scrolloni che ogni volta ci sembrava ci facessero precipitare, ma noi eravamo attaccati con forza. Alla fine l’anguillone si fermò in una specie di tana per prepararsi la cena che consisteva in vermicelli in brodo accompagnati con un poco di insalata della quale era particolarmente ghiotto e tutti notammo che mangiava senza pane e senza condimento e pensammo
che forse stava a dieta perché era piuttosto grasso direi pingue forse obeso ed era anche un pochino anzianotto e forse doveva avere il diabete o qualche cosa doveva avercela per forza ma comunque non è che ci interessasse molto dei suoi problemi di salute, comunque dopo che aveva quasi finito si rivolse a noi che lo osservavamo ed eravamo sicuri di essere invisibili ai suoi occhi e ci fece dei grandi gesti chiedendoci se volevamo favorire, al che rispondemmo in coro che non ci sembrava educato, al che l’anguillone insistette e fece chiaramente capire che con lui non era il caso di fare i complimenti che si vedeva bene che eravamo delle anime in pena e che non toccavamo cibo da diverso tempo. E proprio su questo si stava per aprire un dibattito tra di noi, se accettare o meno, anche perché le anime sono puro spirito e noi poi quei vermicelli in brodo non è che ci entusiasmassero questo rimase tra noi naturalmente per non offendere l’anguillone che tanto generosamente ce li offriva, a me i vermi non sono mai piaciuti, ai cinesi si dice che piacciano, infatti uno di noi doveva essere di origini cinesi perché non fece proprio storie e si mangiò anche la parte nostra. Al che qualcuno rimbrottò che non gli sembrava giusto , ma quello non doveva capire bene la nostra lingua perché si voltava e rideva e qualunque cosa gli dicessero lui rideva si vedeva che era un buontempone o comunque uno che la prendeva bene la vita o quello che era la nostra situazione, non si lamentava di niente e sorrideva sempre. Considerata tutta la situazione io proposi a due compagni di fare un giro di perlustrazione nei dintorni, e tutti subito furono d’accordo, però dissero al cinese di rimanere a fare la guardia, la guardia di che mi domandai tra me e me, ma il cinese doveva aver mangiato la foglia e si rivoltò con un sorrisone talmente lusingato che io rimasi di stucco, impietrito da tanta semplicità, e allora intervenni e dissi che non c’era bisogno di guardie e che nessuno pensasse di fare il furbo, e il cinese mi guardò con un altro grande sorriso e intanto qualcuno si era offeso per il fatto del furbo che io avevo appena detto e cominciammo a darcele di santa ragione con tutta l’anima e di buona lena. Venne a dividerci l’anguillone che si rese conto che era scoppiata una rissa tra di noi e disse che non era uno spettacolo di suo gradimento e che ci avrebbe pagati volentieri se gli avessimo fatto vedere qualche combattimento di boxe, che era la noble art che lui preferiva, sebbene avesse anche in mente qualcosa di diabolico. Noi per accontentarlo improvvisammo un ring, piantammo dei bastoni agli angoli, li legammo con delle corde improvvisate fatte di rami e di foglie, ma l’anguillone disturbava e ogni tanto se ne mangiava una il fatto è che era ghiotto e mangiava la foglia appena poteva non si faceva in tempo di metterla e lui se la mangiava e fummo costretti ad interrompere i tentativi di costruzione del ring anche perché avevamo paura che ci facesse male che non volendo si mangiasse pure qualcuno di noi mentre ci affannavamo e insomma incrociammo le braccia e sprofondammo tutti insieme in un sonno profondo anche perché tutti quegli avvenimenti insieme così quel trambusto cui eravamo stati sottoposti ci aveva stressato eravamo sotto stress avevamo bisogno di un poco di riposo non chiedevamo assolutamente l’eterno riposo perché non sapevamo bene se era quello il momento comunque eravamo proprio in sovratensione anzi direi che eravamo eccitati troppo eccitati forse esageratamente e non potevamo tenere quel ritmo anzi mi domando come avessimo fatto fino ad allora che non ci avessero dato delle droghe leggere o forse qualche droga pesante chissà rimane un mistero come si possano drogare delle povere anime in pena che non sanno dove andare a finire e che vagano per lo spazio e per il tempo senza una meta precisa.Al risveglio, perché ci risvegliammo come normalmente si fa, con dei grandi sbadigli, degli stiracchiamenti con cui ognuno riprendeva il contatto dopo essersi abbandonato nelle braccia amorevoli di Morfeo , chi si tirava su da una parte chi faceva finta di dormire per continuare il pisolo, insomma chi ci provava in un modo e chi nell’altro, al risveglio dicevo ci accorgemmo che ci trovavamo in un ambiente diverso da quello di prima, che era cambiata la scena, stavamo in una densa nebbia e non si vedeva ad un palmo di naso e noi cercavamo di capire come fosse improvvisamente successo le previsioni meteo non ne avevano parlato proprio e così le immagini apparivano sfocate e poi si vedeva qualche albero e ci incamminammo ma passò un treno improvviso che a momenti ci ficcava tutti sotto e allora ci accorgemmo che eravamo nei pressi di una grande ferrovia anzi di una linea speciale perché subito dopo sfrecciò un altro treno in direzione opposta e tutti ci chiedemmo come fosse possibile, e non avevamo fatto in tempo che cominciarono a sfrecciare da tutte le parti e allora doveva essere un grande snodo ferroviario qualcuno ipotizzò ma qualcun altro fece notare che erano tutti treni ad altissima velocità che per poco non ci rimettevamo tutti le penne e che bisognava stare molto attenti. Ci ritirammo di qualche metro e intravvedemmo il mare. Era un mare dai colori strani, delle onde si tingevano di rosso, altre di un grigio perla, altre di un verde pastello, un mare che si incrociava con un cielo colorato dall’arcobaleno. La costa appariva scogliosa ma piccole spiaggette si aprivano il varco tra le rocce e le grotte.
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