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venerdì 26 novembre 2010

CONSIDERAZIONI SU " Il conformista" di Alberto Moravia
Riassunto
Il romanzo è ambientato nel periodo del fascismo.
Il romanzo inizia con un drammatico impulso verso la violenza da bambino del protagonista, Marcello, il quale scopre il piacere perverso di uccidere gli animali e comincia con la strage di sette lucertole.
Poi Marcello cerca di coinvolgere il suo compagno di giochi e vicino di casa Roberto che però si rifiuta di partecipare ad un'altra strage di lucertole dicendo che "è male".
Ma il protagonista allora vuole vendicarsi e con la fionda tira dei colpi verso il punto della siepe da cui Roberto entra nel suo giardino nel momento in cui vede muoversi l'edera ma poi si accorge di aver ucciso un gatto; allora preso dal rimorso confida alla madre di aver ucciso un gatto ma la madre non lo ascolta.
Allora Marcello entra in un'altra vicenda della sua fanciullezza, egli viene preso in giro dai suoi compagni di scuola perché ha un modo di fare che loro dicono "da femminuccia" e viene inseguito all'uscita dalla scuola da alcuni suoi compagni che a forza gli fanno indossare una gonna.
Mentre stanno compiendo questa violenza vengono fermati da un signore misterioso che è un autista di una Roll-Royce e che lo fa salire sulla macchina e lo porta a spasso; Marcello è ossessionato dalla volontà di avere una rivoltella e questo signore che si chiama Lino gli promette che gli regalerà la sua rivoltella se lui farà quello che vuole lui, Marcello viene coinvolto in un tentativo di questo Lino di avere rapporti con lui ma lui si rifiuta e entrato in possesso della rivoltella gli spara contro e si accorge che non dà segni di vita e fugge via.
Questo episodio dell'uccisione di Lino è un episodio fondamentale del romanzo.
Marcello è sicuro di avere ucciso Lino e vivrà tutta la sua vita con questa sicurezza, egli non sente un particolare senso di colpa per questo omicidio perché egli è stato costretto per difendersi da qualche cosa di ripugnante cui l'altro lo voleva costringere, tuttavia questa indifferenza ed assuefazione verso il delitto si inseriscono nel romanzo e influiranno su tutta la vita del protagonista.
Marcello è alla ricerca ossessiva e continua di una normalità, di una vita normale, egli aspira a sentire questa normalità per sé, egli si fidanza con Giulia, che diventerà sua moglie e cerca la sua normalità, egli è ossessionato da questa idea della normalità anche perché il padre, durante la sua adolescenza, è entrato nella follia.
Marcello si è laureato ed ha trovato occupazione al Ministero e precisamente quale funzionario dei servizi segreti e durante una giornata va con la madre a trovare il padre nella clinica in cui è ricoverato.
La figura della madre incarna un'altro personaggio stravagante o meglio alla ricerca di una sua stravaganza, un personaggio che non riesce ad amare che perciò si circonda di dieci piccoli cagnolini, che è indifferente o cerca di essere comunque sempre indifferente, che subisce l'autorità di Marcello. Durante questa visita al padre , questi scrive su dei foglietti ripetutamente e con ossessione due parole: "Strage e malinconia" e colpisce la sua volontà di dichiarare guerra, una guerra che sta per scoppiare.
Marcello sta per sposare Giulia, che è una bella ragazza, per lui sposarsi e farsi una famiglia fa parte di quella ricerca della normalità che egli persegue; invece per Giulia non c'è questa ossessiva ricerca, lei vive la sua normalità con assoluta semplicità, tutto si svolge davanti a lei perché lei possa raggiungere il suo sogno normalissimo di sposarsi ed avere dei figli dall'uomo che ama.
La madre di Giulia adora Marcello e dice che lui é tanto buono, che é come il marito che é venuto a mancare sei anni prima e da allora ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore della madre di Giulia, che piange spesso al ricordo del marito.
Marcello ha ricevuto segretamente un incarico che dovrà svolgere durante il suo viaggio di nozze a Parigi, collaborare in qualche modo all'omicidio politico di un suo ex professore dell'Università, il professor Quadri, che vive a Parigi.
Egli dovrà semplicemente indicarlo a colui che sarà l'esecutore materiale del delitto, dovrà fare come Giuda con Gesù, ma egli si rende conto che quello che gli viene chiesto é in realtà la complicità nel delitto per renderlo succube perciò per tutta la vita.
La complicità è richiesta per ottenere da lui l'assoluto servilismo e la fedeltà sicura.
Egli organizza così il suo viaggio di nozze a Parigi, con grande gioia di Giulia, per poter assolvere al compito affidatogli. Il tutto con estrema dedizione, egli ha il senso del dovere o almeno così ritiene, ma di fatto si lascia travolgere dagli avvenimenti assorto come è nella ricerca ossessiva della sua normalità.
Viene messo in contatto con l'agente Orlando e con lui concorda i particolari di quella che sarà la sua collaborazione al delitto. Intanto fervono i preparativi per il suo matrimonio e a Marcello si chiede che si confessi per potersi poi comunicare durante la cerimonia, ed egli indeciso fino all'ultimo se confessarsi sul serio oppure per finta, decide di confessare quel delitto che ha commesso, la storia di Lino, ma di non dire nulla su quello che si sta organizzando: la confessione è un momento particolarmente avvincente, il sacerdote lo ascolta con attenzione, gli fa delle domande ma soprattutto gli chiede un sincero pentimento che dice che è l'unica cosa che lo potrà salvare.
Egli esce un poco rasserenato dalla sua confessione, si sposa e cerca la sua normalità, parte il suo viaggio e cerca Giulia che però prima di ogni cosa gli confessa di essere da sei anni l'amante dell'avvocato presso cui lavora come segretaria che l' ha costretta con la violenza a cedergli quando era ancora una ragazzina. Giulia vuole confessare questo particolare perché non é più vergine e Marcello la perdona con tranquillità, quasi con indifferenza e lei rimane quasi stupita da tanta bontà ma poi nella sua normalità gli si getta tra le braccia e fanno tranquillamente l'amore, un amore che è talmente pieno da parte di lei che lei alla fine è sicura che nascerà un figlio.
Giunti a Parigi Marcello cerca per telefono il suo antico professore che alla fine si ricorda di lui e lo invita a casa sua. Marcello avrà il compito di invitarlo ad un ristorante dove potrà indicarlo all'agente Orlando con cui è in contatto e che è anche lui a Parigi.
Marcello e Giulia si recano alfine a casa del professor Quadri che appare a Marcello molto diverso da come lo aveva conosciuto all'università, è un uomo brillante, indossa un vestito sportivo ed ha una bella moglie, Lina, della quale Marcello si innamora inaspettatamente e tumultuosamente, tanto da essere più volte tentato di mandare tutto all'aria e di fuggirsene con lei.
Ma qui le cose si complicano perché la donna cerca con veemenza anche l'amore di Giulia, che subisce i tentativi con normalità, tanta normalità che Marcello viene a sapere da lei che lei ha avuto una relazione con una sua amica e che questo piccolo amore la consolava della violenza che era costretta a subire dall'avvocato.
Marcello e Giulia vanno al ristorante con i coniugi Quadri dove avviene la collaborazione di Marcello con l'agente Orlando.
Essi sono invitati dai Quadri a passare una vacanza nella Savoia con loro nella casa che i Quadri hanno lì. Marcello allora telefona subito la cosa all'agente Orlando e decide di non accettare, anche perché Lina rimarrebbe con loro a Parigi e così si salverebbe di sicuro.
Lina infatti dovrebbe accompagnarli alla visita a Versailles ed hanno appuntamento per la mattina dopo, mattina in cui invece alle cinque il professor Quadri partirà con l'automobile per la Savoia.
La mattina dopo però Lina fa avere un telegramma in cui dice che è partita con il marito e Marcello cambia il programma del suo viaggio di nozze e decide di rientrare subito a Roma e Giulia si stupisce ma non più di tanto.
I giornali dopo un paio di giorni si riempiono della notizia dell'avvenuto omicidio dei coniugi Quadri uccisi a coltellate. Marcello teme che Giulia possa chiedergli qualche cosa, ma nulla gli viene chiesto.
La vita dei coniugi si trasforma , la nascita di una bella bambina, una bella casa, con il frigidaire, una bella automobile, il tutto acquistato a rate, con rate per venticinque anni.
Marcello è un padre affettuoso e parla con la figliola che ha ormai sei anni quando improvviso piomba su di loro l'evento della caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, la dichiarazione di Badoglio che la guerra continua, ma l'impressione generale che la guerra sia finita, gli aeroplani non verranno più dice Giulia alla figlia che ha paura degli aeroplani, i due coniugi stanno per andare in vacanza a Tagliacozzo.
Messa a letto la bambina i due decidono di uscire, Marcello vuole vedere che cosa sta succedendo nella città, trovano una città notturna affollata che festeggia, tutti si dichiarano antifascisti e anche Marcello si lascia coinvolgere in conversazioni in cui deve far buon viso al cambiamento, il fascismo è crollato, la gente festeggia, Marcello si rende conto che per lui è una grande sconfitta, egli aveva puntato tutta la sua vita sul fascismo, alla fine si ritrovano in Villa Borghese e Marcello vuole fare l'amore su un prato con la moglie, vedono ad un certo punto avvicinarsi una torcia, poi una voce che grida:"Chi non muore si rivede!" e Marcello sente e si accorge che è quel Lino, che egli credeva di avere ucciso, ma i giornali avevano riportato erroneamente la sua morte, egli era sopravvissuto ed ora faceva la guardia a Villa Borghese.
Al crollo del fascismo si aggiunge questa strana vicenda, la morte di Lino sulla quale egli aveva basato la sua vita viene meno, era una certezza sulla quale egli aveva costruito tutta la sua vita, con la conseguenza della sua adesione completa al fascismo sino alla complicità nell'omicidio politico del professor Quadri e di sua moglie.
E anche la guerra non è finita, tanto che Marcello viene ucciso da un aeroplano mentre vanno a Tagliacozzo, sicuri di fuggire, e nelle ultime righe Marcello cerca disperatamente di salvare la moglie e la figlia e si getta fuori della macchina e fa da bersaglio per l'aereo che lo colpisce e lo uccide, mentre la moglie e la figlia erano rimaste nella macchina.


Primo breve commento
Il romanzo traccia un quadro di vita durante il fascismo, un quadro particolare, una famiglia strana quella originaria di Marcello, un padre militare anziano che diventa matto, la madre che non presta attenzione al figlio, Marcello che trova conforto nelle carezze affettuose della serva che gli fa capire che i genitori stanno litigando, lui che viene su con i problemi della tendenza alla violenza e con la problematica dei compagni di scuola che lo prendono in giro e allora viene tentato dalla voglia di possedere una rivoltella per farsi rispettare e per questo desiderio della rivoltella si trova invischiato nella storia con Lino e gli spara un colpo di rivoltella e crede di averlo ucciso.
L'omicidio presunto di Lino è uno dei fondamenti della storia e su questa convinzione egli si adegua alla storia e diventa un personaggio del potere politico e in questo viene invischiato, tanto che la sua designazione a collaborare all'omicidio politico del professor Quadri viene giustamente interpretata da lui in una piccola riflessione come un modo per imprigionarlo per tutta la vita ed averlo sempre dalla propria parte.
La figura di Giulia si inserisce come figura femminile nella ricerca di normalità che ossessiona Marcello. Egli desidera una vita normale, come gli altri, si arrovella per poter fare delle cose come gli altri, delle cose comuni. Invece Giulia è una persona che trova tutto normale, trova con estrema facilità la sua normalità.
La spia, il fatto di dover fare la spia si inserisce per Marcello nella sua ricerca della normalità.
Egli subisce come se fosse naturale l'imposizione di tradire il professor Quadri e con indifferenza egli commenterà insieme all'agente Orlando il fatto che l'omicidio fu commesso nonostante un contrordine che per un caso non è pervenuto in tempo.
Quando arriva la caduta del fascismo, Marcello si getta tra la folla alla ricerca di una nuova normalità e qualcosa che colpisce molto è la scena di una folla che si sollazza con un busto del duce in gesso che viene distrutto, e quello che cede per primo è il mento e Marcello ricorda il mento strano del professor Quadri.
La strana vicenda del busto di Mussolini con cui la folla gioca si infila nel finale a sorpresa con il ricomparire di "Chi non more si rivede!" cioè di quel Lino che doveva essere stato ucciso, sulla cui morte Marcello aveva costruito tutta la sua vita, della cui morte si era informato con ogni scrupolo possibile facendo a distanza di anni una ricerca sui giornali conservati.
Nel finale con un gesto significativo Marcello cerca e perlomeno sembra che ci riesca di salvare la sua famiglia dall'aeroplano che lo sta inseguendo.Egli viene ucciso con la speranza che loro si salvino.

I temi trattati
Il delitto e le sue conseguenze. L'autore tratta a fondo il tema del delitto e sembra riprendere il tema di Delitto e castigo di Dostoevskij, il protagonista compie un delitto da adolescente ma di esso si assume tutte le conseguenze e ritiene di essere stato costretto all'omicidio da un tentativo di violenza sessuale e trova continuamente giustificazione al suo delitto che però gli comporta delle scelte di vita che non escludono altri delitti, egli si sottomette completamente al potere e lavora per i servizi segreti del fascismo e collabora all'omicidio del professor Quadri.
Il primo delitto è il presupposto del successivo e questo viene ben messo in evidenza dalla scelta che il protagonista fa nella confessione al sacerdote fatta prima del matrimonio. Egli sceglie di confessare il suo delitto da adolescente ma anche di non fare alcun cenno al delitto in cui già si trova implicato, al delitto al quale sta collaborando, rispetto al quale si lascia trascinare dagli eventi con fatalismo e rassegnazione.
La violenza, la violenza come regola, l'autore traccia un quadro di un insieme di personaggi che vivono in mezzo a scelte violente con indifferenza, la violenza viene cercata da Marcello adolescente come possibilità di sentirsi normale, egli prova piacere nella strage delle lucertole e si meraviglia che il suo compagno di giochi, Roberto, gli dica che lui preferisce lasciar perdere le lucertole e che è male uccidere gli animali.
Nella sessualità la violenza diventa spesso la regola, la sessualità viene descritta come una ricerca un poco morbosa del piacere individuale, la sessualità di coppia non ha quasi mai dolcezze, ha più spesso violenza, anche nel rapporto coniugale la violenza domina, la sessualità è spesso omosessualità violenta, c'è questo nel tentativo di Lino all'inizio del romanzo, nell'approccio di un signore anziano a Parigi, nelle avances che Lina, la moglie del professor Quadri fa con Giulia, la moglie di Marcello, nel racconto fatto con indifferenza da Giulia di una sua relazione con una sua amica. La violenza dell'avvocato su Giulia protrattasi per anni colpisce per la sfrontatezza con cui é stata consumata e per la rassegnazione con cui é stata subita.
Lo spionaggio, un mondo pieno di spie, c'é sempre qualcuno che è pronto a fare la spia, Marcello entra nel sistema delle spie, diventa una spia pagata profumatamente, é un funzionario dello stato che ha come compito quello di fare la spia, viene coinvolto nell'omicidio politico del professor Quadri e lui capisce che lo vogliono far partecipare a questo delitto per tenerlo in pugno per tutta la vita, la complicità nel delitto diventa un mezzo per sottomettere qualcuno e questo è un tema che anche se sembra che sia solo sfiorato é uno dei temi più importanti nella dinamica del romanzo.
La normalità da una parte e la follia dall'altra e la paura della follia e la ricerca ossessiva della normalità. Sentirsi normale per Marcello è come un'ossessione, egli sente di essere diverso, di avere i suoi propri problemi, ma cerca nelle cose più comuni di comportarsi come tutti, normalmente, e coglie questa normalità con attenzione anche ai gesti più semplici, come nell'occasione in cui va da un tabaccaio e compra delle sigarette e insieme a lui altri tre avventori stanno comprando quelle stesse sigarette e il gesto del tabaccaio che dà contemporaneamente quattro pacchetti uguali a quattro mani di persone diverse da cui riceve il pagamento fa sentire Marcello come immerso in un rituale comune ed egli sente in questo la sua normalità. Dall'altra parte c'è la paura della follia, che si presenta sin dall'adolescenza da quando il padre viene colpito dalla follia e viene ricoverato in una clinica psichiatrica ; dopo che c'è stato l'episodio della foto in cui il genitore buca gli occhi della moglie e del figlio nella foto e questo fatto viene visto con estremo terrore dalla domestica che fa vedere la foto a Marcello e parla di magia e di fatture ed è terrorizzata da questi pericoli.
La scelta di campo politica, quella che dovette essere una scelta obbligata per la maggioranza degli italiani, che invece per Marcello diventa un punto sul quale fonda la sua esistenza, la sua è una scelta profonda, in un momento in cui le scelte erano obbligate per la maggioranza la sua è una scelta desiderata, è la scelta di un campo in cui vivere e sul quale Marcello ha scommesso e puntato tutta la sua vita, tanto che al momento della caduta del fascismo rimane sconvolto ma in qualche modo reagisce e preferisce mischiarsi alla folla che scesa per le strade di Roma sta in qualche modo festeggiando, ma ciò che maggiormente lo sconvolgerà sarà lo scoprire che il suo primo delitto non c'è stato, che Lino è sopravvissuto, questo lo fa disperare perché sulla certezza di quel delitto egli aveva fatto tutte le sue scelte, anche le scelte in politica e il sapere che il delitto non c'è stato determina il crollo di tutta l'impalcatura.
Una certa attenzione merita la frase che il padre di Marcello ripete ossessivamente durante la visita nella clinica che gli fa Marcello insieme alla madre. La frase è:"Strage e malinconia". Il padre di Marcello è un militare e il medico cerca di farlo parlare normalmente, ma la follia si è impadronita di lui. Strage, dall'inizio del romanzo con la strage delle lucertole, poi il delitto, poi il nuovo delitto del professor Quadri cui è costretto a collaborare, e questo delitto poteva essere evitato se solo si fosse prestata attenzione alle direttive del Ministero che all'ultimo avevano dato il contrordine. Una strage inutile e Marcello si rende conto con indifferenza che tutto poteva essere evitato, ma accetta con malinconia che le cose siano andate così, come con malinconia affronta ogni evento della vita, strage e malinconia sono una caratteristica della sua vita e non solo della sua, forse sono parole che hanno una grande importanza per una moltitudine, per una popolazione, forse strage e malinconia sono una sequenza che colpisce a fondo la maggior parte degli italiani al momento della guerra e della guerra civile che si va prospettando.

Uno sguardo ai personaggi
Marcello, il protagonista, vive soprattutto nelle sue riflessioni e nelle sue contraddizioni psicologiche, delitto e castigo, ricerca ossessiva della normalità, rassegnazione al suo destino e indifferenza, una sempre più forte indifferenza rispetto ai delitti, rispetto all'amore, poi improvvisamente si innamora di Lina, la moglie del professor Quadri, viene tumultuosamente travolto ma la sua ricerca della normalità gli fa ritrovare l'equilibrio che stava perdendo.Alla fine tutto gli precipita addosso, la caduta del regime sul quale aveva puntato tutto ma soprattutto la scoperta dell'inesistenza del primo delitto e cioè dell'uccisione di Lino, di cui era convinto e su questa convinzione si erano fondate tutte le sue scelte, si era formato il suo modo di reagire alla vita, si era determinata anche la sua indifferenza verso gli altri e verso tutto.
Roberto, il suo compagno di giochi dell'infanzia, è un personaggio che si stacca per la sua fermezza, egli rifiuta ogni discorso di Marcello sul piacere della strage delle lucertole chiudendolo con l'affermazione lapidaria:"Non voglio perché é male!" Pertanto sin dall'inizio del romanzo c'è un personaggio che si rifiuta coraggiosamente ad adeguarsi alla violenza e al piacere della strage di esseri viventi e che con la semplice parola che " é male " chiude ogni discorso ed é disposto anche a sacrificare l'amicizia alla sua scelta etica.
Lino, ex seminarista, scacciato per aver messo in luce le sue inclinazioni omosessuali, viene descritto come un essere ripugnante ma che tuttavia sa stuzzicare la curiosità di Marcello e gli promette che gli darà la sua rivoltella se lui farà come dice lui, ma poi viene preso da una crisi di angoscia e si fa promettere da Marcello che non si farà adescare. La crisi di angoscia di Lino é la crisi di coscienza dell'adescatore che nel momento in cui cerca di adescare un adolescente si pente di ciò che sta facendo e ne prova orrore e chiede a Marcello di non cedere alle sue lusinghe e di non rispondere alle sue parole, ma non riesce a fare a meno del suo tentativo di adescamento e di violenza sessuale, ma poi di nuovo viene preso dall'orrore di sé stesso e supplica Marcello di ucciderlo, una volta che quest'ultimo gli ha preso la rivoltella e così angosciante è la sua supplica che anche e forse soprattutto per questo Marcello spara. L'angoscia di Lino per la sua perversione tinge quel momento di un colore fosco che poi continuerà ad aleggiare per tutto il romanzo quando la memoria del delitto si riaffaccerà in Marcello.
La madre di Marcello appare all'inizio del romanzo ed è un personaggio chiuso in sé nella ricerca di apparire bella e di piacere e quando il figlio le rivela di aver ucciso un gatto lei nemmeno ci fa caso e non si occupa minimamente del disagio di lui. Ricompare poi prima del matrimonio di Marcello quando insieme a lui vanno a fare visita al padre nella clinica psichiatrica dove si trova ricoverato. Vive da sola nella villa insieme a dieci cagnolini che fa tranquillamente vivere nella sua camera da letto; é una donna che con il tempo ha preso una forma a piramide, che dai fianchi molto larghi sale verso una testa a punta, una donna che cerca ancora di piacere e cerca le attenzioni del suo autista, Alberi, che é diventato il suo amante. É la prima figura femminile che appare nel romanzo e quello che colpisce è la sua incapacità di amare, la sua indifferenza verso la malattia del marito, il suo maldestro tentativo di apparire, la scarsità del suo rapporto con l'unico figlio tanto che non partecipa neppure al suo matrimonio.
Giulia, la fidanzata e poi moglie di Marcello. Appare inizialmente come una donna semplice, solo desiderosa di sposare Marcello, che lei ammira incondizionatamente e che dice sempre che é "troppo buono" e quando lui gli chiede come faccia a sapere che lui é buono, gli risponde semplicemente che é così, é come quando ci si trova di fronte a qualcosa di bello, non si può dire perché é bello, lui é buono e basta. Quello che colpisce nel personaggio è la sua normalità semplice, naturale, molto lontana da quella continua ricerca di normalità che invece caratterizza Marcello. Questa normalità che la porta subito dopo il matrimonio a confessare di essere vittima da sei anni di violenze sessuali da parte dell'avvocato di cui é diventata la segretaria e che era intimo amico di famiglia e amico soprattutto di suo padre. Questa confessione Giulia la fa soprattutto per poter confessare di aver perduto la verginità, valore importante allora. Giulia però non tinge tutta la vicenda di colori troppo drammatici e foschi, si stringe nella sua normalità, succede nella vita, ora ha incontrato Marcello e finalmente è uscita da quell'incubo. Ugualmente più avanti nel romanzo, quando viene corteggiata da Lina, la moglie del professor Quadri, alla ricerca di un amore tra donne, Giulia, su precisa domanda di Marcello, dice con estrema semplicità di avere avuto già una esperienza in tal senso con una sua amica, per consolarsi dall'afflizione della violenza dell'avvocato; e tutto ciò sempre con la massima semplicità, perché può succedere nella vita. Un ulteriore quadro di Giulia è quando dice le preghiere per mettere a letto la figlioletta Lucilla di 6 anni, è un quadro di una madre con la figlia piccola che insegna le preghiere. Giulia, che ha vissuto l' incontro con il professor Quadri e con Lisa, nonostante che i giornali abbiano parlato a lungo dell'omicidio, non fa nessuna domanda imbarazzante a Marcello.
La madre di Giulia viene delineata prima del matrimonio tra Giulia e Marcello, é una donna semplice piuttosto rotonda e che si commuove continuamente al ricordo del marito morto sei anni prima e che ha una speranza infinita in Marcello che vede" tanto buono" e che é sicura che sarà un buon marito per la figlia e un buon padre altrettanto buono come lo era suo marito. La sicurezza della madre di Giulia sulla bontà di Marcello rassicurano anche quest'ultimo sulla validità delle sue scelte.
L'agente Orlando viene descritto come un uomo comune o che almeno cerca di apparire tale e forse così sembra agli occhi di Marcello, un buon padre di famiglia siciliano con una famiglia numerosa di 5 figli che è fiero di mostrare in fotografia. Anche nel racconto dell'omicidio dei Quadri, che da lui viene fatto a Marcello, viene fuori quest'apparente normalità comune dell'agente Orlando, il suo è un comportamento comune, non quello di una spia omicida che si è macchiato di numerosi delitti, rispetto ai quali peraltro sembra non provare nulla, sono delle pratiche burocratiche che lo portano a sacrificarsi in numerosi viaggi all'estero senza poi avere nemmeno un segno di riconoscenza da parte di chi di dovere. L'unica nota che lascia un poco interdetto Marcello é l'accorgersi che ha negli occhi la stessa espressione un poco curiosa che ha il padre, e Marcello rimane stupito di ciò, ma non fa nessun commento nemmeno tra sé.
Il professor Quadri appare come un uomo anziano ma che ha ritrovato nella fuga dall'Italia e nell'azione politica la sua figura e il suo fascino e appare a Marcello molto diverso da quella persona che egli aveva conosciuto all'università. Si è levato la barba il che snellisce il suo portamento, è sempre gobbo ma la sua deformazione non si nota molto, veste ora abiti eleganti e sportivi, gli piace vivere con coraggio alla giornata e gli piace molto Parigi, gli piacciono i locali, tesse lodi alla vita e all'aria di libertà che si respira a Parigi. Egli ama discutere con Marcello anche se lo fa con sapiente sottigliezza. Appare peraltro pronto ad affrontare qualunque problema con coraggio e conosce il pericolo che sta sempre dietro l'angolo della polizia segreta e dell'omicidio, ma non se ne cura poi molto.
Al suo fianco il personaggio della moglie Lina, una donna che sembra in cerca di piaceri ma che invece vorrebbe capire in ogni modo qualcosa di questi due italiani che vengono a far visita a suo marito non si sa bene perché e che evidentemente, come un animale braccato, fiuta il pericolo che si cela dietro quella visita di cortesia. E allora lei tira fuori le unghie e tutte le sue armi di seduzione rivolte sia a Marcello che a Giulia. Marcello sente la seduzione, Lina esercita un fascino prorompente su di lui, tanto che lui vorrebbe lasciare la moglie e buttarsi nell'avventura con Lina, sente di essere innamorato, sente una passione travolgente, vorrebbe mandare all'aria tutto, poi capisce che il destino ormai ha preso il suo corso ma è contento che Lina si salverà, perché ha preso l'impegno di accompagnare lui e la moglie a Versailles la mattina dopo. Ma Lina manda un telegramma dicendo che ci ha ripensato e che è partita insieme con il marito. Il personaggio di Lina, ambiguo, difficile, ma prorompente, affascinante e seducente, riesce a travolgere anche un uomo così esperto della vita come Marcello.

Riflessione
Il quadro che l'autore ci fa intravedere é il coniugarsi del potere con la violenza e col delitto.
Il servizio segreto e l'insieme di spie commettono delitti che non vengono alla luce ma che sono un aspetto della normalità della dittatura.
In questo quadro si inseriscono le cose normali, il matrimonio di Marcello e Giulia, la bontà di Marcello che viene esaltata dalla madre di Giulia, la necessità di confessarsi per fare un matrimonio religioso, il perdono del sacerdote a Marcello per il delitto che egli pensa di aver commesso, i suoi colloqui con l'agente Orlando, i preparativi per il viaggio di nozze, la visita che Marcello e la madre fanno al padre nella clinica, la pazzia del padre, le sue frasi sibilline.
Tutto prosegue sullo stesso binario conforme che porta alla partecipazione dell'omicidio politico del professor Quadri, partecipazione peraltro non diretta, e voluta dall'alto allo scopo forse di non far capire bene allo stesso professore ciò che si stava tramando contro di lui. Quale è il motivo della richiesta collaborazione di Marcello? Non poteva la polizia segreta uccidere comunque il professore senza che lui intervenisse in alcun modo? L'autore vuole forse farci vedere la perversione del sistema che da una parte inchioda Marcello ad una complicità sfuggente ma alla quale lui non può sottrarsi se vuole mantenere i vantaggi della sua posizione e dall'altra si serve di lui per far uscire allo scoperto il professor Quadri senza sospetti.
Il potere si coniuga con il delitto e Marcello il protagonista lo sente bene e sente di doversi conformare a tale volontà e sente la necessità della sua partecipazione a questo secondo delitto che è conseguenza inevitabile per lui del suo primo presunto delitto.
A questo evento si oppone con tutte le sue forze Lina, la moglie del professor Quadri, che capisce qualcosa rispetto a questa visita di un ex studente peraltro di idee fasciste al marito e tenta in ogni modo di far venire allo scoperto la verità. Ma invano perché Marcello é confuso e colpito dalla sua seduzione ma non si sente di tradire il potere con cui ormai e colluso anima e corpo. Anche Giulia, una volta consumatosi l'evento delittuoso, entra in complicità con Marcello e non gli rivolge nessuna domanda. A stare dalla parte del potere i due coniugi hanno il loro guadagno, la loro casa con il frigidaire, la loro vita familiare, l'automobile.
Improvvisamente tutto sembra venir meno con la caduta del fascismo, proprio mentre i due coniugi si stanno preparando per partire per le vacanze estive a Tagliacozzo. Marcello e Giulia avvertono questa improvvisa mancanza di sicurezze, escono di casa per verificare e si rendono conto che la gente è scesa in piazza e che il potere del fascismo è crollato, tanto che un gruppo di persone si divertono a giocare con disprezzo con un busto raffigurante Mussolini. Ma una certa indifferenza prende i due che credono ( o almeno Marcello crede ) che tutto potrà tornare alla "loro" normalità e Marcello preso da un momento di desiderio vuole avere un rapporto d'amore con la moglie a Villa Borghese di notte quando si avvicina una torcia e un grido "Chi non more se rivede" e Marcello vede Lino, l'uomo che lui credeva di aver ucciso tanti anni prima e che invece non è morto. L'improvvisa resurrezione di Lino fa crollare la certezza del primo delitto e si porta con sé tutte le altre certezze, Marcello ora non ha più alcuna certezza e si sente profondamente smarrito e turbato. Sente che tutto gli sta crollando addosso.
Il giorno dopo in viaggio verso Tagliacozzo un aereo bombarda la macchina e allora Marcello compie un atto di coraggio, per salvare la moglie e la figlioletta decide di slanciarsi dalla macchina dopo averla frenata per far credere di volersi salvare ma attirare invece solo su di sé il bombardamento. E con l'atto coraggioso si conclude il romanzo, l'atto coraggioso e sacrificale che sarebbe forse stato impensabile fino a poco prima, fino a quando la logica del potere e del delitto avevano dominato l'animo di Marcello.

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