
RILEGGERE LA COSCIENZA DI ZENO DI ITALO SVEVO
Rileggere la Coscienza di Zeno di Italo Svevo ci porta ad una serie di considerazioni.
La prima considerazione che il romanzo è un' avventura dell'anima come l'autore osserva quando nel finale ci introduce alla sua psico-analisi e fa le sue considerazioni.
Si tratta di un romanzo in prima persona, che potrebbe essere il racconto della vita del protagonista, Zeno Cosini, e di una serie di episodi raccontati in un quadro di insieme. É un'avventura dell'anima perché il racconto ha sempre un profondo sguardo psicologico, cioè è un racconto delle riflessioni del protagonista e delle sue sensazioni in relazione ai suoi sentimenti, senza scendere però in un'analisi mai noiosa ed esasperata, è un'esposizione che cerca sempre di essere semplice al massimo e di far vivere i sentimenti del protagonista nella realtà che lo circonda.

La coscienza è proprio la narrazione dei sentimenti provati e di come il protagonista li ha provati in relazione al mondo esterno, ai suoi affetti, ai suoi amori, ai suoi vizi.
La seconda considerazione che in tutto il percorso si trova un grande sorriso, uno sguardo bonario e sornione, un piacere di vivere che striscia nel racconto ed emerge prepotente anche nelle circostanze più difficili, non è un'allegria ostentata per forza, invece è la voglia di guardare in faccia alla realtà e di non fuggire terrorizzati, è il coraggio di vivere il quotidiano che ad un certo punto fa capolino nelle pagine del romanzo e il protagonista, che è un uomo non sempre molto capace e non sempre molto pratico, alla fine però esce sempre vincitore rispetto ad un mondo troppo competitivo e ad uno scenario di guerra permanente, scenario che alla fine fa il suo ingresso in modo prepotente con la prima guerra mondiale e le considerazioni dell'autore sulle capacità di autodistruzione dell'umanità e sull'uomo con l'ordigno in mano che distrugge il pianeta.
La terza considerazione, personale ma non troppo, è che il romanzo si deve considerare dalla fine, dall'ultimo capitolo sulla psico-analisi e sulle vicende del protagonista e del suo analista e poi via via dall'inizio in poi, come se l'autore volesse raccontare le sue avventure dell'anima in un quadro psico-analitico, o comunque l'autore racconta tutta la vicenda, riallacciandola a dei momenti fondamentali della propria vita o a dei ricordi particolarmente importanti. D'altra parte nella breve prefazione il medico psicanalista, il dottor S., si decide a pubblicare per vendetta lo scritto del suo paziente che ha abbandonato le sue cure e lo ha truffato del suo tempo e dei suoi prodigiosi interventi terapeutici. E nel breve preambolo il protagonista stesso si riallaccia alle raccomandazioni del dottore di annotare i ricordi che gli arrivano dai sogni ma sente che molto gli sfugge, anche se gli sembra di aver ricordato di quando era in fasce, di essersi rivisto quasi neonato, e si mette a fare raccomandazioni a quel bimbetto che gli è riapparso, sulle difficoltà di sfuggire alle malattie e sulle difficoltà dei rapporti.
Una quarta considerazione è che il romanzo è l’esame di una ricerca psico-analitica ed insieme una critica della psico-analisi che viene messa in luce come un tentativo terapeutico però senza troppe pretese e soprattutto che non si sa su quali basi scientifiche poggi. Da considerare che il romanzo è del 1923 e che la psico-analisi dovrebbe essere ancora in fasce ma evidentemente ha avuto già straordinari sviluppi, perché viene esaminata con cura e ogni critica è molto approfondita e precisa ed il romanzo sembrerebbe essere stato scritto cinquanta o anche novanta anni dopo.
Il romanzo si divide in 6 capitoli.
Nel primo, intitolato il fumo, il protagonista racconta del suo vizio del fumo e di come inutilmente tante volte abbia ripromesso a se stesso di smettere di fumare e come trovi appunti in tanti suoi ricordi con la scritta u.s., che vuol dire ultima sigaretta perché egli si impegnava nel tentativo, sempre fallito. E racconta di una volta che tentò facendosi ricoverare in una casa di cura dove viene affidato alle cure e alla sorveglianza di una donnina dall'età indefinibile, tra i quaranta e i sessant'anni, di nome Giovanna. E dei suoi colloqui con Giovanna, sempre svolti nel tentativo di corromperla. E di come alla fine si ubriachi insieme con Giovanna , che intenerita dal vino gli fa piovere nella stanza 11 sigarette ungheresi. E di come a un certo punto abbia pensato che il dottore poteva spassarsela con sua moglie ed abbia sentito l'impulso irrefrenabile di tornare a casa per controllare e di come abbia abbandonato la clinica per tornarsene a casa.
Il secondo capitolo, intitolato “la morte di mio padre”, nasce da un appunto che ricorda l'evento con la solita annotazione" data, morte di mio padre, U.S.." (ultima sigaretta). Il protagonista racconta dell'ultimo periodo di suo padre, della sua malattia, di quanto la morte del genitore l'abbia colpito, e il tutto è legato ad un senso di colpa, al fatto che il dottore si raccomandava assolutamente di non farlo affaticare e di tenerlo a letto, che egli obbedì quasi ciecamente al dottore e all'infermiere e che lo tratteneva a forza a letto, al che il padre ebbe un moto di ribellione ma più che altro un momento di estrema vitalità che era l'ultimo e levò la mano contro la sua faccia e lo colpì e poi cadde a terra, morto. Questo lasciò sbigottito il protagonista, che arricchisce il racconto con i suoi insuccessi universitari, i suoi passaggi da una facoltà all'altra, i commenti del padre, il nomignolo con cui lo chiamava all'Università; e il senso di colpa e insieme la rabbia verso il dottore che gli aveva consigliato di forzarlo a letto riempiono il capitolo di una serie di ricordi di un un certo valore, ed arricchiscono il quadro di questo viaggio dell'anima del protagonista che erra tra i suoi ricordi.
Nel terzo capitolo, la storia del mio matrimonio, il protagonista racconta la sua vicenda con le sorelle Malfenti, Ada, Alberta ed Augusta, e di come lui, innamorato di Ada, sia stato sempre da lei respinto. ed allora abbia provato anche con Alberta, con lo stesso risultato e della sua antipatia per Guido, che ad un certo punto entra nella casa e viene subito accolto con grandissimo rispetto per la sua capacità di suonare il violino e del suo tentativo di competere con lui musicalmente riuscito in un disastro, e delle sedute spiritiche organizzate da Guido che lui cercava di prendere in giro facendo muovere il tavolino al buio. E racconta con gusto tutti questi avvenimenti che lo hanno fatto cadere nelle braccia di Augusta, la meno bella delle tre sorelle, ma che poi alla fine si rivelerà una moglie capace e soprattutto una compagna affettuosa.
Nel quarto capitolo, la moglie e l'amante, parla del suo amore per Carla, una ragazza piuttosto sfortunata che gli fu presentata da un amico che stava molto male e che poi morì e della quale lui si innamorò, tanto da cercarle un maestro di canto, che poi la porterà via al suo amore e che la sposerà.
Nel quinto capitolo, Storia di un'associazione commerciale , racconta della società commerciale che misero insieme lui e Guido, di un affare per cui si gettano ad acquistare del solfato di rame, della vita in ufficio e della bellissima Carmen che avevano assunto, di una gita in barca gioiosa, poi del male che si impadronisce di Ada, la moglie di Guido, del morbo di Basedow sul quale corre un lungo scherzo, poi delle crisi di Guido, del suo cercare assolutamente di fare dei guadagni personali, della morte di Guido suicida che è sicuro che lo salveranno ma per una serie di circostanze sfortunate muore. E del fatto che Zeno per un terribile errore segua in carrozza un altro funerale e se ne accorga troppo tardi.
Nel sesto capitolo, fine della psicanalisi, l’autore parla della sua decisione di porre fine alle terapie psicanalitiche anche perché dopo 6 mesi non ha notato nessun miglioramento, anzi la situazione è peggiore di prima. E’ scoppiata la guerra, ma nella città(Trieste) ci si annoia più di prima. Da un anno non ha scritto nulla, ora ha deciso di riaccostarsi ai cari fogli e di scrivere la storia della sua cura., anche perché la malattia è stata alfine scoperta, l’autore parla del complesso di Edipo, è quel male che lo accosta ad Edipo in rivalità con il padre e per amore di sua madre. Il dottor S. vuole trattenere il suo scritto e gli conferma che la terapia gli ha procurato delle forti emozioni. Al che l’autore ricorda le emozioni ricevute e le paragona a rose di maggio, immagini cui correva dietro e che ad un certo punto aveva l’impressione di raggiungere, ma poi si rende conto che sono sue invenzioni, sue creazioni, con le quali egli convive. Il dottore registrava e le immagini riportavano l’autore alla prima infanzia, poi alla scuola, cui andava accompagnato da una fantesca, Catina, mentre il fratello rimaneva beato a casa, e questa era un’immagine che si ripeteva spesso, Catina che lo accompagnava gli sembrava sempre più vecchia, poi pian piano si rendeva conto che il fratello lo invidiava perché lui andava a scuola. Un altro ricordo è una stanza bianca, il fratello gli chiede il cucchiaio, lui gli chiede un poco del suo zucchero scatenando le ire di Catina. Le immagini scompaiono, riappaiono piene di sole, lui è piccolo e gioca sotto il tavolino, ad un certo punto si aggrappa a della biancheria ed una boccetta di inchiostro cade dal tavolo e va a finirgli in testa e macchia il suo vestito, la biancheria, la gonna della mamma ed i pantaloni del papà. Le immagini se ne vanno, con rimpianto da parte sua. Racconta di un altro colloquio col dottor S., di lui che si ricorda bambino e vede lontana una gabbia, dentro la quale c’è una donna, bionda e formosa, e del suo desiderio di mangiarla. E del dottore che gli chiede se la madre era bionda e formosa e lui gli dice di sì, che anche la nonna era così. Ormai si sentiva guarito, ed il dottore gli confermò che lui era un convalescente che ancora non si era abituato a vivere senza la febbre. E nel successivo colloquio simula un sogno in cui mangia il piede della donna immaginata in gabbia. Ma si rende conto che le immagini pian piano svanivano e non venivano più. Crede di aver fatto un’importante scoperta scientifica sui colori e sul modo di percepirli. E sicuro di sé si confida con il dottor S., che gli dice che lui ha la retina più sensibile per effetto della nicotina; e allora deluso ricomincia a fumare come un turco. Alla fine, decide di andare a consultare il suo medico di medicina generale, il dottor Paoli, e di chiedergli consigli sulla psico-analisi. Ma poi non ne ha il coraggio ed allora si fa visitare e quello gli fa l’analisi delle orine. E lui si convince subito di avere il diabete e ne parla con la moglie che scoppia a piangere. Ma dopo qualche ora il dottor Paoli lo chiama al telefono e gli comunica che non c’è traccia di zucchero nelle sue orine. Legge la celebre opera del dottor Beard sulla nevrastenia.
Passa insieme con la famiglia due giorni di vacanza a Lucinico. Se ne va a meditare in riva al fiume e s’imbatte in Teresina, una contadina che conosce da tanti anni e che ha visto crescere. Prova a toccarla ma quella lo prende in giro. La guerra ormai avanza. La famiglia si trasferisce a Torino, lui si avventura nei campi e si imbatte in una pattuglia di soldati austriaci che lo minacciano e poi lo fanno riaccompagnare da un soldato che gli chiede informazioni sulla guerra sulla quale ambedue si interrogano ma non sanno rispondere. Ed il romanzo si conclude con l’incertezza che la guerra sta determinando e con il pensiero di un uomo che porti una bomba e che la faccia esplodere in maniera sconvolgente per l’intero pianeta.
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