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mercoledì 24 novembre 2010

acide riflessioni

ACIDE RIFLESSIONI


Accidenti all’accidia! Che mi venga un colpo se non la smetto di dondolare senza combinare niente di buono e soprattutto se mi lascio sfuggire ogni occasione per fare ciò che mi capita per stare meglio, soprattutto economicamente.
Sono ormai diversi anni che passo le mie giornate nella sala corse, la mattina ci passo a guardare i pronostici, il pomeriggio vado a cercare di scommettere. Perché non c’è il denaro e allora mi atteggio a esperto e consiglio gli altri giocatori e se vincono, chiedo giustamente la mia parte in quanto ogni perito ha diritto alla sua ricompensa per l’esperienza ed i suggerimenti.
E sono diversi anni che sento nomi sempre più strani, i nomi dei cavalli, e cerco delle ispirazioni anche dai nomi, per cui me ne vado con l’immaginazione a cercare dei significati in duelli di nomi che sicuramente vengono dati al momenti della scelta dagli allevatori e che io invece penso siano legati al carattere dei puledri.
E così ecco che mi sono fissato giorni fa su Re Artù e non potevo pensare che quello era un nome senza legami con la gloriosa figura della storia inglese; mi sono giocato tutto su Re Artù vincente e naturalmente l’ho consigliato a diversi scommettitori.
Non è che fossero tanti soldi quelli giocati, erano il frutto di qualche consiglio ricompensato del giorno prima, erano dieci euro, però era tutto quello che possedevo.
E naturalmente ci avevo messo sopra tutte le mie speranze. E ovviamente Re Artù è arrivato settimo, non ultimo però ed almeno questa è stata una consolazione, soprattutto perché non ha distrutto in un sol colpo la mia nomea di esperto.
Rimasto senza il becco di un quattrino, ho ripreso la mia normale attività di consulente e suggeritore di vincenti e piazzati, ma nessuno nella sala mi dava più retta. Tanto che alla fine sono uscito dalla sala piuttosto irritato.
Che fare? Bisognava trovare un modo per avere qualche denaro, non si può andare avanti senza soldi, soprattutto per un giocatore incallito di cavalli.
E così rivisitai un piano già architettato a suo tempo, sarei andato alla stazione Termini e mi sarei finto mendicante. Anzi avevo già organizzato un cartello, sopra c’era scritto: «Sono un mendicante sfortunato e povero, non ho il cane e neppure il cappello e neanche i soldi per occhiali scuri», era un tentativo un pochino impegnativo, sarei uscito da quella specie di apatia e da quella insopportabile pigrizia cui mi ero consegnato senza opporre alcuna resistenza.
Ma all’ultimo momento rinunciai, era troppo faticoso andare fino alla stazione e poi doversi esibire in quella mascherata.
Ne andava poi della mia dignità, in fondo in fondo non me ne fregava niente nemmeno di quella, però era che non me la sentivo di impegnarmi un pochino in qualche cosa. Le corse dei cavalli ed il ruolo del consulente erano meno faticose, ti davano una certa emozione e poi se vincevo potevo giocare altrimenti restavo spettatore delle giocate altrui.
E così lasciai andare quell’idea.
C’erano rimaste tre corse. Nella prima mi sembrava che fosse bene puntare tutto su Perù, mi misi a dire a tutti che bisognava giocarlo o vincente o piazzato, ma nessuno mi dette retta. Un signore mi guardava divertito e uscì poi dalla sala. Perù arrivò secondo, sarebbe stato pagato bene come piazzato ma nessuno mi aveva ascoltato.
Il signore che mi aveva guardato divertito però mi si avvicinò e mi chiese cosa giocare nelle altre due corse.
Io subito dissi che avrei voluto una parte della vincita e chiesi il 30 per cento e lui tranquillo disse di sì, ma che bisognava che il pronostico fosse buono e che i cavalli pagassero, e continuò a dire questa cosa ma si allontanò di nuovo dalla sala ed uscì fuori, io lo seguii incuriosito e vidi che stava telefonando con il cellulare, non detti molta importanza e rientrai nella sala.
Gli avevo suggerito Aniene nella penultima corsa e Lady Cocca all’ultima.
Nella penultima Aniene vinse e pagò il doppio delle giocate. Il signore però era andato via ed io non avrei mai più saputo come rintracciarlo.
Aspettando l’ultima corsa non avevo il denaro per puntare e mi misi a consigliare tutti e mi feci grande del pronostico appena azzeccato, ma nessuno mi aveva sentito nel colloquio e nessuno mi dette retta per cui mi fu impossibile giocare non avendo il becco di un quattrino.
Lady Cocca era un cavallo sconosciuto, il giornale non lo dava assolutamente favorito, eppure io sentivo che c’era qualcosa nell’aria per cui ero abbastanza sicuro.
La cronaca della corsa al trotto fu molto emozionante e si scatenò una lotta tra due tra i favoriti, Tornante e Millefiori, ma all’ultima curva Lady Cocca prese decisamente la testa e vinse nettamente.
Del signore nessuna traccia.
Ho saputo poi che aveva giocato per telefono in un’altra sala corse su ambedue i cavalli che gli avevo dato e che aveva vinto spudoratamente, perché li aveva giocati in una martingala e le quotazioni di Lady Cocca erano state molto alte, sei volte la posta, per cui lui aveva vinto dodici volte la posta.
Purtroppo però non sono riuscito ad avere nulla per i miei consigli e questo mi dispiace enormemente e mi lascia in preda a riflessioni amare sull’ingratitudine e sulla mia vita di scommettitore sventurato.
Ma mi resta una terribile noia, un’apatia, un’incapacità di desiderare qualcosa ed anche le corse dei cavalli non mi interessano più di tanto che per passare in qualche modo le mie giornate.
Che scorrono inesorabili tra una corsa e l’altra dei cavalli!

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