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martedì 23 novembre 2010

I VIZI DEL MAIALE

Capitolo primo

Pig si risvegliò e si rotolò nel fango più volte, continuando a sbadigliare e non volendo uscire dal dormiveglia. Il sogno che aveva fatto era terribilmente piacevole per cui voleva continuare e rimanerci nell’incantamento, ma purtroppo il richiamo del padrone Bertoldo si era fatto sentire e quando lui chiamava automaticamente Pig si risvegliava e si dimenticava presto di tutto anche se la sua volontà magari era contraria. Si potrebbe dire che la voce del padrone era più forte del suo intimo, tutti i suoi desideri, tutte le sue emozioni, tutte le sue piacevoli fantasticherie venivano scacciate di colpo.
Lentamente Pig cercò di ricordarsi del suo sogno e rivide che stava avvinghiato con Sowhleen e che se la davano alla pazza gioia, si erano rincorsi sulla collina, poi lui l’aveva presa ed avevano cominciato a rotolarsi insieme ed il sogno aveva preso una forte piega erotica, ma d’altra parte Pig era innamorato follemente di Sowhleen.
Certo, anche lui si era innamorato. E come succede per tutti gli esseri viventi quando cadono in amore, che perdono molte delle loro capacità, cominciano a mostrarsi come intontiti, vagheggiano e corrono appresso alle loro fantasie amorose, così avveniva per Pig. Ma il suo amore era certo molto dipendente dagli odori e di come egli li percepiva, a differenza di quello degli uomini che sono senza dubbio sensibili ai profumi femminili, ma ne debbono essere conquistati e tramortiti,ma in genere loro sono più sensibili alle eccitazioni visive, così almeno sembra che dicano tutte le ricerche fatte sugli uomini; mentre Pig sentiva gli odori della creatura amata dappertutto, bastava una folatina di un vento leggero ed egli ne era stordito e questo lo portava ad una specie di eccitazione permanente. Era l’odore lo stimolo dell’amore; l’odore per noi uomini non ha questo collegamento automatico con l'amore, spesso può essere o una sensazione gradevole oppure a volte un tanfo insopportabile, mentre per le narici di Pig diventava qualcosa più forte di ogni poesia, di ogni melodia, diventava assordante come un frastuono continuo, era un richiamo che superava tutti gli altri.
E allora, che cosa faceva il povero Pig quando sentiva il richiamo forte dell’amore?
Anche lui, come gli esseri umani, rivolgeva lo sguardo al cielo e di notte guardava imbambolato la luna cercando una risposta ai mille interrogativi che gli si stavano arrovellando nella mente.
E la luna lo guardava e lo illuminava,e qualcosa gli diceva o meglio gli sussurrava con i suoi raggi.
Questo quadretto di Pig e dei suoi colloqui con la luna dà un certo risalto ad un’immagine romantica dell’amore, in cui l’essere innamorato si rivolge al cielo di notte e si confida con la luna che con i suoi raggi risponde alle sue domande più tormentate. Ripetiamo, è un quadretto romantico.
Se vogliamo, possiamo anche credere che tutto questo non avvenisse realmente, possiamo ridurre tutto il fenomeno a delle spinte ormonali, che magari fanno rimbambire per la loro intensità, possiamo proclamare scientificamente che l’amore non è altro che un fatto fisico- chimico con il quale noi reagiamo alle spinte dei nostri ormoni, queste piccole parti del nostro essere che però diventano importantissime e ci danno le cariche.
Per cui tutti i quadretti romantici non sarebbero che l’invenzione delle nostre menti, che hanno bisogno di raffigurare in un bel quadro la tenerezza, uno sguardo dolce, una carezza, un bacio, un abbraccio, hanno bisogno di farci vedere l’amore come una consolazione alle nostre delusioni e alle nostre frustrazioni.
Insomma grande parte degli scienziati ci dicono che l’amore in fondo è una reazione del nostro organismo, è una reazione chimica precisamente, e allora che senso ha parlare di affetti, di desideri, di innamoramenti?
Figuriamoci poi se la scienza si può in qualche modo interessare di un qualsiasi maiale che noi immaginiamo innamorato!
Eppure noi uomini abbiamo fantasticato molto sui maiali. C’è stato un grande scrittore che li ha messi al vertice della gerarchia di una rivolta degli animali contro l’uomo e li ha dotati di una intelligenza diciamo politica, capaci di indagare a fondo sul fenomeno dell’uguaglianza e di riuscire a convincere gli altri animali che loro erano più uguali di tutti e pertanto spettava loro la direzione dell’organizzazione della fattoria degli animali.
Ricordiamo anche il mito della maga Circe che trasformava i compagni di Ulisse in maiali.
I maiali non sono tra gli animali però molto stimati, perché gli uomini danno grande importanza ai cani ed ai cavalli.
Però Pig dopo che abbiamo vagato a lungo sulle teorie più disparate dell'amore e delle sue componenti, Pig aveva realmente un suo colloquio segreto con la luna e sentiva forte l'imbarazzo dei suoi pensieri più indecenti che ad un certo punto venivano a forzare il quadretto romantico che aveva cercato di descrivere intorno ai suoi sentimenti. Insomma Pig era imbarazzato dal contrasto dell'indecenza dei suoi desideri con le cornici romantiche del suo amore.

Capitolo secondo

Pig era un giovanotto di circa due anni che ormai aveva raggiunto il peso forma che porta a considerare l'esemplare un essere ormai maturo e da riproduzione.
Si rendeva però conto di non poter contare su molti amici della sua età, perché misteriosamente uno dopo l'altro scomparivano, i maschi soprattutto.
Egli si era molto allarmato un mesetto prima per l'improvvisa sparizione dalla circolazione del suo amico intimo e compagno di giochi più simpatico, Pong, che peraltro aveva seguito di poco quella sparizione altrettanto misteriosa di Ping. E così sia Ping che Pong non si facevano più vedere ed egli aveva pensato che fossero riusciti in una fuga lontano, perché altro non gli veniva da pensare, il suo padrone Bertoldo li trattava tutti sempre con tanto amore, gli dava sempre da mangiare tutti i giorni dei trogoli da leccarsi i baffi, c'era sempre di tutto, c'erano avanzi di primi piatti, di secondi, di contorni e frutta di stagione, certo erano avanzi dei pasti degli uomini, questo Pig lo aveva capito bene, però ciò non poteva mettere in discussione il buon trattamento che riceveva dal padrone Bertoldo, che si preoccupava due volte al giorno di portare il cibo e senza dubbio doveva prima procurarselo, prepararlo con tanto amore, perché arrivava che si sentiva un odore da leccarsi le setole, insomma Pig era trattato come un re e sentiva una grande fiducia nella situazione generale anche perché era ottimista per natura e vedeva sempre tutto roseo e poi aveva una fiducia illimitata nel padrone Bertoldo per il quale peraltro nutriva una forte ammirazione, che arrivava sino alla venerazione, padrone Bertoldo era tanto buono e tanto generoso, era sempre pieno di sorrisi e di buone maniere e si sentiva che era una persona a modo che non avrebbe mai fatto del male neppure ad una mosca questo era scontato, erano perfide quelle voci che incominciavano a circolare su di lui, alcuni del gruppo dei maiali avevano cominciato ad insinuare che padrone Bertoldo si preoccupava di dar loro da mangiare per metterli all'ingrasso e dopo chissà, e c'erano due o tre individui tra i più anarchici però, che rifiutavano qualunque autorità e che dicevano che quello era un assassino che ci aveva una stanza dove compiva i suoi riti macabri e poi si vendeva la carne delle sue vittime, ma questi che sostenevano ciò erano senza dubbio e per loro stessa ammissione degli anarchici e perciò non erano persone degne di fede, Pig era sicuro della sua fiducia in padrone Bertoldo e non poteva dubitare di lui.
Occorre dire che peraltro la tribù vera di cui faceva parte Pig era composta di dodici maiali di cui 3 maschi e 9 femmine e che era diminuita negli ultimi mesi di due sopracitati Ping e Pong che si erano eclissati nel nulla.
Però la tribù si incontrava spesso nel vicino boschetto con un'altra tribù leggermente più numerosa insieme anche a due capre e di questa tribù facevano parte i due anarchici dichiarati di cui abbiamo fatto cenno.
Però essendo questi di altra tribù Pig non dava loro credito alcuno, anche e soprattutto per la loro dichiarata fede politica.
Nella sua tribù c'era un maschio più grande sia di età che di statura che di peso, che era considerato da tutti un poco il capo, e si chiamava Pungchow. Tra questo e Pig era sorta da qualche mese una sorta di rivalità, anche perché Pungchow aveva espressamente proibito a Pig di fare qualsiasi corteggiamento alla bella Sowhleen e questo aveva fatto indispettire molto Pig, in base a quale principio questo benedetto Pungchow si sentiva autorizzato ad intervenire sui desideri e sui sentimenti altrui, e poi magari doveva essere Sowhleen a farglielo capire che il suo corteggiamento non era desiderato e non poteva un terzo imporsi senza motivo alcuno, per mera prepotenza, e poi lui si era innamorato di Sowhleen e non voleva sentire ragioni, per cui c'era più di uno screzio che si stava piazzando tra lui e Pungchow, e questo avveniva quando mangiavano e dovevano stare lontani, e Pungchow sembra che lo faceva istintivamente e si preoccupava di mettersi a mangiare in un posto lontano da Pig, e Pig faceva altrettanto, e quando pascolavano allora Pig sentiva forte il desiderio di dargli una lezione a quel vecchio sbruffone ma si tratteneva soprattutto per rispetto del buon padrone Bertoldo, non gli voleva piantare una grana proprio lui .
E poi lui sentiva che forse era meglio non dargli peso, tanto poteva fare quello che gli pareva Pungchow e dire qualsiasi cosa, il suo amore per Sowhleen era più forte e avrebbe trionfato su tutto, sembra che volesse dire il detto latino " amor vincit omnia" ma non risulta nella storia di maiali che conoscano il latino.
E comunque il solo pensiero di lei lo tranquillizzava sulla malignità di Pungchow e lui si distraeva pensando al suo amore, che peraltro aveva visto poche volte, trattavasi di una femmina che faceva parte dell'altra tribù ma che per un motivo o per l'altro veniva trattenuta e non veniva mandata spesso liberamente al pascolo, forse si erano accorti del suo fascino, aveva due cosce che facevano impazzire Pig, e come si muoveva, trotterellava muovendo le ancate posteriori e Pig questo lo aveva notato subito e poi il suo odore, era un odore particolare, un odore che Pig aveva imparato a memoria e che sentiva a distanza di chilometri e poi il suo musetto, era quello di una diva del cinema, un musetto pieno di promesse e di speranze, incorniciato da due orecchie rosa che lui sognava di arricchire con delle ciliegie e con dei frutti penzolanti, e poi una coda a ricciolino che Dio sa come era fatta, insomma al solo suo pensiero Pig si sentiva intorcinare tutto dal desiderio.
Che Sowhleen si fosse accorta delle attenzioni di Pig, questo Pig non riusciva ancora a capirlo, egli le si era avvicinato con ogni modo più cortese possibile in ogni occasione, le aveva rivolto delle frasi gentili di corteggiamento, ma non capiva se le sue parole avevano avuto l'effetto desiderato, non capiva quali fossero le parole che fossero le più gradite a Sowhleen che peraltro aveva visto un paio di volte appartarsi con Pungchow e un'altra volta con uno degli anarchici.
Pig non pensava minimamente che potessero essere avvenute cose irreparabili, anche perché aveva capito che nonostante i tentativi maschili insistenti, essi erano stati respinti. Questo lo inorgogliva, perché pensava che lei in fondo dimostrava di gradire i suoi modi e di respingere richieste fatte in maniera più audace da altri.
E una ferita sanguinante all'orecchio di Pungchow gli aveva fatto capire che lei aveva anche lottato con forza per respingerlo, e questo lo inorgogliva ancora di più, e gli faceva sempre più pensare che fosse lui il suo prediletto.

Capitolo terzo

Proprio da questa ferita Pig giunse alla conclusione che era inutile che egli si mettesse a discutere con Pungchow o che addirittura si mettesse a lottare con lui per la conquista del cuore di Sowhleen, la lotta tra maschi per la femmina non era che un antico rituale ormai sorpassato, era la femmina che faceva la sua scelta al momento giusto e nel luogo giusto e perciò non aveva senso alcuno mettersi a scontrarsi tra maschi, fare competizione, gare , lotte all'ultimo sangue, duelli, qualunque regola cavalleresca di tenzoni doveva essere lasciata e posta nel dimenticatoio, perché tutto quell'architettare lotte e battaglie tra maschi per la conquista della bella poi non serviva a niente, se la bella non ti voleva potevi essere il cavaliere più forte, potevi avere sconfitto in duello duemila contendenti, ma se lei non ti voleva non c'era niente da fare, la cosa da fare era provare ogni strada affinché lei ti volesse, persuaderla con le migliori parole e con il corteggiamento, l'unica cosa seria era il corteggiamento, tutte le lotte potevano andare a farsi benedire.
E così Pig si mise a teorizzare la non violenza e l'esaltazione del corteggiamento, ma cominciò ad incontrare parecchi ostacoli, gli stessi anarchici che si rifiutavano di riconoscere qualunque autorità andavano però dicendo che in fondo la competizione tra i maschi era un giusto modo di occupare le proprie predisposizioni all'attacco e che così si potevano meglio spiegare le proprie forze e questo fatto della volontà femminile passava in un secondo ordine di considerazioni, quello che contava era dare il giusto risalto alla lotta, e la lotta doveva avvenire tra maschi, e quando Pig obiettò che in fondo però l'orecchio sanguinante a Pungchow glielo aveva fatto la bella Sowhleen e che lei aveva fatto la lotta per non sottomettersi alla prepotenza, quelli gli risposero in coro che questo non aveva molta importanza e che non si poteva cambiare una tradizioni di secoli di lotte cavalleresche e che una femmina sola non avrebbe cambiato la storia, al che Pig obiettò che la storia poi chissà chi l'aveva scritta così perché era evidente che se la bella non ti dava retta era inutile ogni battaglia precedente, al che gli anarchici gli cominciarono a chiedere se egli metteva in dubbio la veridicità della guerra di Troia al che lui rispose :"Certo che no!!" però non capì perché questi portavano questo argomento di troia e pensò che stavano certo parlando di qualche cosa che lui non conosceva ed infatti quelli si misero a discutere della bella Elena, e lui non ci capiva più niente e non capiva da dove tiravano fuori questi due anarchici tutte queste storielle, e poi glielo dissero loro, che avevano frequentato un pastore che era appassionato di storia e che aveva recitato l'Iliade di fronte a tutto il branco comprese le due capre che non avevano capito un'acca.
Questa discussione con gli anarchici sull'utilità o meno della lotta rinforzò però nelle sue convinzioni Pig.
Perché aveva cominciato ad accorgersi che l'attacco scriteriato non serviva a niente e non giovava a nessuno, e poi era convinto che fosse possibile stabilire un regime di pacifica convivenza, che c'era pane gloria e amore per tutti su questo mondo e che non c'era bisogno di guerre del tutto inutili.
Si rese però conto che la sua era una posizione che doveva sostenere con grande coraggio, perché era molto più facile sostenere l'altro argomento della necessità fisica della lotta e della necessità della lotta in amore.
Finché un giorno si mise a discutere proprio di questo con Pungchow.
Pig era talmente convinto della sua opinione che travolse subito l'avversario con i suoi argomenti migliori e glieli sparò di fila uno dietro l'altro, in fondo gli argomenti erano due, chi ce lo fa fare e chi ci sta a guardare, però lui li condì in mille salse tanto che tirò avanti diversi minuti senza quasi prendere fiato.
Pungchow lo ascoltava in silenzio.
Poi finalmente, quando lui tacque, gli fece sentire la sua voce e disse che se lui la pensava così, libero di farlo, però non pensasse che gli altri dovevano per forza pensarla come lui e stesse in guardia e si aspettasse sempre un attacco, perché fortunatamente, soggiunse con un sorrisetto, c'era ancora la libertà di opinione e non c'era la omologazione dei pensieri che lui, Pig, forse desiderava.
Pig si risentì molto e disse che lui non voleva assolutamente imporre con la forza la sua opinione, che d'altra parte la sua era una visione contraria all'uso della forza e non riusciva a capire i sorrisetti e le allusioni del suo interlocutore sulla libertà di pensiero, certo che lui non aveva fatto nulla per impedirla, al che gli fu risposto con estrema severità:"Ma che cosa fai per agevolarla e lasciarla espandere?" e allora lui entrò in polemica con Pungchow, gli disse che cercava soltanto di provocarlo e l'altro rispondeva con sorrisetti ed ammiccamenti e lui si irritava sempre di più finché ad un certo punto cercò di caricarlo ma non si avvide che l'altro, molto più avvezzo alle lotte fisiche di lui si era immediatamente tolto di mezzo e lui fini di irrompere con tutta la sua forza in una siepe che poi in effetti era un trabocchetto perché immediatamente dopo c'era una grande buca nel terreno che dava all'imbocco di un pozzo e Pig ci andò a finire pesantemente e rimase in bilico , con due zampe perse nel vuoto e due zampe che cercavano disperatamente l'appiglio per non finire in fondo al pozzo, e mentre faceva questi sforzi gridava aiuto a squarciagola ma si rese conto che Pungchow gli venne vicino, osservò e fece il suo sorrisetto sicuro che nessuno sentisse.
Fortunatamente per Pig le sue grida disperate arrivarono alle orecchie del buon padrone Bertoldo che immediatamente si mise a correre e lo prese con una fune per la parte posteriore lanciandola al lazo, come i cow-boys, e lo tirò in salvo, la fune gli fece molto male però contento dello scampato pericolo Pig si dimenticò subito del dolore e giurò eterna gratitudine al suo buon padrone che gli aveva salvato la vita, nonostante i sorrisetti maliziosi e le affermazioni di Pungchow che continuava a dire che era intervenuto per un suo vantaggio e non per bontà, che non esisteva la bontà, e che comunque si sarebbe dovuto aspettare ora degli attacchi diretti, vista la sua posizione concorrenziale rispetto a Sowhleen e viste le sue idee che lui voleva imporre agli altri: inutili furono le rimostranze di Pig e Pungchow lo salutò con il solito sorrisetto e con le minacce cui abbiamo fatto cenno.

Capitolo quarto

Pig allora capì che la sua vita diventava un tormentone perché rimase molto colpito dal fatto che Pungchow non aveva accettato nessuno dei suoi tentativi ed anzi aveva colpito a fondo contro ogni suo argomento fino a farlo innervosire e costringerlo alla lotta fisica che egli aveva deciso di bandire per sempre dai suoi comportamenti.
Ed inoltre il fatto che ogni suo convincimento veniva deriso lo fece entrare in una specie di depressione, perché egli ormai aveva la sensazione che fosse minacciata a fondo la sua libertà di opinione e che Pungchow peraltro interveniva pesantemente anche sui suoi sentimenti più personali , ad esempio sul suo ottimismo, e li prendeva in giro e si prendeva gioco di lui e con i suoi sorrisetti perfidi lo aveva lasciato in bambola tanto che Pig cominciò a pensare di rivolgersi a qualche maiale saggio che gli desse un consiglio, ma non è che ci fosse qualcuno tra i maiali in grado di capirci qualcosa della sua depressione, tutti quanti gli dicevano tira a campare, non ci pensare, canta che ti passa o altre amenità del genere ed intanto lui si sentiva sempre più depresso e cominciò a mettere in dubbio la saggezza popolare.
Tutti quei bei modi di dire non gli servivano a niente e figuriamoci poi canta che ti passa, Pig aveva provato a mettersi a cantare ma subito era stato messo a tacere da un coro di proteste che si era elevato sia dalla sua tribù che dalla tribù vicina, lui non aveva capito bene e allora si erano cominciati a levare numerosi fischi che echeggiavano in tutta la vallata, e Pig credendo che fossero fischi di ammirazione si era sentito incoraggiato finché non era arrivato padrone Bertoldo che lo aveva guardato così male ma così male che Pig aveva capito che non era proprio il caso che lui cantasse, ed immediatamente aveva smesso.
Ma la sua depressione aumentava di giorno in giorno e qualcuno cominciò a preoccuparsi, un maiale depresso non si sa mai potrebbe anche compiere qualche gesto sconsiderato e così cominciarono a cambiare i consigli, qualcuno gli suggerì di rivolgersi al cielo e pregare.
Pig allora guardò verso il cielo e cominciò a pregare e nessun coro di protesta arrivò anzi sembrava che il suo fosse un atteggiamento gradito.
Diciamo pure che Pig provava un certo piacere interiore in questa nuova esperienza, la religione per lui era una novità assoluta, non aveva certo avuto un'educazione religiosa, però questo modo di isolarsi dagli altri ed entrare in contatto solitario con qualcosa nel cielo gli piaceva e cominciava a fargli uno strano effetto, tanto che a volte si dimenticava persino di mangiare per pregare e pian pianino cominciò a diventare una sua abitudine quella di preferire il pregare al mangiare.
Cominciò a circolare la voce che Pig entrava in una specie di estasi e qualcuno della sua tribù cominciò a guardarlo con un certo sospetto, gli altri non capivano queste sensazioni, c'era solo qualcuno che lo invidiava, perché faceva qualcosa di diverso dal solito tran tran quotidiano.
Ma Pig aveva trovato un modo nuovo di occupare il suo tempo ed un nuovo piacere. Quel contatto diretto che sembrava instaurarsi tra lui ed il cielo gli dava una sensazione piacevole ed a volte gli sembrava di vedere una popolazione che gli parlava, ed allora si metteva in contatto con degli strani esseri, doveva trattarsi di spiriti, perché li vedeva solamente lui e nessun altro, e poi aveva dei colloqui lunghissimi.
Ma un giorno padrone Bertoldo gli venne vicino proprio mentre se ne stava in uno dei suoi misteriosi colloqui con gli spiriti ed era tutto immerso e cominciò a guardarlo con quel suo sguardo di rimprovero cui Pig era tanto sensibile, e Pig uscì dal colloquio con gli spiriti e si accorse dello sguardo di padrone Bertoldo e capì immediatamente che era un rimprovero e questo gli dispiacque molto.
Allora decise di pregare di nascosto e ogni volta che ne sentiva il bisogno se ne andava in isolamento in un punto piuttosto nascosto, in cui scoprì una grotta e allora decise di infilarcisi dentro e lì decise di andare a pregare.
C'era il problema che la grotta non lasciava intravedere il cielo se non dalla sua entrata e proprio dietro l'entrata si metteva Pig.
Però una volta che alcuni della sua tribù si spinsero a pascere fino all'ingresso della grotta allora si rifugiò negli antri più nascosti e si rese conto che se si rivolgeva al soffitto della grotta allora gli spiriti con cui era in contatto con la visione del cielo gli apparivano lo stesso e allora Pig si spinse sempre più all'interno della grotta, era molto buia, però ogni tanto appariva un fiume sotterraneo e poi c'erano delle grandi stanze misteriosamente illuminate, la luce veniva dall'esterno e trovava forza nelle grandi colonne che erano piene di cristalli luminosi. Pig rimase tutta la giornata nella grotta e riuscì quando era buio ormai a trovare la strada a ritroso ricordandosi un po' per volta quella che aveva fatto e rientro nella tribù.
Lì trovò Pungchow che lo aveva cercato un paio di volte nella giornata e gli chiese dove era stato, al che Pig fece finta di niente e disse che era stato normalmente nel prato, e Pungchow lo guardò strano chiedendosi dentro di sé come mai non lo avesse visto, e cominciando a dubitare della sua vista.
Il giorno dopo Pig si avventurò nuovamente nella grotta e improvvisamente dalla parete si staccò un figura, sembrava un essere piuttosto strano e Pig ebbe inizialmente paura, ma quello gli disse che non doveva temerlo, che lui era uno spirito e che avrebbe assecondato i suoi desideri e gli chiese di esprimerne uno per metterlo alla prova.
Pig chiese che gli portasse l'amata Sowhleen , scomparve lo spirito e comparve Sowhleen, Pig credette di avere le vertigini e cominciò ad annusarla ed anche lei si mise ad annusarlo da tutte le parti e nella grotta si annusavano e Pig provava un grande piacere, ma si chiese se quello fosse un sogno od una specie di allucinazione o qualcosa del genere, perché non capiva questa improvvisa comparsa di Sowhleen, però non si pose molti problemi perché i desideri più pazzi cominciarono a prenderlo ed a farsi prementi ed anche Sowhleen pareva desiderosa e così Pig si lasciò andare e anche Sowhleen e fecero un amore intenso ed appassionato, tanto che Sowhleen gli sussurrò che certamente avrebbero avuto delle conseguenze, lei era una femmina moderna e prendeva le sue precauzioni per non rimanere sempre incinta, però quell'abbandono così totale le lasciava pensare che difficilmente avrebbe in quel caso potuto evitarlo e così sussurrò che forse era arrivato il momento di mettere su famiglia, Pig era contento delle sue parole ed era felice per l'amore che avevano fatto, gli disse che lui sarebbe stato ben contento di mettere su famiglia insieme a lei e lei gli disse che lui sarebbe stato il padre dei piccoli, quali piccoli pensò Pig, tra sé, però non lo chiese a voce alta e quando cominciava a prepararsi a fare la domanda la bella Sowhleen come per incantesimo scomparve.
E riapparve lo spirito di prima, con grande dispiacere di Pig che peraltro si trovò in una posizione imbarazzante e si scostò subito.
Lo spirito, con un sorriso, lo guardò e rientro nel suo misterioso nascondiglio e scomparve dalla vista di Pig.
Il quale piuttosto emozionato si affrettò ad uscire dalla grotta e andò subito a cercare Sowhleen nella tribù vicina, e finalmente la intravide e scoprì dispiaciuto che stava amoreggiando con uno di quegli anarchici di cui abbiamo parlato.
Pig si sentì tradito ma non capiva come la bella Sowhleen fosse passata tranquillamente dall'amore con lui nella grotta all'amore all'aperto con l'anarchico, e cominciò a chiedersi se quello che aveva provato non fosse stato un sogno o un'allucinazione, e d'altra parte non sapeva come fare per accertarsene perché si vergognava di chiederlo apertamente a Sowhleen, che peraltro era occupata in altre faccende.
E così Pig si tenne il suo dubbio.

Capitolo quinto

Un bel giorno Pig si cominciò a porre delle domande sul suo aspetto fisico e se egli fosse un giovanotto che potesse piacere,esteticamente bello, o se ci fossero dei difetti che poteva correggere, magari cambiando lo stile e l'orientamento delle setole, o dandosi dei ritocchi alle orecchie, o con qualche trucco per gli occhi, magari quelle sopracciglia bionde potevano essere sostituite con folte sopracciglia nere.
Insomma Pig cominciò ad avere dei dubbi sulla sua bellezza, e bisognava risolverli, perchè aveva scoperto un ruscello e si andava a rispecchiare ogni giorno, e si domandava se il suo aspetto fosse gradevole oppure suscitasse qualche sensazione non gradevole.
L'estetica e il suo aspetto cominciarono a diventare, quasi un'ossessione, Pig cominciò a fare dei bagni nel ruscello perchè aveva la sensazione di essere sporco e spettinato, allora si immergeva nell'acqua, poi si asciugava rotolandosi ripetutamente sull'erba, e prese l'abitudine di ripetere questo rituale due volte al giorno, finché un giorno scoprì che su quello stesso ruscello un poco più avanti andavano delle lavanderine e usavano saponi e lui si trovava spesso immerso in essi, da una parte gli piaceva perché c'erano delle bollicine, dall'altra capì che quei saponi che arrivavano a lui erano portatori di sporcizia dei panni umani che venivano lavati, allora ebbe un moto di ribrezzo e scelse un punto del ruscello a monte delle lavanderine; tutte le mattine e i pomeriggi Pig passava vicino al lavatoio si accertava della presenza delle lavanderine e poi andava un poco più avanti e si immergeva così era sicuro di non avere problemi di inquinamento dell'acqua dal sapone.
Però anche qui Pig si accorse che l'acqua non era molto pulita, ispezionò i dintorni e si accorse che nel ruscello arrivavano le condotte di scarico di uno stabilimento, era una conceria e Pig si accorgeva che l'acqua era carica di residui della lavorazione e spesso era colorata e poi si accorse che gli venivano degli strani pruriti, insomma questo ruscello cominciava a diventare un piccolo problema, non si trovava facilmente un punto in cui immergersi tranquillamente, per cui Pig un bel giorno cominciò a porsi degli interrogativi sulla possibilità o meno di lavarsi tranquillamente e decise che era meglio evitare il ruscello ed i lavaggi.
Però non cessò di pensare al suo aspetto, si piaceva ed al ruscello andava per specchiarsi, ed un giorno fu visto da uno di quegli anarchici di cui sopra e questo ne cominciò a parlare con tutti ed il fatto che Pig si guardava compiaciuto nel ruscello e ammirava la sua immagine riflessa passò di bocca in bocca nella sua tribù ed anche nella tribù vicina, tutti ne parlavano ed in un certo senso condannavano questa vanità che ritenevano esagerata, Pig fu soprannominato da Pungchow Narcisetto, e lo chiamavano quasi tutti con questo nomignolo.
Inizialmente Pig rimase un po' male, poi ci fece l'abitudine, in fondo questo nome che gli davano era abbastanza lungo e nemmeno gli dispiaceva, ma tutti dicevano che la vanità non era certo una virtù da coltivarsi da parte di un maialino per bene, che era sconveniente, al che si poneva il problema di questa condanna morale della comunità tutta (compresa la tribù vicina, che si faceva sentire rispetto ai problemi morali).
Così che Pig fu costretto a cercare di andare al ruscello di nascosto, ma non ci riusciva facilmente e allora cominciò a sentirsi privato di una sua libertà, sentì forte il controllo esercitato dalla tribù ( e dalla tribù vicina che si faceva sentire eccome) sul comportamento di ognuno con delle regole su cose che in fondo poi chissà a chi erano di nocumento, in fondo quale era il danno alla comunità che egli faceva se andava al ruscello a rispecchiarsi, e poi aveva sentito la condanna generale per la cura che egli aveva posto alla sua immagine, insomma sentì forte l'attacco alla sua libertà personale ed ai suoi diritti fondamentali.
Provò a parlarne con qualcuno, e si guardò bene da quei benedetti anarchici perchè lui ormai pensava che erano dei conformisti al massimo e che si facevano chiamare anarchici ma in fondo erano i primi ad appoggiare delle regole assurde ed a condannare i suoi tentativi di conquistare un minimo di libertà.
Insomma con questi anarchici non c'era molto dialogo, erano capaci solo di chiacchiere e poi al momento opportuno si comportavano peggio degli altri.
Invece cercò il consiglio di un maialino anonimo, uno che sembrava sempre che si facesse troppo i fatti suoi, ma che gli dava una certa tranquillità sulla sua discrezione.
Pig gli chiese direttamente che cosa lui pensasse di tutti quegli attacchi che aveva subito per le sue preoccupazioni estetiche, tanto che gli avevano affibbiato quel nomignolo Narcisetto che all'inizio non gli dispiaceva ma che adesso sentiva forte come una condanna, e se tutto questo non fosse una vera e propria limitazione alla sua libertà personale, cosa che lui riteneva sacra ed inviolabile.
L'altro lo guardò meravigliato, poi gli disse che lui non sapeva niente di queste faccende, che non aveva saputo del soprannome che gli avevano dato, e che non sapeva molto delle questioni della libertà individuale, per lui questi non erano problemi che lo toccavano a fondo, semmai capiva che ci doveva essere qualche problema sul fatto che la maggior parte dei componenti della tribù fossero femmine e che i maschi scomparissero dalla circolazione e che erano sempre in minoranza.
Questa riflessione fece ricordare a Pig tutti i dubbi che aveva avuto a suo tempo e che aveva sempre scacciato dalla sua mente e cominciò a porsi degli interrogativi di fondo, ma dopo qualche minuto si rese conto che gli interrogativi di fondo non lasciavano vivere tranquillo per cui fece un grande sforzo per dimenticarsi di tutti questi problemi, in fondo potevano essere dei falsi problemi.
Il fatto è che Pig non riusciva assolutamente ad avere alcun dubbio su padron Bertoldo, che per lui meritava la fiducia più assoluta , era una questione che aveva anche i suoi lati un poco mistici, Pig aveva bisogno di credere in qualche cosa, non poteva essere scettico su tutto e su tutti, e poi padron Bertoldo bisogna dire che aveva sempre fatto di tutto per guadagnarsi la sua fiducia illimitata, per cui per Pig era quasi andare contro una convinzione radicata dubitare in qualunque modo di lui.

Capitolo sesto

Pig si può dire che fosse un pacifista. Aveva un suo concetto dell'inutilità della lotta violenta che gli faceva odiare ogni forma di guerra per cui non concepiva che si potessero scatenare dei dissidi tra tribù e addirittura tra gruppi di tribù consociate.
Gli avevano parlato delle guerre che c'erano indubbiamente state nel passato, qualcuno gli aveva parlato della guerra di Troia, ma si riferiva al fatto che aveva sentito parlare di una guerra tra gli uomini, di guerre tra tribù di maiali però c'erano tradizioni orali che ne parlavano e si sentiva continuamente dire che i progenitori dei maiali, che venivano identificati con sicurezza nei cinghiali, avevano fatto delle guerre secolari tra di loro per il dominio di territori vastissimi e in particolare, trattandosi di soggetti che vivevano quasi esclusivamente dandosi alla caccia , per la conquista di nuovi territori di caccia.
Arrivavano però con questa trasmissione orale delle storie che sembravano più che altro leggende, che esaltavano le virtù guerriere di un gruppo di cinghiali, che avevano resistito per degli anni ad un attacco terribile e poi erano passati alla controffensiva ed avevano conquistato un territorio di caccia, ma questo raccontarsi le antiche grandezze a che cosa serviva, si chiedeva Pig, perché ora la storia era molto diversa e i cinghiali non si sapeva più dove fossero andati a finire e comunque se si parlava di maiali ci sarebbe stato bisogno di ricostruire una storia dei maiali e questa non veniva tramandata e Pig si chiedeva come mai.
Comunque sia tutte quelle tradizioni sulle guerre dei cinghiali a lui non interessavano molto.
Poi Pig era un sostenitore della lotta non violenta.
Era convinto che poco potevano ogni forma di violenza, invece le vittorie migliori secondo lui si potevano ottenere con tecniche diverse, che contassero più su forme organizzate di atti non violenti che però potevano portare lo sconcerto nelle forze nemiche.
Per cui odiava i racconti degli scontri all'ultimo assalto, e tutti gli incoraggiamenti alla lotta violenta che trovava quotidianamente .
Su queste sue convinzioni però non trovava molti altri che la pensassero come lui, anzi aveva avuto molti contrasti ed abbiamo già raccontato dei contrasti con Pungchow, ma in effetti la storia si fece via via più complicata per lui, il fatto di proclamarsi un pacifista di fatto gli portava ad avere presso tutti gli altri l'etichetta di provocatore, perché si diceva che lui si nascondeva dietro la bandiera del pacifismo però quello in cui credeva veramente solo lui lo conosceva nel suo intimo e difatti succedeva che alla fine riusciva a provocare la reazione dei suoi avversari che dovevano però prendere loro l'iniziativa, e questo finiva per avvantaggiarlo in maniera evidente, per cui tutti o perlomeno la maggior parte si era fatta l'opinione che il pacifismo dichiarato altro non fosse che un modo furbo di mettersi in gioco, gli altri doveva prendere una iniziativa violenta e per lui tutto diventava più facile, primo perché si poteva in qualche modo rivolgere all'autorità umana dicendo di essere stato oggetto di minacce e di violenze, secondo perché avrebbe potuto anche simulare ed accusare taluno ingiustamente, terzo perché avrebbe potuto raggiungere chissà quali scopi con ingiustificate accuse, ed insomma tutte queste argomentazioni venivano rivolte contro di lui perché aveva osato proclamarsi pacifista e le accuse più violente gli venivano dai due cosiddetti anarchici, forse sarà stata una forma di lotta politica, però i due non potevano sopportare Pig, e viceversa.
Tra l'altro un giorno imprecisato durante la primavera fu organizzato un vero e proprio attentato contro Pig proprio su questo argomento o forse per qualche altra questione, in effetti non ci fu una inchiesta vera e propria intorno alla matrice e al movente e sui motivi e sulle ragioni politiche dell'insano gesto o meglio del tentativo di insano gesto.
Mentre Pig dormiva, proprio vicino al posto dove si era addormentato, delle stoppie presero a bruciare e l'incendio si propagò in un attimo arrivando al giaciglio dove lui dormiva beatamente e Pig ricordava che nel sonno avvertì un lamento, c'era nel suo sogno qualcuno che gemeva ed egli cominciò nel sonno a canterellare una canzone e nauseato dal suo canto si svegliò o forse era lui che mandava il lamento di fatto Pig si svegliò appena appena in tempo perché stava per andare a fuoco e si sa che non c'è niente di più appetitoso di un maiale alla brace, il fatto che se il fuoco l'avesse preso sarebbe andato tutto bruciato e allora i discorsi culinari non hanno alcuna importanza.
Pig provò a fare un esposto rispetto all'accaduto, voleva farlo ma non avendo purtroppo mai imparato a scrivere per la mancanza di una apposita scuola, il che bisogna dirlo era causato da una grave negligenza del padron Bertoldo, che di fatto nulla faceva per l'istruzione e la cultura dei maiali. Così l'esposto o la denuncia, come vogliamo chiamarla, rimase nella testa di Pig.
Pensò alla vendetta. I suoi sospetti sull'autore del misfatto andavano su Pungchow, ma poi ci ripensò e si ricordò che proprio lui era stato a soccorrerlo ed allora i suoi sospetti andarono sui due cosiddetti anarchici, anche perché lui pensava che per organizzare un attentato incendiario bisognava essere per forza almeno in due. E da sempre quando ci sono degli attentati i sospetti vanno a cadere subito sugli anarchici, soprattutto se sono più di uno.
Alla teoria dell'autocombustione Pig non dette da subito alcun credito, anche perché si sa istintivamente che gli incendi sono quasi sempre dolosi. L'unica cosa che poteva far pensare ad un fatto non propriamente voluto è che una cicca di sigaretta fosse andata a finire sulle stoppi, e cominciò a cercare tra quei maiali che avevano il vizio del fumo, ce n'erano ancora alcuni che nonostante le terribili conseguenze del fumo non riuscivano a smettere di fumare, e rispetto a loro per un po' di tempo si indirizzarono le ricerche di Pig.
Comunque le sue ricerche rimasero infruttuose e l'autore del misfatto restò sconosciuto.

Capitolo settimo

Certo che Pig si cercava spesso dei luoghi solitari e non era proprio, si può anche dire, un maiale di compagnia, anzi aveva qualche difficoltà di socializzazione, a lui invece piaceva molto starsene per conto suo e non essere infastidito da discorsi stupidi sul tempo o sul cibo, perché quelli erano i discorsi che andavano per la maggiore, anche per il fatto che é abbastanza sconveniente mettersi a parlare di sesso così, liberamente e senza freni, c'era qualcuno che provava a farlo, ma la maggioranza lo lasciava subito da solo , erano per lo più le femmine che si intrattenevano tra di loro in discorsi sul sesso in effetti loro erano molto più avanti ed erano per una sessualità vissuta liberamente senza repressioni, i maschi invece erano sempre in mezzo ai soliti problemi dei tabù, degli argomenti intimi e proibiti e siccome non era ancora cominciato un campionato di calcio tra maiali e non si interessavano a quello degli uomini venivano proprio a mancare gli argomenti di conversazione per cui si ricadeva sempre sul tempo e sul cibo, Pig non ne poteva più e preferiva lasciar perdere queste conversazioni che sembravano fatte apposta solo per sembrare maiali ben educati.
Si andava e rifugiare nel suo mondo meditabondo, abbiamo accennato ai suoi colloqui con gli spiriti, ma aveva cominciato anche a fare molte riflessioni sul significato dell'esistenza ed aveva intenzione di scrivere un libro, solo che i maiali non sanno notoriamente scrivere e Pig si riprometteva di imparare, ma poi gli mancava la costanza e la serietà di intenti e soprattuto gli mancava un insegnante per maiali.
Ma un giorno mentre vagabondava lungo le rive del ruscello Pig incontrò un vecchio cinghiale solitario, che chissà da dove era uscito e si accorse che lo osservava con interesse, e Pig gli chiese da dove veniva, quello sorrise e gli cominciò a raccontare la sua vita.
"Mi chiamo Cing Quo Vet, sono un cinghiale di origine asiatica, ci siamo spostati qui da queste parti nei tempi andati, ci fu una migrazione storica dei cinghiali asiatici, i miei progenitori non ne potevano più della caccia selvaggia che i cinesi e i giapponesi e gli indiani, pure loro, si erano messi a fare a tutti i cinghiali, loro se ne stavano in santa pace e quelli arrivavano con ogni sorta di armamentario e li attaccavano, soprattutto quando loro andavano a dissetarsi ai fiumi, gli indiani non ammettevano che i cinghiali bevessero ai fiumi per cui li facevano prigionieri e poi li raccoglievano in campi di concentramento cinghiali in cui si consumavano delle terribili violenze contro di loro. E pensare che noi cinghiali avevamo vissuto nel rispetto più assoluto da parte delle popolazioni asiatiche per secoli e secoli, e che soprattutto gli indiani ci rispettavano anche per una sacra forma di rispetto legata alla loro religione, c'era stato un periodo in cui i cinghiali potevano tranquillamente andarsene per le città e per le piazze degli uomini dove si incontravano con le vacche ed organizzavano dei party, poi questa improvvisa ed immotivata persecuzione, ci deve essere stato qualche santone che deve aver lanciato una campagna contro di noi, fatto sta che ci furono stragi degli innocenti cinghiali e molte famiglie allora decisero di emigrare verso altri lidi, chi si avviò in lunghissimi viaggi a piedi, chi riuscì a prendere delle navi che però erano delle carrette del mare, per cui quando erano a mezza strada affondavano e ci furono delle tragedie del mare, i miei antenati vennero con un lungo viaggio su una di queste carrette che miracolosamente arrivò a riva. Questa storia è tramandata ed io la conosco perchè ci viene sempre raccontata, comunque adesso fa parte del nostro sapere."
"Senti, amico Cing Quo Vet," fece Pig " ma voi cinghiali avete mai imparato a laggere e scrivere ?"
"No, però la tradizione orale è migliore di quella scritta e noi conserviamo la nostra storia così molto meglio"
"Solo che io vorrei prendere degli appunti sulle mie riflessioni e poi vorrei scrivere qualcosa sulla storia dei maiali, ma non so scrivere e pensavo che tu potessi aiutarmi."
"No, non posso, noi cinghiali non sappiamo scrivere e non crediamo che ci sia utile, la tradizione orale è superiore alla scrittura e noi ci tramandiamo così le nostre storie e tutto quello che ci serve di sapere."
"Ma dai, Cing, ti posso chiamare così........"
"Certamente, è più cordiale e più corto"
"E allora, Cing, non fare il modesto, a me hanno detto che voi siete molto saggi e che scambiate delle lettere tra di voi, non dico niente a nessuno stai tranquillo...."
"Ma chi te le ha dette queste stupidaggini, sono tutte falsità....."
"Non fare il modesto, Cing, tutti lo sanno che i cinghiali sanno tenere la penna e si dice che ci siano anche dei filosofi tra i cinghiali..............."
"Questo è vero, però non ti permettere di dire in giro che noi sappaiamo scrivere............"
"Dai, Cing, non fare il modesto..................lo sanno tutti!"
Cing Quo Vet cominciò a guardarlo in maniera strana, poi improvvisamente gli confessò che avevano imparato a scrivere una lettera, che la scrivevano con le loro corna sul terreno ogni volta che attaccavano, però non conoscevano le altre lettere. E gli fece vedere, con le corna si mise a tracciare un segno sulla terra e questo segno rimase quando lui ebbe finito. Ma una lettera non è una lingua e non basta per scrivere una parola.
Poi si allontanò nel bosco, disturbato da tanta insistenza di Pig.
Che da allora si rese conto che era inutile insistere se l'altro non lo sapeva fare; e cominciò a pensare alla tradizione orale per trasmettere agli altri i suoi pensieri e le sue riflessioni.

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