E PERCHÉ SCRIVERE?
I
Scrivere è un'attività umana; la possiamo prendere in considerazione sotto molteplici aspetti.
É un'attività intellettuale. Essa consente al nostro cervello di ragionare, di calcolare, di pesare le parole, le lettere, i punti di interpunzione, il discorso, il periodo.
É un'attività di espressione. Come quasi tutte le nostre attività, ci consente di uscire dal nostro guscio e di mettere nella scrittura i nostri pensieri.
É un'attività e come tale ci può fare piacere o meno.
Se scrivere ci dà piacere, è bene per noi assecondare il desiderio che a volte ci viene di scrivere, perché ci diamo un bel piacere.
É un piacevole passatempo per molti, consente di trascorrere delle ore in compagnia della nostra matita o penna o tastiera, a seconda dello strumento che preferiamo utilizzare e che ci dà più piacere in quel momento.
É un'attività che ci porta in un altro mondo, il mondo dello scritto o degli scritti.
I
Scrivere è un'attività umana; la possiamo prendere in considerazione sotto molteplici aspetti.
É un'attività intellettuale. Essa consente al nostro cervello di ragionare, di calcolare, di pesare le parole, le lettere, i punti di interpunzione, il discorso, il periodo.
É un'attività di espressione. Come quasi tutte le nostre attività, ci consente di uscire dal nostro guscio e di mettere nella scrittura i nostri pensieri.
É un'attività e come tale ci può fare piacere o meno.
Se scrivere ci dà piacere, è bene per noi assecondare il desiderio che a volte ci viene di scrivere, perché ci diamo un bel piacere.
É un piacevole passatempo per molti, consente di trascorrere delle ore in compagnia della nostra matita o penna o tastiera, a seconda dello strumento che preferiamo utilizzare e che ci dà più piacere in quel momento.
É un'attività che ci porta in un altro mondo, il mondo dello scritto o degli scritti.
E giustamente Italo Calvino divide il mondo dello scritto dal mondo di ciò che non è scritto, che comunque può essere altrettanto pieno di luci, di voci, di interessi e di piaceri, ma è diverso dal mondo dello scritto.
Del mondo dello scritto fanno parte anche la lettura, che non può esercitarsi senza uno scritto, e lo studio, che perlopiù si serve della lettura e degli scritti; e ritengo anche i conti e la contabilità, nonché gli scritti di molte professioni intellettuali, i progetti, anche quelli artigianali, eccetera eccetera.
Del mondo dello scritto fanno parte anche la lettura, che non può esercitarsi senza uno scritto, e lo studio, che perlopiù si serve della lettura e degli scritti; e ritengo anche i conti e la contabilità, nonché gli scritti di molte professioni intellettuali, i progetti, anche quelli artigianali, eccetera eccetera.
Perciò il mondo dello scritto viene a contatto con grandissima parte dell'umanità, e in molti periodi delle nostre vite. Ma Calvino faceva riferimento al mondo dei libri di letteratura o almeno agli scritti letterari.
Ora scrivere è una delle nostre espressioni , con cui noi entriamo in contatto pieno con il mondo esterno, in cui cerchiamo di tirare fuori le nostre spinte interiori.
Anche senza lettori, noi scrivendo ci esprimiamo e permettiamo ai nostri pensieri di uscire dalla nostra sfera intima e di riempire un foglio che prima era bianco.
Scrivere è perciò un momento particolare del nostro vivere e diventa un momento di estrema importanza quando attraverso di esso noi comunichiamo.
Scrivere per comunicare, per mettersi in contatto, per sentire vivamente qualcun altro, per uscire dalla solitudine
Scrivere. E vivere intensamente la propria giornata.
E disegnare con le parole il mondo che riusciamo ad intravedere.
E mettere in questo disegno i nostri sentimenti, le nostre idee, i concetti che si sono fatti strada dentro di noi, insieme al proprio spirito di osservazione, alle proprie chiacchiere interiori, al proprio linguaggio, ai vizi della nostra visione, alla nostra acutezza od ottusità, al nostro punto di vista, al nostro angolo di visuale, alla nostra sessualità, e riempire il foglio anche dell'ambiente di cui siamo comunque circondati, delle espressioni che si fanno sentire, delle paure, di quello che abbiamo in comune e che ci appartiene, e sentire che il foglio vuole avere un poco di tutto, anche qualche cosa che misteriosamente ci sfugge ma afferriamo per un attimo.
Scrivere per sentirsi vivi nel mondo, per uscire dal grigiore della noia delle parole non dette e mai scritte, per affermare qualcosa in un momento in cui ci va di affermarlo, per sentirsi vivi, per sentire la vita attraverso la parola, che è un dono grandissimo di cui disponiamo.
Scrivere per imparare a scrivere, per seguire una linea misteriosa, per seguire una parola che ci ha ispirati, per disegnare un'immagine di bellezza che non riusciamo mai a rendere, per tentare di mettere i nostri pensieri più veri sul foglio in bianco e per riempirlo alla fine questo foglio per sentirci più forti del suo silenzio.
Scrivere per passare il tempo in maniera piacevole, per rendere la nostra giornata meno uggiosa, per uscire da una pigrizia che ci attanaglia nelle vene, per recitare una bella parte quella dello scrittore oppure non avendo poi lettori anche quella del lettore oppure quella del protagonista e insieme quella dello spettatore.
Scrivere perché si ha la mania di mettere per iscritto i propri pensieri per poi dover pensare a come correggerli, perché ci piace insegnare a qualcuno e non avendo nessuno allora ci piace fare i professori con noi stessi.
Scrivere perché a volte tra le parole ci scappa qualche immagine furtivamente poetica e ci mettiamo a correrle appresso e allora lo scrivere serve per fissare quell'immagine, raramente ci riusciamo ma possiamo farlo solamente con la scrittura, e la bellezza dell'immagine ci affascina.
Scrivere per sentire di vivere, le parole sono la vita, la nostra vita gira sulle parole più importanti che abbiamo imparato a dire e che abbiamo imparato a mettere insieme, quando non sappiamo usare più le nostre parole allora la vita ci sfugge di mano, scrivere è vivere con una certa intensità.
E perché scrivere, questa è la domanda, ognuno avrà la sua risposta, si potrebbero scrivere migliaia di libri con le risposte, si potrebbe scoprire allora che ognuno potrebbe disegnare qualcosa nella risposta, non so una nave che naviga in un mare oppure un grande aereo nel cielo che attraversa le nuvole oppure un asinello che trascina a fatica il suo carico su di una stradina tortuosa oppure una formica che si porta il suo pesante fardello in un panoramico stradino per formiche tra fiori giganteschi, e si potrebbe anche risalire dalle risposte ai motivi intimi, ogni risposta potrebbe dare un qualcosa , un piccolo ritratto del volto dell'autore della risposta potrebbe essere contenuto in essa.
Le risposte potranno essere le più svariate ma potremmo immaginare di dividerle in due grandi gruppi, in quelle che cercano l'utile e il vantaggio personale nell'azione dello scrivere e in quelle che invece cercano il vantaggio impersonale dell'altruismo, della generosità, del dono dello scrittore agli altri. Questo potrebbe essere un profilo se vogliamo economico delle risposte.
Altri potrebbero cercare il punto di vista filosofico, alla ricerca di un sapere lontano, e potrebbero vagare dal mondo ideale alle problematiche dell'esistente, dalle monadi agli atomi, dal carpe diem al cogito ergo sum, lo scrivere sarebbe secondo alcuni una risposta dello spirito, secondo altri un materializzarsi di un bisogno, oppure l'espressione di una lotta interiorizzata oppure una manifestazione letteraria destinata alla classe dominante.
Lo scrivere è senza dubbio una manifestazione letteraria, in alcuni casi spesso è una manifestazione di protesta contro un silenzio che si fa assordante e allora l'autore sente il bisogno di dire qualcosa di scrivere qualcosa e il suo scritto raggiunge un insieme di lettori che leggendolo manifestano con lui la loro protesta contro quel silenzio, contro quell'indifferenza che per loro è ingiustificata.
E la manifestazione letteraria diventa allora anche una protesta contro un fatto ingiusto, diventa un'affermazione di giustezza contro l'ingiustizia dell'indifferenza, diventa un grido che cerca di affermare la sensibilità dell'uomo in generale contro l'indifferenza predicata e praticata, e lo scrivere diventa una ricerca di qualcosa che smuova dall'indifferenza, di qualcosa di affascinante che dica però qualcosa di giusto contro l'ingiusto.
Tuttavia, se questa fosse sempre la ragione dello scrivere, non ci spiegheremmo il proliferare di scritti insignificanti, di scritti senza alcun senso e di scritti del tutto interessati verso scopi particolari, nei quali l'indagine sul giusto e sull'ingiusto diventa superflua se non addirittura ridicola.
Ora scrivere è una delle nostre espressioni , con cui noi entriamo in contatto pieno con il mondo esterno, in cui cerchiamo di tirare fuori le nostre spinte interiori.
Anche senza lettori, noi scrivendo ci esprimiamo e permettiamo ai nostri pensieri di uscire dalla nostra sfera intima e di riempire un foglio che prima era bianco.
Scrivere è perciò un momento particolare del nostro vivere e diventa un momento di estrema importanza quando attraverso di esso noi comunichiamo.
Scrivere per comunicare, per mettersi in contatto, per sentire vivamente qualcun altro, per uscire dalla solitudine
Scrivere. E vivere intensamente la propria giornata.
E disegnare con le parole il mondo che riusciamo ad intravedere.
E mettere in questo disegno i nostri sentimenti, le nostre idee, i concetti che si sono fatti strada dentro di noi, insieme al proprio spirito di osservazione, alle proprie chiacchiere interiori, al proprio linguaggio, ai vizi della nostra visione, alla nostra acutezza od ottusità, al nostro punto di vista, al nostro angolo di visuale, alla nostra sessualità, e riempire il foglio anche dell'ambiente di cui siamo comunque circondati, delle espressioni che si fanno sentire, delle paure, di quello che abbiamo in comune e che ci appartiene, e sentire che il foglio vuole avere un poco di tutto, anche qualche cosa che misteriosamente ci sfugge ma afferriamo per un attimo.
Scrivere per sentirsi vivi nel mondo, per uscire dal grigiore della noia delle parole non dette e mai scritte, per affermare qualcosa in un momento in cui ci va di affermarlo, per sentirsi vivi, per sentire la vita attraverso la parola, che è un dono grandissimo di cui disponiamo.
Scrivere per imparare a scrivere, per seguire una linea misteriosa, per seguire una parola che ci ha ispirati, per disegnare un'immagine di bellezza che non riusciamo mai a rendere, per tentare di mettere i nostri pensieri più veri sul foglio in bianco e per riempirlo alla fine questo foglio per sentirci più forti del suo silenzio.
Scrivere per passare il tempo in maniera piacevole, per rendere la nostra giornata meno uggiosa, per uscire da una pigrizia che ci attanaglia nelle vene, per recitare una bella parte quella dello scrittore oppure non avendo poi lettori anche quella del lettore oppure quella del protagonista e insieme quella dello spettatore.
Scrivere perché si ha la mania di mettere per iscritto i propri pensieri per poi dover pensare a come correggerli, perché ci piace insegnare a qualcuno e non avendo nessuno allora ci piace fare i professori con noi stessi.
Scrivere perché a volte tra le parole ci scappa qualche immagine furtivamente poetica e ci mettiamo a correrle appresso e allora lo scrivere serve per fissare quell'immagine, raramente ci riusciamo ma possiamo farlo solamente con la scrittura, e la bellezza dell'immagine ci affascina.
Scrivere per sentire di vivere, le parole sono la vita, la nostra vita gira sulle parole più importanti che abbiamo imparato a dire e che abbiamo imparato a mettere insieme, quando non sappiamo usare più le nostre parole allora la vita ci sfugge di mano, scrivere è vivere con una certa intensità.
E perché scrivere, questa è la domanda, ognuno avrà la sua risposta, si potrebbero scrivere migliaia di libri con le risposte, si potrebbe scoprire allora che ognuno potrebbe disegnare qualcosa nella risposta, non so una nave che naviga in un mare oppure un grande aereo nel cielo che attraversa le nuvole oppure un asinello che trascina a fatica il suo carico su di una stradina tortuosa oppure una formica che si porta il suo pesante fardello in un panoramico stradino per formiche tra fiori giganteschi, e si potrebbe anche risalire dalle risposte ai motivi intimi, ogni risposta potrebbe dare un qualcosa , un piccolo ritratto del volto dell'autore della risposta potrebbe essere contenuto in essa.
Le risposte potranno essere le più svariate ma potremmo immaginare di dividerle in due grandi gruppi, in quelle che cercano l'utile e il vantaggio personale nell'azione dello scrivere e in quelle che invece cercano il vantaggio impersonale dell'altruismo, della generosità, del dono dello scrittore agli altri. Questo potrebbe essere un profilo se vogliamo economico delle risposte.
Altri potrebbero cercare il punto di vista filosofico, alla ricerca di un sapere lontano, e potrebbero vagare dal mondo ideale alle problematiche dell'esistente, dalle monadi agli atomi, dal carpe diem al cogito ergo sum, lo scrivere sarebbe secondo alcuni una risposta dello spirito, secondo altri un materializzarsi di un bisogno, oppure l'espressione di una lotta interiorizzata oppure una manifestazione letteraria destinata alla classe dominante.
Lo scrivere è senza dubbio una manifestazione letteraria, in alcuni casi spesso è una manifestazione di protesta contro un silenzio che si fa assordante e allora l'autore sente il bisogno di dire qualcosa di scrivere qualcosa e il suo scritto raggiunge un insieme di lettori che leggendolo manifestano con lui la loro protesta contro quel silenzio, contro quell'indifferenza che per loro è ingiustificata.
E la manifestazione letteraria diventa allora anche una protesta contro un fatto ingiusto, diventa un'affermazione di giustezza contro l'ingiustizia dell'indifferenza, diventa un grido che cerca di affermare la sensibilità dell'uomo in generale contro l'indifferenza predicata e praticata, e lo scrivere diventa una ricerca di qualcosa che smuova dall'indifferenza, di qualcosa di affascinante che dica però qualcosa di giusto contro l'ingiusto.
Tuttavia, se questa fosse sempre la ragione dello scrivere, non ci spiegheremmo il proliferare di scritti insignificanti, di scritti senza alcun senso e di scritti del tutto interessati verso scopi particolari, nei quali l'indagine sul giusto e sull'ingiusto diventa superflua se non addirittura ridicola.
Per cui scrivere può partire molte volte da un interesse particolare finalizzato al guadagno o qualcosa di simile, non so la promozione di una cosa o di un personaggio, ed allora si mandano a farsi benedire le grida contro l'insensibilità e l'indifferenza e si cerca di guadagnare il consenso e la lettura in ogni modo anche subdolo.
Possiamo tranquillamente dire che questa forma di scrittura finalizzata al guadagno personale o di qualche forte gruppo è quella che oggi trova maggiori consensi e maggior successo.
Possiamo altrettanto tranquillamente dire che però la maggior parte di questi scritti finalizzati al guadagno immediato ed al successo e sponsorizzati da qualche potente finiscono con lo sparire dalla circolazione, almeno rispetto al successo, nel breve termine di poco tempo, un paio di anni fanno scomparire dalla scena molti personaggi che hanno acquisito un successo devastante ed una popolarità improvvisa, anche se i loro libri restano nelle biblioteche di molte case, e possono rimanere a testimoniare a futura memoria i successi conquistati in un momento storico particolare.
La storia delle letterature allora si arricchisce di personaggi che non avrebbero trovato ingresso in alcun testo, ma ai quali si deve fare spesso obbligatoriamente riferimento per parlare dei successi letterari che hanno caratterizzato un certo momento storico ed avere così l'occasione per risalire al momento storico e cercare di capire il motivo di quel successo.
Tuttavia, se la storia delle letterature riferisse solamente dei successi in termini di tiratura essa ci darebbe un quadro a volte desolante.
Forse per questo motivo alcune storie delle letterature di alcuni paesi sono o almeno appaiono desolantemente poco popolate o addirittura spopolate e noi non possiamo spiegarci questa assenza quasi totale di autori di un certo rilievo in grandi paesi africani od arabi, se non facendo riferimento ai criteri della tiratura e della fama nel paese di dominio, al problema del colonialismo e di come esso possa avere schiacciato in modo pesante tutte le espressioni dei colonizzati.
Queste riflessioni sul perché dello scrivere possono portarci verso altre strade, possono permetterci di vagare a lungo.
Mi rendo conto che non vi è una risposta facile a questa domanda.
Tuttavia esso é e rimarrà sempre un interrogativo di fondo che porterà sempre verso una riflessione sullo stato delle persone, della cultura, della letteratura, delle arti in generale, sulla difficoltà e sulla libertà o meno dell'espressione.
II
Scrivere é un piacere, per colui che prova il piacere.
Scrivere una lettera ad una persona cara ci permette di metterci in comunicazione interiore con l'altro, di sentire i nostri recessi più intimi ma anche di sentire il contatto con l'anima dell'altro, con quello che noi conosciamo di lui ed entrare nella sua anima con le nostre parole, sperando che ci legga con un poco di attenzione.
Possiamo tranquillamente dire che questa forma di scrittura finalizzata al guadagno personale o di qualche forte gruppo è quella che oggi trova maggiori consensi e maggior successo.
Possiamo altrettanto tranquillamente dire che però la maggior parte di questi scritti finalizzati al guadagno immediato ed al successo e sponsorizzati da qualche potente finiscono con lo sparire dalla circolazione, almeno rispetto al successo, nel breve termine di poco tempo, un paio di anni fanno scomparire dalla scena molti personaggi che hanno acquisito un successo devastante ed una popolarità improvvisa, anche se i loro libri restano nelle biblioteche di molte case, e possono rimanere a testimoniare a futura memoria i successi conquistati in un momento storico particolare.
La storia delle letterature allora si arricchisce di personaggi che non avrebbero trovato ingresso in alcun testo, ma ai quali si deve fare spesso obbligatoriamente riferimento per parlare dei successi letterari che hanno caratterizzato un certo momento storico ed avere così l'occasione per risalire al momento storico e cercare di capire il motivo di quel successo.
Tuttavia, se la storia delle letterature riferisse solamente dei successi in termini di tiratura essa ci darebbe un quadro a volte desolante.
Forse per questo motivo alcune storie delle letterature di alcuni paesi sono o almeno appaiono desolantemente poco popolate o addirittura spopolate e noi non possiamo spiegarci questa assenza quasi totale di autori di un certo rilievo in grandi paesi africani od arabi, se non facendo riferimento ai criteri della tiratura e della fama nel paese di dominio, al problema del colonialismo e di come esso possa avere schiacciato in modo pesante tutte le espressioni dei colonizzati.
Queste riflessioni sul perché dello scrivere possono portarci verso altre strade, possono permetterci di vagare a lungo.
Mi rendo conto che non vi è una risposta facile a questa domanda.
Tuttavia esso é e rimarrà sempre un interrogativo di fondo che porterà sempre verso una riflessione sullo stato delle persone, della cultura, della letteratura, delle arti in generale, sulla difficoltà e sulla libertà o meno dell'espressione.
II
Scrivere é un piacere, per colui che prova il piacere.
Scrivere una lettera ad una persona cara ci permette di metterci in comunicazione interiore con l'altro, di sentire i nostri recessi più intimi ma anche di sentire il contatto con l'anima dell'altro, con quello che noi conosciamo di lui ed entrare nella sua anima con le nostre parole, sperando che ci legga con un poco di attenzione.
Scrivere una propria riflessione ci dà il piacere di rafforzare gli argomenti del nostro pensiero, di costruire con lo scritto un piccolo castello per quelle nostre convinzioni che intendiamo esprimere e di rafforzarle con la forza della parola scritta.
Sul piacere è difficile teorizzare, il piacere ed il dolore sono oggetto delle riflessioni di tutti e però per molti il piacere diventa qualcosa di molto difficile da provare, distratti come siamo nel nostro guardare dalle difficoltà o dai bisogni veri o fittizi che ci prendono quotidianamente per cui non sappiamo a volte provare il piacere delle cose, non sappiamo vivere con naturalezza.
Scrivere è un piacere che però a volte costa sacrificio, bisogna imparare a scrivere e bisogna coltivare lo scrivere perché esso possa darci il suo piacere.
Scrivere è un piacere che però a volte costa sacrificio, bisogna imparare a scrivere e bisogna coltivare lo scrivere perché esso possa darci il suo piacere.
Ma senza la scrittura e senza la lettura noi riduciamo il nostro campo visivo, riduciamo le nostre intuizioni e la nostra intelligenza, ci togliamo delle attività preziose per la nostra vita ed il suo sviluppo, e preferiamo rivolgere ad altri campi ed ad altri settori i nostri interessi oppure preferiamo non coltivare i nostri interessi e restare a guardare ciò che ci succede intorno con una certa passività. Scrivere ci dà il piacere dell'attività, ci fa sentire vivi e capaci, ci dà una piccola o grande emozione, ci tocca nelle corde del nostro cuore.
E allora se diventa un nostro bisogno vitale e ci dà un piacere intimo, diventa anche un nostro dovere coltivare la scrittura, cercare sempre nuovi argomenti, cercare tracce su cui scrivere, andare in cerca sempre di qualcosa, ma soprattutto stare sempre in cerca dell'ispirazione.
Un piacere, un bisogno, un dovere verso noi stessi e verso gli altri che eventualmente ci vorranno leggere, se saremo capaci di trasmettere le nostre sensazioni e le nostre emozioni.
Ci sono molti momenti in cui il bisogno di scrivere diventa urgente, ci spinge con forza, diventa un bisogno primario, scrivere diventa necessario come dissetarsi, la nostra vita ha bisogno dei nostri scritti per dare un significato ai nostri giorni, e quando manchiamo a lungo dall'accostarci alla penna ci sentiamo come oppressi da questa impellenza che da dentro ci richiama e abbiamo bisogno come nutrimento dello scrivere perché in esso troviamo qualche risposta ai grandi punti interrogativi che ci tormentano.
Lo scrivere é pertanto un'attività che può essere necessaria a moltissime persone che non sono scrittori per professione o almeno che non hanno acquisito la fama di scrittori ma possono trarne una grossa utilità per sé, per la propria vita, ed averne un giovamento piacevole. Nella scrittura essi trovano un avvicinamento ad una attività che va a scoprire e a mettere a loro disposizione alcuni segreti della vita, si accostano a volte inconsapevolmente ai misteri dell'arte che rivela la natura intima della realtà e scoprono il fascino della creazione artistica.
E insieme il mistero della realtà nascosta che scoprono con la loro fantasia.
Per questo ritengo che l'attività dello scrivere venga svolta prevalentemente per bisogni ed utilità e necessità proprie di colui che scrive, prima che ci sia qualcuno che lo legga.
III
Caro signor lettore, se abbiamo bisogno di avventure è perché la nostra vita é in sé un'avventura, dal momento della nostra nascita fino alla morte e chissà dopo, se ne occupano le religioni che ci fanno intravedere una prosecuzione dell'avventura dopo la nostra dipartita da questo mondo. L'avventura ha inizio quando comiciamo a scalciare nel ventre di nostra madre e abbiamo bisogno di spazi, di cibo, di vita ci dobbiamo far sentire siamo presenti a testimoniare che la vita è qualche cosa di misterioso che comincia in una caverna oscura in cui però nulla ci viene fatto mancare, la nostra mamma provvede a tutti i nostri bisogni e noi stiamo bene, ma chissà forse sentiamo dei moti dell'anima e cominciamo a farci sentire con dei calcetti.
Scrivere è uno dei nostri moti dell'anima, scrivere è anzi un'avventura dell'anima, se vogliamo potremmo cercare di studiare il bisogno che si sente di mettere per iscritto le nostre avventure interiori, e una ricerca psicologica confermerebbe che dallo scrivere noi traiamo alcune soddisfazioni ai nostri bisogni più essenziali, tra l'altro al bisogno di sentirsi vivi vitali di scalciare e farci sentire se non altro di esternare sul foglio in bianco il nostro sentire.
Scrivere è un moto, anzi potremmo paragonare lo scrivere al viaggio, è un viaggio avventuroso, si parte con una meta ma non si conoscono gli episodi che ci succederanno, non si conosce il paesaggio anche se quel viaggio lo possiamo già aver fatto più volte, il paesaggio è sempre uno stupore nuovo oppure è stato ulteriormente deturpato comunque il nostro animo è come se lo cogliesse la prima volta, con lo scrivere noi viaggiamo nel tempo e nello spazio e guardiamo il panorama di questa avventura della nostra anima.
E se il paesaggio è grigio, cerchiamo di non rattristarci, se il cielo è oscurato da nuvole aspettiamo che il sole riappaia e squarci con i suoi raggi la coltre di nembi.
E il vociare, e il conflitto tra gli uomini ci giungono insieme al paesaggio, e abbiamo bisogno di schiarirci le idee sul conflitto e sul bisogno del conflitto e insieme sulla necessità della composizione del conflitto, dell'armonizzarsi delle varie voci stridenti, abbiamo bisogno di capire che cosa è questa lotta continua per la vita che ci prende tutti individualmente e che a volte ci spinge a litigi esasperati ma anche di vedere il mondo degli affetti che si ricompongono, la necessità degli affetti, di guardare le carezze, il soccorso, i baci, gli abbracci, il sostegno disinteressato.
E in questo viaggio dobbiamo anche entrare nella problematica del conflitto tra il dolce far niente e dall'altra parte il lavoro alacre, lo stacanovismo.
E allora se diventa un nostro bisogno vitale e ci dà un piacere intimo, diventa anche un nostro dovere coltivare la scrittura, cercare sempre nuovi argomenti, cercare tracce su cui scrivere, andare in cerca sempre di qualcosa, ma soprattutto stare sempre in cerca dell'ispirazione.
Un piacere, un bisogno, un dovere verso noi stessi e verso gli altri che eventualmente ci vorranno leggere, se saremo capaci di trasmettere le nostre sensazioni e le nostre emozioni.
Ci sono molti momenti in cui il bisogno di scrivere diventa urgente, ci spinge con forza, diventa un bisogno primario, scrivere diventa necessario come dissetarsi, la nostra vita ha bisogno dei nostri scritti per dare un significato ai nostri giorni, e quando manchiamo a lungo dall'accostarci alla penna ci sentiamo come oppressi da questa impellenza che da dentro ci richiama e abbiamo bisogno come nutrimento dello scrivere perché in esso troviamo qualche risposta ai grandi punti interrogativi che ci tormentano.
Lo scrivere é pertanto un'attività che può essere necessaria a moltissime persone che non sono scrittori per professione o almeno che non hanno acquisito la fama di scrittori ma possono trarne una grossa utilità per sé, per la propria vita, ed averne un giovamento piacevole. Nella scrittura essi trovano un avvicinamento ad una attività che va a scoprire e a mettere a loro disposizione alcuni segreti della vita, si accostano a volte inconsapevolmente ai misteri dell'arte che rivela la natura intima della realtà e scoprono il fascino della creazione artistica.
E insieme il mistero della realtà nascosta che scoprono con la loro fantasia.
Per questo ritengo che l'attività dello scrivere venga svolta prevalentemente per bisogni ed utilità e necessità proprie di colui che scrive, prima che ci sia qualcuno che lo legga.
III
Caro signor lettore, se abbiamo bisogno di avventure è perché la nostra vita é in sé un'avventura, dal momento della nostra nascita fino alla morte e chissà dopo, se ne occupano le religioni che ci fanno intravedere una prosecuzione dell'avventura dopo la nostra dipartita da questo mondo. L'avventura ha inizio quando comiciamo a scalciare nel ventre di nostra madre e abbiamo bisogno di spazi, di cibo, di vita ci dobbiamo far sentire siamo presenti a testimoniare che la vita è qualche cosa di misterioso che comincia in una caverna oscura in cui però nulla ci viene fatto mancare, la nostra mamma provvede a tutti i nostri bisogni e noi stiamo bene, ma chissà forse sentiamo dei moti dell'anima e cominciamo a farci sentire con dei calcetti.
Scrivere è uno dei nostri moti dell'anima, scrivere è anzi un'avventura dell'anima, se vogliamo potremmo cercare di studiare il bisogno che si sente di mettere per iscritto le nostre avventure interiori, e una ricerca psicologica confermerebbe che dallo scrivere noi traiamo alcune soddisfazioni ai nostri bisogni più essenziali, tra l'altro al bisogno di sentirsi vivi vitali di scalciare e farci sentire se non altro di esternare sul foglio in bianco il nostro sentire.
Scrivere è un moto, anzi potremmo paragonare lo scrivere al viaggio, è un viaggio avventuroso, si parte con una meta ma non si conoscono gli episodi che ci succederanno, non si conosce il paesaggio anche se quel viaggio lo possiamo già aver fatto più volte, il paesaggio è sempre uno stupore nuovo oppure è stato ulteriormente deturpato comunque il nostro animo è come se lo cogliesse la prima volta, con lo scrivere noi viaggiamo nel tempo e nello spazio e guardiamo il panorama di questa avventura della nostra anima.
E se il paesaggio è grigio, cerchiamo di non rattristarci, se il cielo è oscurato da nuvole aspettiamo che il sole riappaia e squarci con i suoi raggi la coltre di nembi.
E il vociare, e il conflitto tra gli uomini ci giungono insieme al paesaggio, e abbiamo bisogno di schiarirci le idee sul conflitto e sul bisogno del conflitto e insieme sulla necessità della composizione del conflitto, dell'armonizzarsi delle varie voci stridenti, abbiamo bisogno di capire che cosa è questa lotta continua per la vita che ci prende tutti individualmente e che a volte ci spinge a litigi esasperati ma anche di vedere il mondo degli affetti che si ricompongono, la necessità degli affetti, di guardare le carezze, il soccorso, i baci, gli abbracci, il sostegno disinteressato.
E in questo viaggio dobbiamo anche entrare nella problematica del conflitto tra il dolce far niente e dall'altra parte il lavoro alacre, lo stacanovismo.
E dobbiamo renderci conto che la parola diventa misura, diventa la regola per entrare in questo nostro conflitto interiore, diventa il modo per entrare nell'avventura e nel viaggio della nostra anima e in quello del lettore.
Perché lo scrivere da una parte occupa chi scrive, dall'altra anche chi legge il manoscritto
Perché lo scrivere da una parte occupa chi scrive, dall'altra anche chi legge il manoscritto
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