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martedì 23 novembre 2010

EUFEMIO

La storia che cercheremo di raccontare è quella di un povero ragazzo che fu colpito da un fulmine e divenne un celebre cantante rock.
Si era nei primi anni della nuova era musicale, in cui si fece prepotentemente strada il rock, quando nella contrada di Spaccasassi vicino Castellone fu avvertito l'inizio di un violento temporale. Il giovane protagonista della nostra storia, Eufemio, così aveva la sventura di essere chiamato dagli altri, perché lui da solo non aveva questo coraggio , si trovava nella zona.
Subito dal vicino paesino partirono due carabinieri che avvisati che forse ci sarebbero stati dei fulmini con conseguenze imprevedibili e che il giovane Eufemio era nella zona da solo erano stati allertati per evitare qualsiasi disgrazia.
Ma, di fatto, i carabinieri non arrivarono mai perché furono subito distratti dalla bellissima Margotta, una donna che abitava all'uscita del paese che quando si affacciava tutti si rivoltavano per guardarla e ammirarla e sperare e tentarci pure, ma tanto lei non si concedeva a nessuno, e questo tutti lo sapevano, ma ci provavano lo stesso, sempre con l'identico risultato.Tuttavia anche i due poliziotti, alla vista della bella Margotta che si era affacciata, si fermarono per fare degli accertamenti sul posto. Per cui gli eventi ebbero il loro corso senza l'intervento delle forze dell'ordine.
Eufemio se ne stava abbastanza tranquillo rimuginando sulla sua vita. Ormai la sua era una riflessione continuativa da quando aveva imparato a riflettere. Purtuttavia si domandava spesso se il riflettere e il rimuginare siano la stessa cosa o se siano delle cose differenti. Perché il riflettere a volte somiglia al rimuginare e per Eufemio quello era un giorno in cui il riflettere e il rimuginare sui propri eventi si somigliavano troppo da vicino che li avresti potuti identificare, anzi non avresti notato la differenza. Mentre egli si dibatteva su questo enorme punto interrogativo sulla differenza tra il riflettere e il rimuginare passava di lì nella contrada gentile pastorella ; e qui accade una cosa straordinaria. Eufemio si chiede : ma qui c'è uno sbaglio, non è possibile perché anche i computer più scemi lo sanno che le gentili pastorelle non esistono più e segnalano subito lo sbaglio a chiunque per cui Eufemio si chiede "Ma chi sarà mai questa creatura, non è certamente una gentil pastorella, e chi ce lo dice che non sia una terrorista inviata da chissà quale potenza islamista o meglio fondamentalista islamica qui in queste zone tranquille per fare chissà quali danni e guarda caso doveva passare proprio davanti a me mentre stavo per i fatti miei e se glielo chiedo forse me lo dice ma sì figuriamoci se me lo viene a dire che sarebbe proprio scema se me lo dice subito forse però se la domanda gliela faccio bene piano piano potrebbe darmi qualche indizio e chissà potrebbe succedere anche qualche cosa di imprevisto io ci proverei però rimane sempre un grosso dubbio e se lei non può parlare con nessuno e magari non può lasciare vivi neppure i testimoni del suo passaggio forse sarebbe meglio fare finta di niente sai che c'è io sto qui buono buono e mi rimetto a riflettere che quello nessuno me lo può impedire anzi direi che lì c'è la vera libertà sì lasciamo perdere e riprendiamo la riflessione " e così Eufemio aveva già risolto brillantemente il dibattito se provare o meno e aveva detto saggiamente che lui non ci avrebbe provato perché il rischio era comunque troppo grande e allora meglio continuare a riflettere o rimuginare come meglio ognuno preferisce succede l'imprevedibile che inaspettatamente la gentil pastorella che doveva essere senz'altro un errore o un abbaglio o quello che volete gli rivolge la parola e qui il lettore trarrà senza dubbio un sospiro di sollievo pensando che dovrebbe trattarsi pur sempre di una creatura umana dal momento che parla e quindi molte delle previsioni più fosche potrebbero essere rimesse via ma è sempre meglio essere molto prudenti prima di essere ottimisti quindi un poco di pessimismo occorre tenerselo buono perché fa sempre comodo all'occorrenza e allora quando serve è meglio averne un pochino da una parte così non si rimane sconcertati ecco dicevamo che inaspettatamente la gentil pastorella gli rivolse la parola e gli disse :" Che cosa vai cercando a quest'ora in questa dannata contrada di sassi, giovanotto ? " al che lui si mise a borbottare che non faceva nulla di male e che assolutamente si trovava lì per caso e che non aveva assolutamente cattive intenzioni di alcun genere e mentre lui continuava a farfugliare queste cose senza molto senso il cielo si faceva sempre più scuro e la gentil pastorella gli chiese come mai lui era uscito senza nemmeno un ombrellino, non è che pretendesse un ombrello da pastore e le sarebbe stato più che consentito , ma insomma tutti l'avevano capito che stava per scoppiare un nubifragio e lui se ne stava tranquillo e beato e senza nemmeno uno straccio di ombrellino , al che lui replicò che gli ombrellini non gli stavano bene , che lui era ormai un uomo maturo , che insomma poteva affrontare a viso aperto anche un temporale.
In paese intanto i due carabinieri erano entrati in colloquio con la bella Margotta che era stata costretta ad aprire la porta in nome della legge anche se la frase era stata detta sottovoce e quasi con tono di supplica come succede in quei casi in cui la legge viene utilizzata per far andare al meglio le proprie cose. I due si erano accomodati su due seggiole di paglia e mentre la bella gli preparava un caffè dopo i soliti convenevoli che si erano svolti sull'uscio guardavano con attenzione la stanza e notarono con immensa soddisfazione che l'arredo era sobrio e che non mancavano una diecina di corni appesi un po' qua e là insieme alle foto di famiglia ad un quadro raffigurante due pescivendoli e ad una salsiccia che pendeva dal soffitto . Su questa naturalmente si fissò l'attenzione dei due che cominciarono a fare domande sulla sua provenienza e la bella Margotta che si protestava innocente e diceva che era un dono della zia Eulalia ma loro chiedevano con sempre maggiore insistenza se era salsiccia piccante e da quanto tempo stava lì e la bella Margotta che continuava a dire che la cosa era buona e non era cattiva e che non dovevano pensare male e loro d'altra parte che insistevano per saperne di più quasi stessero facendo una indagine e si sa come chiedono i carabinieri quando vogliono sapere qualche cosa il fatto che la bella Margotta non ricordava bene chi gliela aveva regalata quella bella salsiccia e in cambio di che cosa o forse cercava di tirare per le lunghe perché aveva capito dove i due volevano andare a parare con la scusa dell'interesse per la salsiccia. La bella Margotta non aveva molti argomenti ormai per sfuggire quando capì che doveva trovare un diversivo e allora gli venne in mente di far assaggiare ai due un liquore speciale che aveva preparato con le sue mani ma i due insistevano sulla salsiccia ed erano arrivati che volevano per forza assaggiarla. Non si poteva sfuggire per molto quando bussarono all'uscio e si affacciò la signora Eleonora , che chiese se volevano assaggiare i suoi biscotti. I carabinieri non potevano rifiutare una così graziosa e spontanea offerta e così anche la bella Margotta si convinse che era tempo di assaggiare quella benedetta salsiccia e cominciarono in quattro uno spuntino con i biscotti e la salsiccia da bere un po' di vino. La salsiccia era stagionata al punto giusto, il vino buono e generoso, i biscotti al dente, insomma tutto a pennello e così i due carabinieri insieme alla bella Margotta e alla signora Eleonora dimenticarono il motivo della loro uscita e non si preoccuparono più di Eufemio. Ma un grido straziante ad un tratto percorse la via ed una donna che gridava come un'ossessa attraversò la strada e dietro a lei una ragazzina scalza di corsa. Non si capiva bene che cosa fosse successo ma sembrava che le due stessero rincorrendo qualcuno oppure che cercassero disperatamente un aiuto. E i due carabinieri chiesero alle due donne che cose stesse accadendo e la bella Margotta disse che quella era la madre e l'altra la figlia e che correvano come pazze perché gli era scappato qualcosa o forse perché qualcuno gli aveva rubato qualcosa. Il che fu confermato quasi con le stesse parole dalla signora Eleonora che aggiunse che le due le sembravano due ossesse . I carabinieri non capirono bene l'ultima affermazione ma avevano sentito già abbastanza per le loro orecchie, e d'altra parte loro erano usciti per servizio, non potevano sottrarsi al loro compito, le parole di un tentativo di furto avevano per loro un preciso significato, per cui si chiesero l'un l'altro chissà chi sarà mai che ci ha provato così maldestramente e dopo essersi risposti l'un l'altro che non ne avevano la più pallida idea chiarirono finalmente che il loro dovere era quello di accertare i fatti e ricominciarono a tormentare la bella Margotta sulla provenienza della salsiccia.
Nel paese un lampo squarcio l'aria. E il rumore del tuono fu così forte che fece sobbalzare quasi tutti ed anche il parroco che stava dicendo le sue orazioni, Don Anselmo ,che passava quasi tutta la giornata a letto non perché fosse ammalato ma perché riteneva di esserlo anche se i medici dicevano che aveva una salute di ferro ma lui era convinto di avere una grave malattia provocata da tutti i gravi peccati che era costretto a confessare e che era sicuro portavano per lui delle gravi conseguenze prima o poi. La sua teoria era che i peccati prima o poi si trasformavano in un male fisico e che la loro trasformazione avveniva quando di essi vi era una grossa concentrazione. Per cui ogni tanto sospendeva le confessioni per evitare le concentrazioni troppo alte e quando era abbastanza sicuro che la situazione stava rendendosi più leggera e che il pericolo di questi raggruppamenti di peccati si fosse un pochino mitigato allora riprendeva. D'altra parte era lui che giudicava sulla gravità dei peccati stessi e talvolta alcuni peccati comunemente stimati veniali lo mettevano in forte agitazione perché solo lui sapeva quanto potevano essi agire sull' ammasso pericoloso che già volteggiava intorno a lui. Per cui in quel periodo aveva sospeso le confessioni e si era preso un po' di riposo in branda a titolo preventivo, anche se avrebbe celebrato la funzione comunque.
Questa teoria sulla concentrazione dei peccati Don Anselmo l'aveva maturata da molti anni e era entrata nel suo sapere. I peccati dovevano avere una qualche sostanzialità e da qualche parte dovevano pure ammassarsi. D'altra parte il suo non era un pensiero così originale e aveva studiato molto sul peso che il cumulo dei peccati ha nel destino dell'anima. Ma se i peccati insieme avevano un peso, essi insieme dovevano avere anche una forza per cui il loro raggrupparsi negli stessi luoghi poteva avere esiti molto pericolosi ed imprevedibili. Per Don Anselmo esisteva un momento in cui l'ammasso si faceva pericoloso e allora lui sospendeva le confessioni, perché era meglio che i peccati ognuno se li tenesse a casa propria e non li scaricasse nel confessionale come si poteva fare con i rifiuti nei bidoni della spazzatura. Quando si superavano certi limiti, non era facile trovare un qualunque rimedio e le concentrazioni troppo alte potevano portare conseguenze del tutto inimmaginabili. In questi periodi meditava molto sulla confessione e sui suoi effetti sulle anime.
Don Anselmo era un uomo pratico ma aveva un suo sapere originale e sulla confessione aveva un'idea che lo portava a studiare con attenzione i fenomeni delle lavatrici che avevano incominciato a diffondersi nelle case dei parrocchiani. Nelle lavatrici e nella necessità di un sistema diverso per i tipi di tessuti di lavaggio egli trovava conferma alle sue idee sulla confessione e sul cumulo degli ammassi. Difficilmente ne parlava con altri, ma era convinto di avere scoperto un lato affascinante della verità e spesso rifletteva su questi argomenti.
Intanto Eufemio aveva sentito anche lui il rombo del tuono , ed aveva tranquillamente detto che a lui non faceva affatto paura , e aveva cominciato a raccontare di una volta quando da ragazzino si era perduto sulla montagna e ne aveva passate ben di peggio ma la pastorella lo interruppe bruscamente e gli disse che si vedeva lontano un miglio che lui non aveva assolutamente alcuna esperienza di queste cose al che lui replicò : non capisco di quali cose, e lei insistente : e sì, continua a fare il furbo e vedi che fine che farai, insomma sembrava dirgli di non provarci in nessuna maniera con lei al che il giovane assicurò che non era mai stata sua intenzione e lei pronta di rimando che tutti dicevano sempre la stessa cosa ma non capivano niente al che Eufemio rimase sbalordito e si rimise a riflettere. Deve trattarsi di un essere superiore, pensava , perché è vero che non ho capito niente, e lei come ha fatto ad intuirlo, e poi lo ha messo nel discorso con tanta disinvoltura, mentre io ci penserei sempre due volte a dire una cosa così.
Così rifletteva Eufemio, ignaro di ciò che stava per succedere . Ma la gentil pastorella cominciò a ridere e rideva così forte che niente riusciva a trattenerla e Eufemio più volte le chiese che cosa ci fosse da ridere ma lei continuava ed Eufemio era quasi arrabbiato perché incominciava a ritenere questo scoppio improvviso di riso come una offesa personale ed era anche preoccupato per le sue condizioni di salute e quella che continuava a ridere a crepapelle e lui che era incerto se precipitarsi a tornare in paese a chiamare un dottore oppure tentare un rimedio popolare contro le crisi improvvise di ridarella ma poi pian piano qualcosa balenò nella mente di Eufemio. E se volesse dirmi qualcosa con tutto questo ridere ,mi sembra plausibile, eccome se mi sembra plausibile- così si ripeteva Eufemio, anche se non sapeva bene che cosa volesse dire questo plausibile lo ripeteva spesso. Era un poco un suo vezzo, se vogliamo, quando sentiva una parola strana, anche se non ne capiva bene il significato, se ne appropriava e la faceva parte integrante del suo linguaggio ed era solito ripeterla più volte nel suo discorso, sia che si trattasse di un discorso interiore o di uno esteriorizzato. Plausibile gli piaceva molto e gli sembrava molto appropriato, per cui ridisse a voce alta:" Mi sembra proprio plausibile, ecco!"
"Ma chi te l'ha detto?" chiese gentil pastorella che a quella parola si interruppe subito dal ridere.
"Mah, mi sembra plausibile, ecco…."insisteva Eufemio, anche perché non glielo aveva detto proprio nessuno e lui non sapeva a chi attribuire questa grossa responsabilità
"Chiunque sia stato, è un bugiardo, e pure vigliacco a dire queste cose" replicò lei.
"Ma io pensavo…"cominciò timidamente lui ma fu interrotto bruscamente.
"Tu pensavi che cosa, perché tu vorresti dire che sai anche pensare, tu pensavi lo so bene io che cosa, è una volgare bugia, chiunque te l'abbia messo in testa!"
"Insomma, io volevo solo dire che mi sembra plausibile " protestò timidamente Eufemio sorpreso dalla reazione.
"Quella cosa è meglio che non la pensi nemmeno da lontano" fece gentil pastorella e fu così chiara che ad Eufemio si diede luce improvvisamente tutta la vallata che era caliginosa.
"Comunque,ci deve essere un equivoco" fece Eufemio per cercare di stemperare un poco il clima di ostilità che si sentiva nell'aria.
"E chi te l'ha detto questo, sentiamo un po', è un'altra volgare bugia, e comunque tu pure devi essere un gran bugiardo" fece gentil pastorella che a questo punto si era fatta piuttosto imbronciata.
A quell'ora , nel paese, suonavano le campane che chiamavano per la funzione serale.
Le donne si avviavano alla chiesa nei loro scialli neri, mentre i due carabinieri continuavano a allietarsi, con la bella Margotta e la signora Eleonora, con la salsiccia, che era eccezionalmente buona e il vino.
L'aria si fece livida. Il vento cominciò a girare sul paese come fa il falco quando ha avvistato una preda e fa ampi giri per meglio focalizzare il punto di attacco. Una fitta pioggia cominciò.
I due carabinieri a questo punto si guardarono bene dal ficcare il naso fuori dall'uscio dove lo avevano cacciato anche perché erano a questo punto molto affaccendati.
Nella vallata Eufemio cominciò a correre e gentil pastorella dietro di lui a scongiurarlo di star fermo.
"Cerchiamo un riparo, su, presto" faceva lui e lei rincorrendolo "Non devi andare sotto gli alberi, è pericoloso!"
Ma sì lo so che non devo andare sotto gli alberi pensava Eufemio mentre correva a zig zag per la vallata per evitare di avvicinare i pochi grandi alberi ,certo è proprio un bel dire di non mettersi sotto gli alberi quando piove, e allora uno perché scappa per cercare un riparo, e dove lo trova, chissà qualcuno potrebbe aver dimenticato un ombrello da quelle parti, ma che bisogno ci sarebbe di correre, tanto quello se lo sarebbe dimenticato comunque e non è che correndo glielo prendi prima che torni. Insomma, se uno non si può mettere sotto gli alberi, che senso ha correre ,si chiedeva Eufemio che all'improvviso si fermò , la qual cosa sorprese molto gentil pastorella che invece lo rimbrottò severamente:" E che ti credi tu, di essere un sapientone, perché hai smesso di correre così all'improvviso?"
"Ma che senso ha correre? se non ti puoi riparare sotto gli alberi " rispose Eufemio, come colto da una improvvisa crisi di saggezza.
Ma gentil pastorella continuava a correre disperatamente ed Eufemio fu colto da sgomento e si preoccupò per lei. E cominciò a pensare che poteva perdersi nella vallata , lei d'altra parte sicuramente non la conosceva come lui ,e pensò che era meglio non perderla di vista.
E così Eufemio riprese a correre per non perdere di vista gentil pastorella.
E fu così che correndo correndo si infilarono nel vallone e poi nel bosco sperduto.
Era questo un bosco che tutti chiamavano così perché da tempo immemorabile qualcuno lo aveva ritenuto lontano talmente che non vi si potesse facilmente arrivare e così lo aveva appellato. E per arrivarci bisognava che uno si fosse perduto per la vallata perché se uno andava per i sentieri conosciuti non ci capitava, insomma se non si perdeva la via giusta era difficile capitare da quelle parti. Che bisogna dire ispiravano anche un poco di paura perché se uno aveva perso la diritta via si andava ad infilare in una via che non era quella buona e chissà dove si andava a parare.
Per questo nessuno si avvicinava al bosco sperduto che era circondato da una vegetazione selvatica che scoraggiava chiunque.
Eufemio sentì un pochino di spavento perché era la prima volta che si inoltrava nel bosco sperduto, ma d'altra parte non poteva lasciare che quella pazza di gentil pastorella si perdesse e lui sentiva l'obbligo morale di doverla proteggere da qualsiasi tipo di insidia, e questo lo inorgogliva perché gli faceva capire che lui poteva anche essere un giovane semplice ma che le circostanze lo trasformavano e già capiva che avrebbe potuto diventare un eroe; bastava che ne capitasse l'occasione e lui poteva passare alla storia perché sentiva che non gli mancava certo il coraggio di affrontare anche l'imprevisto che era certamente in agguato.
Il bosco era buio tetro quasi e non si vedeva niente ma ci dovevano essere animali. Eufemio cominciò a chiamare a squarciagola" Gentil pastorella" ma quella che di certo si era messa paura non gli rispondeva. Eufemio si inoltrò sempre di più e continuava a chiamare disperatamente perché ad un certo punto si rese conto che si era sperduto e che non era facile ritrovare la strada per uscire dal bosco con quella poca luce e allora gridò" Gentil pastorella, ma ce l'avete una lanterna, qui è buio" e da lontano si sentì rispondere " Certo che ce l' ho, e che ero così stupida sennò da infilarmi nel bosco" al che Eufemio capì che era stato imprudente ma sentì sollievo nel sapere che gentil pastorella era al sicuro e che aveva anche una lanterna, così avrebbero potuto trovare la via per uscire dal bosco. Da una parte rassicurato, dall'altra consapevole che la situazione era quantomeno imbarazzante perché c'era un temporale e tuoni e fulmini e tutto diceva che durante il temporale era imprudente inoltrarsi nel bosco e sostare sotto gli alberi. E per questo Eufemio correva, non sostava sotto gli alberi, ma l'insidia non poteva evitarla, perché sotto gli alberi ci doveva passare. " Non passare sotto gli alberi durante il temporale" gli gridò gentil pastorella come se preavvertisse il grave pericolo. Eufemio allora escogitò uno stratagemma tutto suo per non passare sotto gli alberi ; si sarebbe arrampicato in cima ad un albero e di là avrebbe aspettato la fine del temporale così avrebbe evitato il rischio ma capì che non poteva pensare solo a se stesso che doveva badare anche a gentil pastorella e allora la chiamò e le disse del suo programma al che lei gli rispose che mai e poi mai avrebbe permesso a lui di cercare di fare qualunque cosa che non ci pensasse e badasse ai fatti suoi; Eufemio replicò che lui lo aveva pensato per la sua natura generosa e si sentì investire da un fiume di male parole che mettevano in discussione questo discorso e che anzi lo avvertivano che questo discorso lo doveva proprio lasciare perdere e che era sarebbe stato meglio per lui se non l'avesse mai cominciato. Eufemio sentì allora che la situazione poteva sfuggirgli di mano perché non capiva più in quale posto bisognava stare o mettersi e dovunque era sbagliato. Cominciò a pensare che gentil pastorella non doveva avere le rotelle tutte a posto perché era stata lei a cacciarlo in questo guaio e allora pensò che sarebbe stato giusto che lei li tirasse fuori tutti e due ma quando glielo disse un altro fiume di male parole irripetibili lo investì e allora sentì cadergli tutta insieme addosso la sua solitudine e capì quanto era pesante e strillò che si sentiva solo ma di questo non aveva paura che ci era abituato ma che però era ora di finirla e che occorreva uscire da quella situazione al più presto. Stavolta gentil pastorella non gli rispose .
In paese intanto si era sparsa la notizia che Eufemio doveva correre gravi pericoli e non si parlava d'altro. Il comandante dei carabinieri allarmato anche per l'assenza dei due militi che si protraeva aveva diramato una comunicazione alle altre stazioni perché iniziassero le loro ricerche sui due che potevano essere caduti in un'imboscata. Era un momento molto delicato . Una camionetta della polizia sarebbe partita dal capoluogo e avrebbe setacciato la zona e le contrade vicine, ma questo poteva succedere solo dopo un paio di giorni perché quella sera c'era la partita della Nazionale e si sa che in certe occasioni non si muove una foglia e poi bisognava aspettare il giorno dopo per i commenti sulla partita e per le eventuali critiche al commissario tecnico. Questo della partita era un fatto inevitabile, sul quale non si poteva certamente intervenire in nessun modo.
Eufemio provava a richiamare ma nessuno gli rispondeva. Sulle prime aveva pensato che gentil pastorella si fosse offesa per qualche parola poco garbata e cominciò a scusarsi prima chiedendo scusa se aveva usato qualche parola sgradita o addirittura offensiva certo perché lui non se ne accorgeva neppure le parole gli uscivano a volte dalla bocca involontariamente a fiume e tra di esse ci poteva essere stata qualcuna forse una o forse più che potevano aver urtato un animo tanto gentile ma dentro di sé si chiedeva come fa ad essere tanto gentile se poi si urta per non so che cosa e scompare nel nulla lasciandomi solo nel bosco sperduto ma intanto continuava nelle scuse e visto che sulle parole non gli riusciva niente allora cominciò a scusarsi per i toni sì perché a volte involontariamente il tono della sua voce cambiava e lui non se ne accorgeva e poteva aver usato un tono troppo pesante e se ne scusava ma intanto si chiedeva come un tono possa scuotere così gravemente l'animo di un'altra persona da indurla al silenzio e a sfuggirlo così e intanto si rendeva conto che non aveva alcuna risposta e che gentil pastorella l'aveva lasciato solo. Eufemio provò allora un forte senso di solitudine e cominciò a canticchiare una canzone per sentirsi meno solo ma si accorse presto che ogni volta che alzava il timbro il vento faceva sentire il suo brontolio e allora cominciò a preoccuparsi perché se il vento rumoreggiava qualche cosa non andava forse era troppo stonato e smise di cantare ma si sentiva inquieto e cominciò a fischiare ma la pioggia fece sentire il suo rovescio e allora Eufemio smise di fischiare e si mise a pensare in silenzio a quella situazione.
Intanto nel paese era rientrato l'allarme sui due carabinieri scomparsi. Non si pensava più a qualche accidente anche perché tutti avevano detto che avevano un buon carattere e che non si erano certo messi nei guai e tanto più loro che erano uomini di legge per cui nel paese si era diffusa una ventata di ottimismo ma il comandante della stazione non li trovava lo stesso anche se tutti erano convinti che le cose sarebbero andate bene per tutti lui un po' era preoccupato e chiese rinforzi. Dalla centrale gli chiesero che cosa stesse succedendo di grave e lui si mise a spiegare che un giovanotto di nome Eufemio era sperduto e che due carabinieri erano sperduti e alla centrale capirono che c'era qualcosa che non andava bene con tutta quella gente che si sperdeva e allora comunicarono che avrebbero mandato altri dieci carabinieri per le ricerche anche perché era meglio abbondare dal momento che qualcuno avrebbe potuto perdersi.
Nel frattempo per le vie del paese cominciò lo struscio. Le belle ragazze andavano in coppia o in gruppo e si incontravano con i ragazzi che facevano la stessa cosa. Affacciate alle finestre le madri guardavano che non succedesse nulla di irregolare. Infatti era una consuetudine dello struscio del paese che i ragazzi andassero tra di loro e le ragazza anche e che non ci fossero gruppi misti se non in circostanze eccezionali. Si sa, la consuetudine pian piano diventa regola cui tutti obbediscono credendo che sia una specie di legge tramandata, per cui lo struscio si doveva svolgere regolarmente e se qualcuno non rispettava le regole ci pensavano le madri affacciate che trovavano il modo di rimettere subito a posto il trasgressore. Più tardi sarebbe cominciato lo struscio delle coppie di fidanzati che si sarebbero così potute incontrare tra di loro, poi sarebbero uscite le coppie sposate con i figli e infine sarebbero usciti i single cui era permesso uscire per ultimi. Anche i militari ma per loro e per la fama che si portavano appresso da sempre c'era la regola di lasciarli pure partecipare allo struscio ma di fare finta che non ci fossero. Per cui se delle ragazze incontravano un gruppetto di militari in libera uscita e quelli rivolgevano loro dei complimenti le ragazze ignoravano assolutamente ogni parola e ogni gesto a meno che non si trattasse di parole offensive cui era lecito rispondere, sempre secondo la consuetudine dello struscio.
I due carabinieri a questo punto si accorsero che si era fatto tardi e che dovevano uscire per lo struscio e vane furono le parole della bella Margotta e della signora Eleonora che cercavano di trattenerli.
Ma un nuovo rovesciò interruppe bruscamente lo struscio e tutto il suo cerimonioso susseguirsi di eventi e costrinse tutti a scappare a nascondersi sotto i portoni e le madri affacciate a ripararsi dietro le finestre. Così un semplice evento naturale si dimostrò più forte della consuetudine. E cominciò a serpeggiare l'inquietudine sulla scomparsa di Eufemio.
Intanto nel bosco sperduto Eufemio si sentiva al buio solo un po' triste e impaurito e aveva cominciato anche a tremare perché sentiva che si facevano urgenti dei bisogni fisiologici ma per quanto il bosco fosse oscuro e lui si sentisse solo se gli scappava c'era anche che era troppo timido e riservato per fare certe cose in pubblico ma poi si disse ma quale pubblico e decise che un bisogno naturale non ha nulla di riprovevole e poi faceva anche freddo era del tutto naturale che lui la facesse e insomma se c'era in giro qualcuno che lo vedesse pure non era quello il problema e fece per sbottonarsi i calzoni ma subito un grido echeggiò e fece sobbalzare Eufemio che da una parte si rallegrò perché non si sentiva più solo ma sentiva sempre più forte il bisogno e insomma da una parte sentì che non era più solo che c'era forse nei paraggi gentil pastorella ma sentiva urgente il bisogno e allora non sapeva cosa fare e chiese" Altolà chi va là " come fanno le sentinelle quando sentono un rumore e dalla parte dove era venuto il grido sentì la voce di gentil pastorella che subito "Fermati, non fare stupidaggini, non farai quello che stavi per intraprendere, spero bene…" ed Eufemio le rispose che lui non faceva nulla di male e si sentì rispondere che a volte bastava anche l'intenzione e che poteva essere punito per questo e insomma un male oscuro aleggiava su Eufemio che a questo punto si fece forza per trattenersi ma incominciò a tremare e gentil pastorella gli chiese di che cosa aveva tanto paura che tremava come una foglia e diceva che solo della punizione divina doveva aver paura e lui rispondeva che non aveva paura e lei che insisteva nel ridacchiare e dire che si vedeva bene come tremava e che anzi comiciò a dirgli che tremare non era una cosa buona perché attirava i fulmini, al che Eufemio ebbe un presentimento, che se la sarebbe fatta addosso se continuava così e allora cercò di nascondersi in un cespuglio.
Ma si sa che non ti puoi nascondere agli occhi indiscreti e un altro grido lo fece riflettere e diciamo che lo fece anche un poco sobbalzare .Eufemio tremava sempre più forte e si stava rassegnando e farsela addosso sebbene sentisse che la cosa non era affatto dignitosa ma ad un certo punto cominciò a pensare che la dignità non può essere l'unico discorso, che bisogna pur trovare dei compromessi per poter vivere con gli altri e questo lo alleggerì un pochino, ma non si decideva, perché sentiva anche il problema dell'igiene intima e la questione gli sembrava di difficile soluzione anche perché i problemi dell'igiene intima allora erano praticamente molto sentiti ma poco se ne parlava un po' per pudore e un po' perché le loro soluzioni sembravano molto lontane e ognuno aveva qualche problema e si preferiva passare oltre sull'argomento. Per cui quando Eufemio sentì che c'era anche l'aspetto dell'igiene intima da tenere in considerazione, si sentì molto in difficoltà e tremava come una foglia. Si sa come il tremolio favorisca il deflusso dei liquidi e delle correnti. Per cui più Eufemio tremava, più veniva giù l'acqua a catinelle e con il suo rumore stimolava molto. Ma egli si tratteneva stoicamente perché sentiva il fatto che avrebbe turbato l'igiene intima. E nessuna forza naturale poteva in quel momento modificare il suo convincimento.
Ecco allora che tutti gli spiriti del bosco si radunarono e guardarono Eufemio e lo vedevano tremare e lo sentivano soffrire e capivano bene il perché ma sentivano che la sua volontà era forte e che sarebbe scoppiato pur di non cedere alla tentazione e allora considerarono quanto difficile era la sua situazione e come questa storia dell'igiene lo stesse rovinando e lo stesse distruggendo nella sua vita e allora gli spiriti del bosco si impietosirono e chiesero una soluzione al problema. E dall'alto si levò un rombo di tuono e poi una saetta fulminea che si scaricò proprio vicino ad Eufemio, che terrorizzato cominciò a cantare e ad agitarsi come un pazzo. E allora si scoprì la natura vera di gentil pastorella. Lei era una talent-scout di una casa discografica che era mandata in giro per cercare nuovi volti e nuovi divi per la musica leggera. E si metteva nei posti più impensati proprio perché sapeva che il talento non si trova nelle piazze dove tutti parlano del più o del meno, e nemmeno facilmente lo si trova nelle chiese dove tutti vanno a confessarsi e a pregare, ma che a volte lo si trova in riva ai fiumi, a volte nei boschi , a volte nel fondo del mare. Per cui più tardi si scoprì che gentil pastorella era anche una raffinata esperta subacquea che andava in cerca di talenti anche sotto i fondali.
Il canto di Eufemio fu sentito da lontano, e arrivò al paese. Era un canto disperato e insieme era un canto melodioso.Tutti sentivano che c'era qualcosa di molto nuovo in quel ritmo e qualcosa di molto forte in quella voce.

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